Chiacchiere in giallo con Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini

Diamo il benvenuto ad Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini, autori dell’ultimo libro, edito da Fratelli Frilli, La superba illusione, grazie mille per questa chiacchierata

Andrea&Gianpaolo: Grazie a te Loredana per ospitarci su Mille splendidi libri, è un piacere essere bersagli del tuo fuoco di domande.

innanzitutto complimenti, La superba illusione è stato davvero notevole, ma prima di parlare del libro voglio chiedervi com’è nato questo magico sodalizio tra voi?

Andrea&Gianpaolo: Grazie per i complimenti. Sì. nacque sui campi da tennis, tantissimi anni fa. Campi in terra battuta e cemento, ma anche di pagine di libri e di immagini di film. Abbiamo in comune la passione per la lettura e per il cinema. Da questo punto di partenza, prese vita dopo qualche anno il primo libro, “Soluzione finale”.

Per conoscervi un po’…avete sempre pensato alla carriera di scrittori oppure …?

Andrea: In realtà, essendo sempre stato un assiduo lettore, ho sempre desiderato fin dall’adolescenza poter anch’io raccontare una storia frutto della mia immaginazione, senza pretese di poter diventare un novello Dante Alighieri, ma cercando di farlo nel rispetto di ciò che si sta raccontando. La coerenza e la verosimiglianza devono essere alla base di tutto.

Gianpaolo: Non posso pensare a una carriera di scrittore, perché non mi sento uno scrittore, ma più uno story-teller, uno che racconta storie. La bellezza dello scrivere è creare, essere in posti dove non si potrebbe essere, cavalcare il fulmine di un’avventura o terrorizzarsi dentro una storia buia che può appartenerci o meno. Essere al fianco dei personaggi che sono stati inventati, come uno spettatore privilegiato. Essere in prima fila, senza pagare il biglietto… Qui può venire fuori il luogo comune che il ligure è un po’ tirato…

Andrea VS Gianpaolo: un pregio e un difetto dell’altro

Andrea: i difetti, pochi, in molti casi si rivelano dei grandissimi pregi. Il principio di base che mi ispira sempre è quello di trarre il massimo beneficio dalle differenze.

Gianpaolo: Pregi: precisione e organizzazione.  Difetti: precisione e organizzazione. Questo perché è tutto abbastanza relativo, nel senso che sono le  situazioni a determinare ciò che può essere un pregio o può diventare difetto e viceversa.

Questa è una domanda che rivolgo spesso, un bravo scrittore deve essere prima un grande lettore?

Andrea: domanda molto pertinente. Secondo me, assolutamente si. E, in ogni caso, io lo sono stato, spaziando anche in generi del tutto diversi dai nostri.

Gianpaolo: Senza dubbio, sì. Prima di fare bisogna imparare, a lungo. L’insegnamento migliore rimane la lettura. È un germe, un virus benefico, che si insinua, ti fa ammalare e talvolta ti spinge poi a passare dall’altra parte della barricata. Dal leggere al provare a scrivere. Un passaggio che può avvenire in fretta, se c’è già terreno fertile latente a cui attecchire, oppure col tempo.

Per stuzzicarvi …Il vostro autore preferito e se si può dire quello che proprio non digerite

Andrea: Philip K.Dick e Jean-Christophe Grangè. In generale non digerisco coloro che si atteggiano a grandi letterati.

Gianpaolo: Alan D. Altieri, su tutti. Edgar Allan Poe. Cody McFadyen, Jean Christophe Grangè, Maxime Chattam nella sua Trilogia del male, Omero, Raymond Chandler, William Shakespeare. Non mi piacciono gli autori improvvisati del jet-set televisivo. Il messaggio del tutto facile, tutto subito, è ingannevole.

Avete mai discusso durante la stesura di un libro?

Andrea&Gianpaolo: Si discute sempre prima di cominciare a scrivere. Non cominciamo mai senza avere la storia completa. Il piacere di scrivere è l’ultimo processo di un iter lungo e complesso. Non possiamo scrivere nulla se non abbiamo delineato tutto quanto. Se non conosciamo già il finale, così come l’inizio. C’è un metodo di lavoro, che si è consolidato negli anni, ormai, dietro ogni storia che è finita poi su carta. Anche per i racconti, ovviamente. Se non avvisiamo quella giusta armonia in tutti gli elementi che compongono il plot narrativo, “il poterlo scrivere”, deve essere accantonato.

