Intervista con Nadia Levato 

Diamo il benvenuto a Nadia Levato autrice del romanzo vincitore della prima edizione del Premio Letterario “Chiamatelo Amore” con L’amore quando muore 

Grazie Nadia per tua disponibilità

 

Nadia: Grazie a te per lo spazio che hai voluto dedicarmi!

Nadia, immagino che vincere un premio letterario sia qualcosa di gratificante, raccontaci le tue emozioni.

Nadia: Il premio è arrivato inaspettato. Ho partecipato al concorso edito da Montag quasi per gioco con una storia maturata in maniera estremamente rapida tant’è che dopo la vittoria è stato necessario lavorare molto alla stesura finale con un editing attento e una limatura generale. Quando ho inviato il romanzo infatti non avrei mai creduto possibile aggiudicarmi il primo posto. Era più un tentativo di cimentarmi in qualcosa di nuovo rispetto ai racconti che ero solita scrivere. I tempi di invio erano stringati e la storia doveva essere necessariamente d’amore. Sapere di essere stata letta e scelta da un comitato di lettura tra diverse altre opere è stato sì emozionante. I sogni che si avverano sono sempre incredibili ubriacature di felicità.

Facciamo un passo indietro, com’è nata la passione per la scrittura? Il momento in cui hai sentito che dovevi scrivere e volevi scrivere

 Nadia: Sono una persona introversa anche se all’apparenza so che può sembrare difficile crederlo. Ho sempre scritto. Per superare timidezza e incapacità di comunicare in un modo diverso da questo. Al liceo avevo più amici di penna che non amici reali. Diari, foglietti appiccicati nelle pagine dei libri e lettere. Da che io ricordi la mia vita è sempre stata costellata da una grandissima produzione di parole. L’idea di scrivere per essere letta è invece una cosa che non avrei pensato potesse accadere. La mia proverbiale insicurezza non mi ha mai permesso di osare tanto neppure nella mia più fervida immaginazione. È stato il caso a tracciare una piccola strada per me e passo dopo passo, racconto dopo racconto, ho cominciato a scrivere con l’obiettivo concreto di essere letta.

Il tuo primo libro è stato “Bobo e Mister Heimlich” con edizioni Leucotea, un libro per bambini, con L’amore quando muore, hai cambiato genere, a cosa è dovuta questa scelta?

Nadia: Come dicevo prima nel mio percorso ha giocato molto il caso. Bobo e Mister Heimlich più che un libro è stato ed è un progetto ambizioso, quasi visionario. La storia è nata con lo scopo di veicolare un messaggio di prevenzione nell’ambito di una iniziativa dedicata ai bambini di una scuola dell’infanzia di Roma. La pubblicazione è arrivata dopo, senza una reale pianificazione. Del resto mi risultava difficile credere che un lavoro su un argomento tanto inusuale come quello della sicurezza dei bambini e della prevenzione delle ostruzioni da corpo estraneo, perché è di questo che parla Bobo e Mister Heimlich, potesse arrivare in libreria! L’aver pubblicato prima un libro per bambini e successivamente una storia d’amore per adulti non lo vivo come un vero cambio di genere quanto piuttosto come la proiezione della mia caotica vita e dei miei diversi interessi. Amo scrivere e nella mia scrittura giocano molto la mia volubilità e le mie emozioni. Molti mi dicono che sia necessario operare una scelta. Magari hanno ragione. Non si può scrivere di tutto, occorre probabilmente specializzarsi ma al momento, per quanto mi riguarda, lo trovo prematuro. Sono ancora nella fase dell’incredulità e della ricerca della mia voce. Una ricerca che non è detto debba necessariamente farmi approdare nell’olimpo degli scrittori. Certo, mi piacerebbe e sto lavorando per questo. Vedremo cosa mi riserverà il futuro.

Come nascono i tre personaggi? Elisa,Carlo e Matteo?Ti sei ispirata a qualcuno in particolare?

Nadia: L’intero romanzo è nato partendo dalla voce narrante Elisa. È lei il primo personaggio che è balenato nella mia testa. Mi sono immedesimata in questa donna, totalmente frutto della mia fantasia, nei suoi tormenti e il resto è venuto da sé. L’incipit ha dato il ritmo all’intera trama e come per magia ha delineato i contorni anche degli altri personaggi. È stata Elisa a suggerirmi il carattere di Matteo e quello di Carlo e lo ha fatto attraverso i suoi desideri, i malumori e le ambizioni inespresse. Nessuna ispirazione dalla realtà anche se è innegabile che le storie raccontate contengano pezzi di esperienze, sfiorate, vissute o anche solo immaginate, sedimentate in qualche angolo della nostra testa o del nostro cuore.

Breve ma intenso, L’amore quando muore è un’esplosione di emozioni, pensieri, riflessioni;

Cos’è per Nadia Levato l’amore? Ma soprattutto è come dice Elisa:

Un attimo prima ce l’hai.

Poi ti perdi nella quotidianità.

Tu da una parte. Lui dall’altra.

Hai perso l’amore?

Ma l’amore non si perde.

