La Locanda dell’Ultima Solitudine di Alessandro Barbaglia

  

 

Benvenuti a “La Locanda dell’Ultima Solitudine” dove:

“Siamo aperti tutti i giorni. Tranne nei giorni di chiusura. Per le prenotazioni chiamare sempre e solo ore pasti.

Non offendetevi se non rispondiamo: stiamo mangiando”.


 E sapete cosa si mangia alla Locanda dell’Ultima Solitudine? Perle, si avete capito bene, si mangiano le perle, basta metterne una in bocca chiudere gli occhi e immaginare…

Ma seguitemi e vi condurrò in un libro magico, commovente, ispirato, a tratti poetico; una favola moderna.

-Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio… Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell’Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che, lì e solo lì, in quella locanda tutta di legno arroccata sul mare, la sua vita cambierà. L’importante è saper aspettare-

 

Si perché Libero è in perenne attesa, lui ama aspettare, ma soprattutto vive nell’attesa che arrivi una lei dalle labbra rosse come il Nebbiolo e infatti:

 “E Libero, soprattutto, si allenava ad aspettare lei.

 Lei avrà labbra rosse. Sempre così, rosse, che il mare ci si rifletta dentro o che ci sia il vento della collina a farla starnutire. Che pianga, sorrida, preghi o maledica. Rosse labbra di carne, attraversate da un fremito che poi è lo stesso che scuote anche quelle di lui.

 Rosse come il sangue? No, no, banale.

 Rosse come le rose? Ancora più banale.

 Rosse come certi tramonti?

 No: rosse Nebbiolo.”

 E poi c’è Viola, vive sulla collina di Bisogno e insieme alla madre Margherita, accordano fiori, che vorrà dire accordare i fiori? Se i fiori non si accordano si scordano e se i fiori si scordano è un disastro:

Vedi, Viola, i fiori vanno accordati, perché se no si scordano. E un fiore scordato è solo un ricordo appassito.”

Anche la nonna le parlava di fiori e di sogni:

 

Bisogna piantarli d’inverno, i semi dei sogni, quando nessuno pianterebbe nulla. È

allora che bisogna crederci, nei sogni: quando tutto sembra incredibile. È allora che bisogna seminarli. Se resistono al gelo dell’inverno, se hanno la forza di resistere al vento, allora in primavera sbocciano. Non si deve piantare un sogno quando il tempo è bello! I sogni si piantano al gelo – diceva mia nonna – per farli forti una volta che saranno fiori. Se crescono scordati, però, al passaggio del vento ispirano sinfonie di sogni futuri fuori tono.”

Libero è libero dalle convenzioni sociali, persino il suo appartamento tutto blu con pochissimi arredi ma rigorosamente blu; la sua libreria blu è vuota, il suo armadio blu è vuoto, la sua scarpiera blu è vuota, finché non arriverà qualcuno che la riempirà, ma sarà la persona giusta?

 

“«Ti spiace se ti metto le scarpe nella scarpiera (che prima c’era ma era vuota…), i cappelli nella cappelliera (che prima era vuota), le mutande ben piegate nei cassetti (che prima erano pieni. Di sogni, però! Ora lei ce li toglieva e ci metteva le mutande. Un bell’affare)? ”

 Viola non ci sta a seguire le convezioni, non segue le regole, Viola è un fiore selvaggio con lo sguardo sul mondo e un grande dolore dentro.

Ma poi cosa sono le convenzioni, status in cui la società stabilisce le sue regole; come mangiare, come vestire, come parlare e spesso cosa pensare, ma anche Libero e così, e anche La locanda dell’Ultima Solitudine, dove il tramonto bacia il mare e le onde si infrangono sullo scoglio di Punta Chiatta e le gocce d’acqua si confondono con il cielo.

 Un libro che va letto e raccontato con le sue parole, il linguaggio scorre come il mare che circonda La Locanda dell’Ultima Solitudine, i dialoghi sono aperti, sinceri, intensi e regalano un momento unico, un viaggio attraverso i sogni di Libero e Viola.

 Alessandro Barbaglia, scrittore, poeta e libraio è finalista al Premio Bancarella 2017.

 

 

 

 

Editore: Mondadori

Collana: Omnibus

Anno edizione: 2017

Pagine: 163 p. , Brossura

EAN: 9788804673149

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