Chiacchiere in poesia con Federica Di Fresco 

Diamo il benvenuto a Federica Di Fresco, giovane poetessa e autrice del libro Odore dei miei giorni, edito da Scatole Parlanti nella collana Echi. img_4045

R:Intanto, prima di iniziare a rispondere alle tue domande, colgo l’occasione per ringraziarti ancora una volta per questa opportunità che mi stai dando, permettendomi di parlare un po’ di me e della mia opera. Come ti ho già detto, inoltre, sono davvero felice che ti siano piaciute le mie poesie tanto da dedicarmi la tua attenzione e soprattutto il tuo tempo prezioso.

D: La prima domanda è per conoscerti un po’; chi è Federica Di Fresco?

R:Dunque, rispondere a una domanda del genere può essere molto semplice e molto complicato allo stesso tempo… Potrei dire mille cose differenti su di me, ma cercherò di essere quanto più sintetica ed esaustiva possibile. Beh diciamo che c’è una grande differenza tra ciò che sono veramente e il modo, invece, in cui posso apparire agli occhi degli altri. Nonostante negli anni mi sia trovata ad affrontare situazioni talvolta spiacevoli e molto più grandi di me, non ho mai perso il sorriso, l’ottimismo e la leggerezza con la quale mi piace affrontare la vita di ogni giorno; e queste, per chi non mi conosce veramente, sono cose che molto spesso purtroppo vengono fraintese e viste come sinonimi di superficialità, cosa che non ha nulla a che vedere con ciò che sono in realtà. Ma sappiamo bene quanto la gente adori parlare e noi glielo lasciamo fare, no? Chi mi è vicino e mi vive costantemente sa benissimo tutto quello che c’è dietro, sa bene quanto io sia sensibile, sempre disponibile e pronta a tendere la mia mano di aiuto laddove posso farlo, a volte mettendo da parte persino me stessa e cercando di dare sempre il meglio di me. Ad ogni modo non ho mai badato al giudizio della gente, ognuno è assolutamente libero di farsi l’idea che più desidera, che sia sbagliata o meno. Preferisco andare dritta per la mia strada, lasciando indietro tutto e con al mio fianco la gente che per me conta davvero. Il resto non ha alcuna importanza.

 D: Odore dei miei giorni nasce da una avvenimento doloroso, vorrei non farti domande su questo, ma le tue bellissime poesie sono intrise del ricordo e dell’amore verso questa persona, ti va di condividere con noi questo passaggio, importante, verso la scrittura?

 

R:Certamente. Proprio così, le mie poesie nascono da una dolorosissima perdita nonché la morte di mio padre, avvenuta due anni fa. Scrivere è sempre stata una delle mie più grandi passioni e Odore dei miei giorni, come sai, è la mia prima pubblicazione. Se un anno fa mi avessero detto che sarei arrivata a realizzare una cosa del genere, non ci avrei mai creduto per il semplice motivo che queste poesie, che io continuo a definire pensieri e riflessioni personali, sono state scritte per dar vita ad una speranza ossia poter parlare ancora con mio padre, nonostante la sua assenza. E’ stato un anno terribile e indimenticabile; non c’era giorno in cui non piangessi, non c’era giorno in cui non avessi voglia di andare da lui anche solo per un istante, per poterlo riabbracciare almeno un’ultima volta. Non riuscivo a pensare a nient’altro, ho temuto di non farcela, non vedevo alcuna via d’uscita, cosa che si può percepire in quasi tutte le mie poesie. Non riuscivo a trovare una soluzione, qualcosa che fosse in grado di farmi stare meglio. Non bastava distrarmi, non bastava avere gente intorno perché in casi del genere, questo è un vuoto troppo grande da colmare, qualcosa che non si è mai pronti ad affrontare; la perdita di un genitore la si comprende davvero solo vivendola, il resto è soltanto lontana immaginazione. E nonostante possano esserci validi aiuti come l’amore della famiglia e degli amici, a salvarci possiamo essere soltanto noi stessi. Dobbiamo cercarla dentro di noi, con coraggio, pazienza e dedizione. Potranno sembrare le solite frasi fatte ma non è così. E quando avvenimenti del genere si vivono sulla propria pelle, in primissima persona, ci si rende conto di innumerevoli cose.