Nasce.

Finisce.

Ma non si perde.

Non è mica un mazzo di chiavi.

Cerca bene.

Ma l’amore ce l’hai tu?

Ma perché non l’hai preso tu?”

 Nadia: L’amore, inteso in questo caso come relazione tra un uomo e una donna, rimarrà per me sempre un mistero. Una mistura di alchimia, impegno, voglia di camminare nella stessa direzione, rispetto e fiducia, condito anche da un pizzico di fortuna perché il contorno, le vicende che esulano dalle singole persone, possono giocare spesso un ruolo chiave e mettere a dura prova anche l’amore più puro. Del resto pur camminando assieme rimaniamo singole individualità e non è sempre così scontato cullare gli stessi desideri. Un po’ come accade ai protagonisti. E sì, credo davvero che l’amore possa perdersi, per distrazione, incuria, stanchezza.

Ma poi le chiavi si ritrovano…

Nadia: Si ritrovano le chiavi o semplicemente si cambia serratura! Nell’uno o nell’altro caso la vita è sempre pronta ad offrirti nuove chances e l’amore riesplode improvviso come un fuoco alimentato da tizzoni ardenti sotto cenere.

Di solito si dà molta importanza all’ambientazione; la città in cui si svolge la storia, le descrizioni, i dettagli che evocano immagini; nel tuo romanzo non si evince questa componente, emergono sicuramente altri aspetti, sentimenti, valori, affetti, devo dire che è perfetto così com’è…

 Nadia: Sì, la storia di Elisa, Mattero e Carlo non ha contorni geografici. È una storia che potrebbe essere avvenuta ovunque. In una città di provincia o nella capitale. Il mio principale pensiero, nella stesura, era l’ambientazione dei sentimenti. Ho dato spazio ai pensieri dei protagonisti, ai loro dubbi, ai tentativi di riparare le loro vite.

Qual è il tuo autore preferito? E soprattutto ne trai ispirazione?

 Nadia: In ogni fase della mia vita ho creduto di avere un autore preferito fino a che un nuovo amore letterario si è insinuato nella mia mente per smentire le mie vecchie convinzioni. Così all’autore preferito dei 15 anni se n’è sommato un altro, un altro ed un altro ancora in una conta che continua oggi e che sono certa non avrà fine. Amo leggere e sono sempre pronta a stupirmi e lasciarmi rapire dal nuovo anche e soprattutto quando certi libri restano di nicchia lontani dai circuiti canonici e dalle operazioni di marketing. Un autore che mi è particolarmente caro e del quale amo lo stile asciutto e privo di orpelli è ad esempio Graciliano Ramos, uno scrittore brasiliano meraviglioso ma poco conosciuto. Per fortuna ho sempre avuto ottimi maestri che con i loro suggerimenti mi hanno regalato la conoscenza di preziosissime meraviglie letterarie!

Questo è una domanda di rito per me: uno bravo scrittore deve essere, secondo te, prima un buon lettore?

Nadia: Credo sia impossibile scrivere se non si è alimentati da una folle passione per la lettura. La mente ha bisogno di nutrimento e la creatività da sola non basta. Occorre studio, impegno, lavoro e la lettura fa da collante a tutto ciò.

Come coincidi lavoro, scrittura e vita privata?

Nadia: Non è semplicissimo in effetti. Ho un lavoro che mi impegna molto e che prosciuga gran parte delle mie energie! La scrittura è il mio spazio di libertà. Qualcosa che mi concedo nei posti e nelle ore più impensabili. Sull’autobus, di notte, nei fine settimana, durante gli stacchi lavorativi. Prendo appunti, scrivo frasi, cancello, butto giù le idee sparando poi di riuscire a dargli concretezza e vita. Non sempre accade! Cerco sempre di calibrare bene il tempo per me con quello dedicato alla mia famiglia, che viene prima di tutto.

Un consiglio che daresti a chi vorrebbe intraprendere questa carriera?

Nadia: Non sono nella posizione di poter dare consigli. Quello che posso dire è ciò che quotidianamente ripeto a me stessa: studiare, provare, avere ben chiari i propri obiettivi e soprattutto restare sempre con i piedi piantati per terra. Se la scrittura diventa una corsa ad ostacoli credo che si rischi di fallire ancora prima di iniziare. Se la scrittura diventa un percorso da intraprendere si arriverà in ogni caso ad una destinazione. Magari non sarà la meta finale. Ma qualunque sia la tappa di arrivo sarà pur sempre un punto diverso da quello di partenza.

 Bellissimo pensiero…

Sono molto curiosa…Progetti per il futuro? Stai lavorando a un libro? 

Nadia: Sto studiando e scrivendo in maniera disordinata e sparsa! Chissà che questo groviglio di parole non possa trasformarsi presto in una nuova storia o anche in una successione di storie. Mi piacerebbe pubblicare dei racconti brevi. Un genere poco considerato ma che io amo oltremisura!

Ti confesso che è un genere che amo anche io!

Ti ringrazio Nadia per questo momento e ti auguro un grande in bocca al lupo per il tuo lavoro.

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