Recensione Mistero siciliano di Mario Giordano 

Mario Giordano

Newton Compton Editori

316 pagine

 

In concomitanza con l’uscita in Italia del romanzo giallo dello scrittore tedesco Mario Giordano, edito da Newton Compton, vi parlerò di Mistero siciliano e delle indagini di zia Poldi, una improvvisata detective, molto moderna e disinibita, alle prese con un caso davvero complicato.

Tra profumi di rosmarino e ibisco, la matura zia Poldi ci porterà alla soluzione del caso con il suo pungente umorismo…

E  Sarete letteralmente catapultati in una delle regioni più spettacolari d’Italia, la Sicilia.

Zia Poldi si trasferisce da Monaco di Baviera a Torre Archirafi, in Sicilia, la terra natia di suo marito, con l’intento di rosolarsi al caldo sole del sud Italia e ingollare vino finchè il corpo regge.

Ma naturalmente la tranquillità dura poco, Valentino un ragazzo buono e sempre cortese che l’aiutava nei lavori di casa, scompare improvvisamente, e lei non resiste, deve scoprire a tutti i costi cosa gli sia accaduto.

Figlia di un poliziotto tedesco, Poldi si mette sulle sue tracce, ripercorrendo luoghi e persone incontrate fino a imbattersi nel suo cadavere, deteturpato e quindi irriconoscibile.

L’indagine è seguita dall’ affascinate commissario Montana che non sarà immune al suo fascino, donna matura ma molto esuberante, anche se non vuole averla tra i piedi.

“«Si tenga fuori da questa storia, che di seccature ne ho già fin sopra i capelli».

«Sta dicendo», esclamò la Poldi elettrizzata, «che per sbaglio ho infilato un dito in un nido di vespe e adesso le stanno facendo pressioni perché l’indagine venga insabbiata…?”

 

Piano piano tutti i tasselli verranno messi insieme per un finale incredibile.

Ma veniamo ai personaggi, la famiglia di zia Poldi, i parenti del suo ex e defunto marito, vogliono tirarla fuori dalla sua malinconia:

 

“«Mei… mio Dio, Poldi, ma cosa vai a stare così lontano tutta sola?», disse, facendo rispuntare gli intercalari del dialetto bavarese. «Vieni a stare vicino a noi, così hai sempre qualcuno con cui chiacchierare e giocare a carte, arrivi a piedi ovunque, teatro, cinema, supermercato, ospedale… tutto dietro l’angolo, e halt, sai, abbiamo anche un paio di poliziotti mica male».” 

 

Da qui vedrete che sono tutto un programma, tanto che si faranno travolgere come un fiume in piena dalle indagini, nonostante le reticenze iniziali.

 

Inizialmente possiamo vedere zia Poldi come una moderna Miss Marple o come Jessica Fletcher, in realtà non ha nulla di questi personaggi;lei è una matura donna disinibita che non ha problemi a passeggiare in casa completamente nuda, in presenza del nipote, si scola bottiglie di alcolici come se non ci fosse un domani e non bada assolutamente a fare Bella Figura.

 

Perchè dico Bella Figura? Beh questo è un punto cardine che l’autore tedesco ha sottolineato;

 

“Il commissario mandò giù anche il whisky alla goccia. «Esatto».

Non c’è niente di peggio per un italiano, ancor più per un siciliano, di una brutta figura. Crisi economica, eruzioni vulcaniche, corruzione, emigrazione, mafia, emergenza rifiuti, sovrasfruttamento ittico del Mediterraneo: tutto si può sopportare con il fatalismo. Ma non le figuracce, quelle sono proprio inammissibili. La Bella figura, in Italia, è una religione. Innanzitutto è importante avere un aspetto curato e sufficientemente alla moda, scarpe come si deve e occhiali da sole giusti. Soprattutto, però, bisogna fare sempre la cosa più cool e non passare per scemo: questa per un italiano non è una scelta, è un must, una necessità, e implica anche che non si deve mettere in imbarazzo il prossimo. L’impazienza è inaccettabile, i confronti diretti banditi. Mai pagare separatamente un conto al ristorante, mai fare una gaffe, mai ricevere ospiti in una casa disordinata o ancora peggio sporca, mai porre domande intime. Mai dimenticare il titolo “dottore” quando si parla con persone colte, mai presentarsi senza dessert quando si è invitati a cena, mai lasciare cibo nel piatto, anche se uno sta per scoppiare. Così gli italiani praticano il culto della bellezza e delle giuste proporzioni”