Così, un giorno, ormai quasi completamente arresa, ho iniziato a scrivere senza pensarci troppo, per caso; è stato un flash nella mia mente, una cosa del tutto istintiva. Dovevo in qualche modo tirare fuori tutto ciò che sentivo, tutto ciò che volevo dire a mio padre, e non sarebbe stata la sua assenza fisica a fermarmi perché sapevo, e so benissimo tuttora, che lui è sempre stato accanto a me, ad ascoltare ogni mia singola parola. E posso dirti che sono riuscita a percepire le sue risposte per ogni mia domanda e la sua mano per ogni mia richiesta di aiuto. Se così non fosse stato, oggi non sarei qui a parlarti di questa esperienza, paradossalmente bellissima ed incredibile, un viaggio dal nulla al tutto, in tutti i sensi possibili. E’ come se la vita mi avesse preso d’improvviso e trascinato verso una nuova meta, come uno schiaffo in pieno viso per risvegliarmi da quel dolore insopportabile, proprio attraverso la meravigliosa arte della scrittura, mezzo potente del quale disponiamo e che non va mai sottovalutato come purtroppo spesso accade.

D:Parlaci di come nascono i tuoi versi; hai un luogo in particolare dove scrivi, utilizzando qualche dettaglio attorno per trarre ispirazione, oppure scrivi di getto, ovunque ti trovi magari guardando un tramonto.

 R:I miei versi nascono da un’ispirazione improvvisa oltre che dal dolore chiaramente, ma questo l’ho già detto. Ho scritto in qualunque luogo mi trovassi, assolutamente di getto, sia che fossi in compagnia o meno. Ogni verso è venuto fuori nel modo più naturale possibile, senza stare a pensare ad una parola ben precisa piuttosto che a un’altra. E qui mi ricollego a ciò che dicevo prima, ovvero che nonostante siano state definite poesie, io ancora adesso li chiamo pensieri e/o riflessioni. Perché vedi, magari quando si è intenzionati a scrivere una poesia, immagino si tenda a fare molta attenzione a quella che può essere una rima o una figura retorica particolare, al fine di realizzare una musicalità ben precisa. Io non ho mai fatto attenzione a nulla del genere, non perché non volessi o non ne fossi capace, ma semplicemente perché ho sempre scritto solo per me stessa, come “autoterapia”, tralasciando qualunque dettaglio; l’unica intenzione era portare in superficie quanto avevo dentro, e il modo non era poi così importante. E ripensandoci oggi, credo che se avessi badato troppo ai dettagli, i miei scritti avrebbero perso proprio di spontaneità. Ciononostante però, leggendomi, si può notare come le mie poesie appaiano molto definite come se fossero state curate, riviste e corrette più volte. Invece no, non è mai stata apportata alcuna correzione, possiamo vederle per come sono nate, nella loro forma originale, né meno né più. Può essere difficile crederlo ma è davvero così. E’ una cosa alquanto strana e mi piace pensare che evidentemente doveva andare così, è questo ciò che doveva essere, come se a scrivere fosse stata una persona diversa da me, da quella me che sono adesso. A rendere impeccabile il tutto ci ha pensato la mia sofferenza perché poi come dico sempre, è tramite il grande dolore che nascono le opere più belle; e basti pensare, per esempio, ai grandi poeti del passato (attenzione, non mi sto neanche lontanamente paragonando a nessuno di loro ahah) i quali convivevano in maniera costante con il dolore e l’insoddisfazione, almeno la maggior parte di loro. Eppure proprio da quei sentimenti negativi sono nate le loro più grandiose e spettacolari opere, facendo di loro stessi una meraviglia senza tempo.

 D: Per il futuro hai in mente di continuare con la poesia o ti piacerebbe cimentarti in un altro genere?

