Recensione-L’Arminuta-Donatella Di Pietroantonio

L’Arminuta 

di

Donatella Di Pietroantonio

 Einaudi Editore

 Pagg.162
 “ Ma la tua mamma qual è? – mi ha domandato scoraggiata.

 – Ne ho due. Una è tua madre.”

 

L’Arminuta, ovvero la ritornata, una bambina che all’età di tredici anni viene “restituita” alla famiglia biologica, da un giorno all’altro senza una spiegazione, senza un perchè, mille domande affollano vorticosamente la mente di questa piccola e spaesata ragazzina, allevata con buone maniere e culturalmente più elevata; si troverà a rapportarsi con una nuova madre che non conosce affatto, e un padre poco presente, taciturno e scontroso.

 

“«Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza».”

 

Grazie alla sua nuova sorellina riuscirà ad alleviare momenti di sconforto e tristezza, grazie ad Adriana dai capelli sempre unti e sfatti, riuscirà col tempo a dare un senso, se un senso si può dare!

 

Una casa piccola e buia da dividere con tanti fratelli, e con Vincenzo il più grande che la guarda con occhi da adulto.

 

Ci sono libri che una volta chiusi … sospiri, immagini, piangi, beh io ho girato l’ultima pagina, chiuso questo libro e con gli occhi lucidi ho detto ad alta voce WOW!

Stupore, meraviglia, tristezza e rabbia tutto in un libro.

 

Una stilettata al cuore, ogni riga, ogni parola penetra inesorabile tra le più piccole fessure della nostra anima, una sorta di dolore misto a rabbia; le storie di bambini abbandonati richiamano la commozione di tutti, ma questa in particolare è la storia di un doppio abbandono, una doppia delusione, un doppio tradimento.

Dopo una tale situazione come si può credere all’amore di una madre…

 

Ripetevo piano la parola mamma cento volte, finché perdeva ogni senso ed era solo una ginnastica delle labbra. Restavo orfana di due madri viventi. Una mi aveva ceduta con il suo latte ancora sulla lingua, l’altra mi aveva restituita a tredici anni. Ero figlia di separazioni, parentele false o taciute, distanze. Non sapevo piú da chi provenivo. In fondo non lo so neanche adesso.”

 

Un romanzo corale, dal linguaggio pulito e curato alternato al dialetto abruzzese, il suo dialetto, quello di Donatella che narra una vicenda cruda, ma senza violenza, un abbandono, via via quasi vissuto in un rassegnato torpore, aspettando che la madre la riprenda con sé, non conoscendo le vere ragioni della sua restituzione.

 

Come si può pensare di dar via un figlio anche credendo di potergli offrire una vita migliore e poi, quando non serve più, rispedirlo al mittente quasi fosse un pacco.

Tutte le certezze crollano come castelli di carta, un mondo finto costruito sull’inganno a spese di una creatura innocente…L’Arminuta!

 

La bellezza di questo libro è in tutto!Le parole prendono vita dalle pagine come per magia, una delicata sequenza di immagini, le descrizioni di un’epoca passata che fanno da sfondo in un territorio ricco di profumi e sapori.

 

Il personaggio dell’Arminuta è forte, ben caratterizzato, nonostante gli agi avuti fino all’abbandono, riesce ad andare avanti, anche Adriana è un personaggio ricco, positivo, sincero.

 

Donatella Di Pietroantonio dà voce a una storia e a personaggi unici!


 

 

Cenni biografici

 

“DONATELLA DI PIETRANTONIO ha esordito con il romanzo Mia madre è un fiume (Elliot 2011, Premio Tropea). Con Bella mia (Elliot 2014) ha partecipato al Premio Strega. Vive a Penne, in Abruzzo, dove esercita la professione di dentista pediatrico.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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