 

Questa è solo una delle tante provocazione amaramente ironica, un feedback sulle abitudini, usi e costumi degli italini e dei siciliani, intenti a salvaguardare le apparenze anziché la sostanza.

E anche la visione plateale che ha dei matrimoni, l’opulenza e il Kitch fanno da padrona:

 

“Perché un matrimonio siciliano funziona così: X-centinaia ospiti si riuniscono in una sala ricevimenti, di solito una vecchia baracca multifunzionale piastrellata, per ingozzarsi per ore e ore. Perché anche ai matrimoni si tratta soprattutto di mangiare. Da bere c’è poco, una bottiglia per tavolo, e basta anche, perché come si è già detto i siciliani bevono poco. Trovano più gusto nel mangiare, e lo fanno per ore senza pause. La giovane coppia di sposini resta seduta tutto il tempo da sola a un tavolo a parte, davanti, con vista sulla miseria generale. Alle undici e mezza al massimo, tutti a casa. Musica? Se proprio è necessaria, una band dal vivo. Balli? Per carità. Party deliranti? Ma neanche per sogno. Un matrimonio siciliano è divertente come una punizione. ”…“Anche in questo caso, dunque, vale il principio supremo della Bella figura. L’importante è non dare l’idea di essere in ristrettezze”

 

Inizialmente si ha sensazione che l’autore abbia voluto colpire con una punta di sarcasmo, stereotipando abitudini e modi di fare, snocciolando una serie di luoghi comuni e imbarazzanti, ma credo che ci sia altro, ironizzando, sicuramente con destrezza e sagacia ha portato alla luce “piccoli vizi”, che spesso non si vedono, ma siamo poi sicuri che siano difetti o vizi, siamo proprio sicuri che il linguaggio colorito, i dialetti, i sontuosi matrimoni, i colori, gli odori che si diffondono, cuocendo una pasta alla Norma, siano difetti?.

Punti di vista sicuramente…Io non ho riso di queste bizzarre abitudini, ma ho sorriso con esse, e l’ uso di un linguaggio fresco, scorrevole, senza fronzosi ci dà l’idea quasi di un omaggio alle bellezze italiane, perchè in quanto tali, ne esalta la loro unicità.

E lo capiremo con una frase bellissima molto eloquente:

 

La Sicilia è un paradiso… siciliani inclusi”

 

La narrazione è affidata al nipote di zia Poldi , uno scrittore in erba che vorrebbe scrivere il romanzo della sua vita …:

scrivere una saga familiare tedesco-siciliana, una grande epopea lunga tre generazioni. Un vero mattone, teso, succoso, raccontato in maniera brillante, pieno di colpi di scena e immagini profonde, tizi strambi, canaglie barbute, bellezze eteree, molta carne, intrighi d’amore e notti tra lenzuola di seta; ”

 

Anche per questo libro vi consiglio un salto in libreria, una storia coivolgente,un giallo dai contorni noir in una Sicilia ricca di profumi di mandorla e dolcetti di marzapane.

Ma anche amicizia, amore e …fantasia!

 

 

Mario Giordano

è nato nel 1963 a Monaco di Baviera e vive a Colonia. Scrive romanzi, libri per ragazzi e sceneggiature

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 risposte a "Recensione Mistero siciliano di Mario Giordano "

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