 R:La poesia resterà per me sempre al primo posto, sublime e insostituibile. Per quanto mi riguarda non c’è genere più bello di questo, ed è stupendo leggere e interpretare un verso; è come entrare nell’anima del poeta, guardando da vicino tutto quello che vi alberga al suo interno, nella sua parte più profonda, e perdersi completamente insieme a lui tra le righe, le emozioni e i suoi sentimenti più puri. Ma è chiaro che mi piacciano anche altri generi, sia leggerli che scriverli (o quantomeno provarci!), e a tal proposito, ho un romanzo in fase di elaborazione ma ci vorrà ancora un bel po’ di tempo. E’ una storia molto intensa, con una tematica particolare e molto diffusa nella vita di tutti noi, sia direttamente che non. E augurandomi che il progetto possa andare in porto, poi capiremo bene il perché.

 D: Credo che dietro ad ogni scrittore, come dico sempre, ci sia un grande lettore:cosa ne pensi?

 R:Assolutamente sì. Credo che siano due cose strettamente legate, come un’unica grande passione, non potrebbe essere altrimenti. Nel corso degli anni ho letto un’infinità di libri, e questo mi ha aiutato tantissimo a crescere e migliorarmi sempre di più, e sicuramente come persona ancor prima che come scrittrice.

 D:Qual è il tuo poeta preferito quello che ti ha ispirato e se ti ha ispirato un autore?

 R: Il mio poeta preferito in assoluto non potrebbe che essere Giacomo Leopardi, il quale attraverso i suoi immensi dolori ci ha regalato opere magnifiche e fuori da ogni tempo. Intramontabile e senza eguali, è davvero impossibile non amare quest’uomo, affamato di vita più di chiunque altro. Non è un caso, infatti, che il mio ultimo libro letto sia “L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia, grande scrittore che spero di riuscire a conoscere un giorno (e palermitano come me tra l’altro eheh) il quale è stato in grado, passo dopo passo, di prenderci per mano e portarci alla scoperta, per l’ennesima volta, del più grande gioiello di tutta la letteratura italiana.

Per quanto riguarda l’ispirazione, non saprei risponderti con esattezza… Ripeto, ho iniziato a scrivere in modo improvviso, senza aver neanche il tempo di pensare, quindi in quel momento non c’era nessun autore particolare nella mia mente. Ma probabilmente lui è sempre stato lì, da qualche parte, come testimonianza che malgrado la vita appaia spesso davvero molto crudele, non bisogna mai perdere di vista tutto il buono che possiamo ricavare anche dal buio più totale. Cogliendo la parte più bella anche da quelle cose, apparentemente piccole ed insignificanti, anche quando sembra non esserci più nessuna speranza.

D:Parliamo ancora delle tue poesie; in alcune di queste,la forma utilizzata ricorda un po’ quella epistolare, ti rivolgi in modo dolce e ossequioso:

Carissimo padre mio…” e anche “Dolce padre…” “Padre amato ed adorato…”

 in questi pochi versi apparentemente semplici si percepisce un amore quasi inconsolabile, e mi chiedo come si può superare una mancanza così?

R:Una mancanza del genere non si supera mai completamente. Piuttosto si impara a conviverci, come accettazione di una cosa inevitabile, vita e morte, l’una come conseguenza dell’altra. Quando ci si ritrova a dover fare conti con la morte vera e propria, di colpo ogni cosa appare inevitabilmente sotto un altro aspetto, ed è in quel preciso momento in cui bisogna provare a ricostruire ciò che abbiamo perso, nonostante manchino la forza e il coraggio di rimettersi in piedi. Ognuno di noi trova la sua strada, il suo personale percorso, quel qualcosa che possa riportarlo in alto e che possa aiutarlo a dormire la notte. Nel mio caso ho trovato tutto questo nella scrittura e nella fede, la quale è più forte ogni giorno di più; non riuscirei ad immaginare una vita senza preghiera, una vita senza Dio. Lo chiamo costantemente e quotidianamente e lui è sempre lì, pronto a rispondermi e a indicarmi la via più giusta. Potrei raccontare svariati episodi, vissuti in prima persona, che possano testimoniare l’esistenza di Dio e come la sua presenza ci accompagni davvero ovunque anche quando pensiamo che dall’altra parte non ci sia nessuno ad ascoltarci e/comprenderci. Ma lui proprio come noi ha i suoi tempi, e anche in questo caso è necessario avere pazienza, costanza e dedizione assoluta. E tramite Dio ho superato la mancanza fisica di mio padre con una forza che questa volta non credevo di possedere. Adesso sono insieme dall’altra parte del cielo a vegliare su di me, e questo basta a riempire il mio cuore di serenità.