Prima che nascesse Astengo, il protagonista di Acque torbide e La superba illusione, le storie precedenti erano decisamente diverse soprattutto  per ambientazione, avete lasciato le location Newyorkesi per approdare sulle coste liguri, a cosa è dovuta questa scelta?

Andrea&Gianpaolo: “Perchè non ambientate le vostre storie in Italia. Avete preclusioni, a riguardo?” Questa domanda ricorreva spesso durante le presentazioni, c’era la convinzione per alcuni che avessimo una forma di snobismo, o che non volessimo scrivere storie italiane per una sorta di avversione verso l’italico luogo. La verità è che abbiamo sempre rispettato la storia. È la vicenda, il plot a determinare la location, mai viceversa.

Parliamo di Astengo: “astengo di nome e di fatto” un personaggio complicato, si crogiola nel suo torpore, che ha paura dell’amore, che ha paura di fallire:

“Paura di fallire di perdere la persona che potresti amare, per una sciocchezza o per un ristorante scelto male

Perché spesso sono le cose banali a fare la differenza nell’amore

Andrea: Astengo è uno che prova ad astenersi, a mantenersi anestetizzato dai fatti della vita. Ma poi alla fine non ci riesce e si ritrova invischiato in meccanismi più grossi di lui.

Gianpaolo: Astengo è un uomo comune, un perdente e un vincente, dipende dalle proprie azioni. Quindi ha le sue paure, i suoi timori, soffre la vita, come tutti. L’istinto è la sua migliore qualità, la pianificazione la sua maggiore condanna. Il misantropo, cinico, il bastardo, sono maschere che gli occorrono per sopravvivere, soprattutto a se stesso.

Ma soprattutto Astengo è fantastico quando dice:

Nel caos si può sbagliare in assoluta tranquillità ”…E’ così? Possiamo sbagliare perché…?

Andrea: il caos come sostenevano i Greci è la fonte di tutto. In fisica, se non c’è entropia non ci può essere nulla.

Gianpaolo: Il Caos è equo. È un’anarchia necessaria se si vogliono ascoltare l’istinto e ogni altra forma non troppo razionale che alberga in ognuno di noi. C’è un caos per i massimi sistemi, e a riguardo ci sarebbe da discutere, ma c’è anche un caos più intimo che ci appartiene, ci dileggia, ci protegge, a cui è necessario affidarsi per poter sbagliare e riprovarci, senza avere una regola che precluda nuove vie, nuovi modi per sbagliare. Sbagliando, è un buon modo per imparare. Anche se far imparare a se stessi da se stessi è quanto di più difficile ci possa essere.

La scrittura a quattro mani è sempre stata affascinante per me, saper mescolare due stile e creare qualcosa di speciale senza la minima sbavatura, scorrevole e fluido, qual è il segreto?

Andrea: Lo scopo è di trovare innanzitutto una linea comune di idee sulla struttura iniziale. Fatto questo, utilizziamo il metodo della scaletta, sulla falsariga di quella usata dagli sceneggiatori americani per la stesura dello script di un film. Il passo successivo richiede la suddivisione della storia che abbiamo ideato in tanti capitoli composti dai punti chiave – i cosiddetti snodi narrativi. Dopodiché, procediamo utilizzando una flow chart per una verifica temporale degli avvenimenti e per individuare eventuali crepe nel susseguirsi logico delle vicende. Se tutto fila liscio, allora andiamo a sviluppare i singoli punti chiave con gli elementi di raccordo, i sottoinsiemi, l’ambientazione e tutto quanto occorre per completare ed ottenere la trama nella sua interezza. Nel mentre avviene questo, andiamo a delineare i personaggi, definendoli caratterialmente, fisicamente e psicologicamente in funzione della trama che abbiamo creato. Qui, c’è da dire che il più delle volte, specie per i personaggi principali, questa parte è delineata dai personaggi stessi. C’è sempre un lampo accecante che ti fa vedere i personaggi così come vogliono essere raccontati. Alla fine del tutto, c’è una ulteriore seconda verifica con un altro diagramma a blocchi, questa volta, oltre che per la questione cronologica, per l’inserimento coerente di ognuno dei personaggi nel contesto della storia. Completato l’intero processo, che consta anche della lunghissima parte di attento e capillare approfondimento degli argomenti che andiamo a trattare nel libro, finalmente abbiamo il piacere di scrivere. Quantificando, cinque o sei mesi, a volte molto di più, dopo questa intera operazione per i libri più lunghi e complessi, mentre il tempo si accorcia a due, massimo tre per i testi più brevi.