Mio padre non è morto, ha soltanto fatto ritorno alla casa del Padre, e un giorno è lì che ci rivedremo.

 D: Si giunge poi a una Consapevolezza di questa dolorosissima perdita: il dolore, quindi, fa parte della vita, perché la vita stessa è dolore? Un dolore che serve a forgiarci, a crescere, a tornare a vivere?

 R:Sì, come dico in una delle mie poesie, il dolore è vita e la vita stessa è dolore. Non può che essere così poiché senza le esperienze più dolorose non saremmo in grado di apprezzare la vita per ciò che è davvero. Un dolore è capace di annientarci ma questo avviene solo momentaneamente; in realtà stiamo solo crescendo ulteriormente, stiamo diventando più forti, ci stiamo preparando per le svariate sfide che potremmo incontrare lungo il cammino della nostra vita.

Reprimere e respingere un dolore o qualsiasi altro sentimento, sarebbe come andar in giro in costume da bagno in Dicembre. Non stiamo assecondando i nostri bisogni, e andando controcorrente per paura di affrontare il tutto, ci ammaleremo inevitabilmente. Per cui, non bisogna mai essere severi con se stessi o pretendere troppo; la vita è fatta di tantissime fasi diverse, ognuna delle quali merita di essere vissuta pienamente, anche se fa male da morire, lo so bene. Il sole tornerà a brillare senz’altro, quando sarà il momento, quando avremo imparato prima a camminare nell’oscurità della nostra anima, conoscendo noi stessi a 360 gradi.

 D: se dovessi dare un consiglio per iniziare a scrivere quale sarebbe?

 R: il mio consiglio sarebbe quello di iniziare e basta, senza pensare a ciò che potrebbe venir fuori, e assaporare pienamente la magia di vedere i propri pensieri su carta, con i quali si può dare vita a mille mondi differenti. E poi ovviamente di non cercare di essere troppo precisi e perfetti, ricordando che comunque tutto è sempre molto soggettivo. Insomma dubitare almeno un pizzico, quanto basta, per poter migliorare volta dopo volta. E’ bene non essere mai troppo sicuri di sé, almeno in questo caso.

 D:Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 R:Beh, ho mille idee in testa e spero di riuscire a gestire il tutto nel migliore dei modo e di realizzarli piano piano, senza alcuna fretta.

 Grazie infinite per questa piacevole chiacchierata, augurandoti un futuro ricco di successo perché sei una persona e una scrittrice che lo merita, ti chiediamo se puoi dedicarci un verso tratto dal tuo libro, per lasciarci un po’ di quella poesia che accarezza l’anima e fa vibrare le corde dei nostri cuori.

 Certamente, con grande piacere. Traggo qualche riga dalla poesia intitolata “Prigionieri”, che penso racchiudano quanto abbiamo detto fino ad ora ovvero l’idea di vita e di morte, e poi ancora la vita, sempre e comunque.

La verità, caro padre mio, è che forse la morte non esiste, bensì soltanto svariate forme di vita.

Un’unica immensa dimensione nella quale si muovono, senza sosta, mille energie colorate.

Siamo un tutt’uno, ci fondiamo l’un l’altro attraverso un gesto, una parola, un ricordo.

Se la morte esistesse davvero, crudele e malvagia come siamo abituati a credere, non sarei in grado di sentirti nell’istante di un brivido.

Ma ci sei tu e ci sono anch’io, vivi a nostro modo, secondo le regole di un tempo astratto che mai si arrenderà, plasmandoci poco a poco, fino a creare un bolla di luce eterna nella quale non conosceremo diversità né avversità, mai più”.

 

Grazie infinite a voi, un calorosissimo abbraccio!

 https://www.facebook.com/OdoredeimieigiorniSillogepoetica/

 

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