Gianpaolo: Scienza e metodo. Organizzazione, come ha detto Andrea. Durante la scrittura sfruttiamo la posta e, per scambiarci le singole parti per la lettura, e per una correzione incrociata delle singole parti scelte capitolo per capitolo. Scegliamo in base alle nostre attitudini, in base a quello che è il nostro sentimento verso il testo in quel momento. C’è un metodo, sì, ma ci sono anche diverse variabili in gioco.

Una Genova molto noir, avvolta in un dolce torpore un po’ come Astengo?

Andrea&Gianpaolo: Genova è molto noir, la sua morfologia è noir. Un dedalo di vie, carruggi, la zona del porto, la multietnicità. È quasi una città fuori posto, presente, ma assente. Un po’ come Astengo, un ritaglio da una di quelle fumose zone d’ombra di un vecchio gangster-movie o noir-movie degli anni’40 e ’50.

Quanto c’è di voi in Astengo e quanto di lui in voi?

Andrea: forse un po’ di cinismo, quello che contraddistingue certi tipi di scrittori.

Gianpaolo: Astengo è un uomo. Ben lontano dall’eroe, anni luce dal supereroe. Come già detto, è un uomo normale. Come lo siamo noi.

Oggi i social media fanno ormai parte della nostra vita, cosa ne pensate uso o abuso?

Andrea: i social esistono e non si può trascurarli, un po’ come tutte le nuove tecnologie. Ignorarle significherebbe diventare obsoleti ed essere fuori dal tempo.

Gianpaolo: Quando facciamo le nostre ricerche per i nostri libri, la rete è una risorsa, ma non la primaria risorsa. I social, come quasi ogni cosa, ha pro e contro. Quello che bisogna evitare è la dipendenza, la sovraesposizione e una pericolosa assuefazione. Da somministrarsi con le dovute attenzioni.

e del self-publishing?

Andrea: democraticamente pensando, sono convinto che ognuno debba essere libero di fare ciò che lecitamente vuole e desidera per la realizzazione di se stesso. E poi ci sono stati casi di self-publishing, soprattutto negli USA, di clamoroso successo.

Gianpaolo: Contrario. Dietro a un libro, dopo la sua stesura, c’è un lungo processo di editing, necessario, che deve essere fatto da gente competente. Chi scrive, difficilmente si accorge, rileggendo, dei propri sbagli. Di qualunque tipo essi siano. Non condanno chi  se ne serve, assolutamente. Ognuno è libero di agire come meglio crede e di fare come sente. È emozionante vedere pubblicato un proprio lavoro, quindi è comprensibile trovare un modo che possa soddisfare questo desiderio. La prima strada però, dovrebbe essere sempre la pubblicazione attraverso una casa editrice, per quello che ho già spiegato e per un rispetto verso il libro stesso.

Progetti per il futuro?

Andrea: abbiamo diversi progetti, dall’editoria di genere a un tipo di scrittura differente da quella di un libro. Molta carne al fuoco, insomma, su tavoli differenti. Non posso dire di più. Alcuni sono in fase embrionale, altri un qualcosa di più formato. Si vedrà.

Gianpaolo: Il cervello elabora, il cassetto raccoglie, i files aumentano di numero. Un piacevole circolo vizioso. C’è sempre qualcosa che vale la pena raccontare.

Ringrazio infinitamente Andrea e Gianpaolo e Michele Astengo … a proposito lui come saluterebbe? Con un’illusione?

Astengo direbbe: “Non pensavo che starmene qui seduto, senza poter fumare, a parlare più del solito, potesse essere anche piacevole.”15cdc6c8a46fdff26d86377c776494d9_L

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