Recensione- Il grande Grabski-Marco Rinaldi

Titolo: Il grande Grabski

Autore: Marco Rinaldi

Edizione: Fazi , Le meraviglie

Pubblicazione: novembre 2017

Pagg: 235

Mi chiamo Maurizio, ho quarantacinque anni, sono sovrappeso e perplesso di natura.

Sì, perplesso, e su tante cose; per esempio sul mio sovrappeso, perché io nell’intimo sarei un tipo slanciato, ma anche su tanti aspetti della vita, e soprattutto… sulla femmina.”

“Maurizio, cuoco sopraffino, è un uomo fondamentalmente sano. Ha alle spalle una famiglia normale, è amante del buon cibo e delle belle donne ma, convinto dalla moglie che lo ritiene malato, finirà per affidarsi alle cure del dott. Grabski, per anni. Il dottore, psicanalista freudiano, ma anche lacaniano o junghiano, a seconda del momento e dell’estro, coinvolgerà il protagonista in un improbabile percorso psicoterapeutico passando dal classico lettino ai giochi con la sabbia, dall’ascolto delle “voci” alla drammatizzazione di scene familiari con i pupazzetti. Metodi ortodossi e meno ortodossi si alterneranno in sedute al limite del cialtronesco nello stravolgimento di tappe fondamentali, secondo i manuali, come la “forclusione del nome del padre”, il complesso di Edipo o il viaggio dell’eroe. Maurizio, sotto la guida di Grabski, si ammalerà, litigherà con tutti, compresi i suoi parenti, perderà il lavoro, i soldi, e divorzierà. Ma alla fine riuscirà fatalmente a prendere coscienza delle sue inclinazioni e delle sue vere passioni che inizierà a seguire subito per una nuova vita all’insegna del benessere. “Il grande Grabski” è la parodia di ogni cura che travalichi il buon senso e il desiderio di un’esistenza semplice fatta di curiosità e voglia di stare al mondo.”

Feng Shui, yoga, sedute psicanalitiche, ricerca dell’Io, anzi dell’Io bambino, Io adulto, Io genitore: sono i protagonisti indiscussi dell’ ironico libro di Marco Rinaldi, edito da Fazi nella collana Le meraviglie.

Il ritratto grottesco delle pratiche ascetiche e religiose, che viene dipinto dall’autore, è esilarante; un’allegra parodia che spinge il lettore a riflettere sulle debolezze, su come ci si lascia influenzare da alcune pratiche tanto in voga.

“«Ma allora non hai capito niente! Arancione in salotto per favorire la conversazione, rosa in camera da letto», e a questo punto alzò gli occhi al cielo in modo che non mi piacque per niente, e la sua voce si affievolì, «per dare una mano… all’amore…». Poi recuperò la sua baldanza e, con voce squillante, concluse: «E giallo in cucina per stimolare l’appetito».”

Appena ho iniziato questa lettura ne sono rimasta totalmente ipnotizzata; le vicissitudini di Maurizio travalicano l’assurdo, una vita pressoché   normale; l’amore ereditato dalla madre per la cucina, la passione verso le donne, anche se con qualche difficoltà, l’aiuto di Marisa, la prostituta che gli insegna l’arte di amare, insomma una vita serena. Ma il matrimonio con Francesca va a intaccare tutte le sue certezze; le sue sicurezze, o quasi, crollano come castelli di carte di fronte all’austera Francesca.

“Ah, Francesca!

Lei era una ragazza bellissima; e non è tanto per dire, lei era proprio bella e non sto qui a spiegare tutte le cose belle che aveva. E poi era una donna forte, molto forte… così forte che… comunque era bella e forte. Bella e forte. Bellissima e fortissima, ecco.”

Da qui una serie di cambiamenti che lo porteranno in analisi dal bizzarro Grabski.

La sua analisi sarà basata sul groviglio di personalità di Maurizio; lo convincerà ad allontanarsi dagli affetti più cari, e a rivedere il suo matrimonio.

“«Ah! Ma siete tutti uguali! Avvinghiati a queste famiglie che vi hanno reso pavidi, impotenti, immaturi, egotici. Ma quando lo vogliamo tagliare questo cordone ombelicale, Maurizio, quando?».”

Grabski rappresenta l’estremizzazione della psicoanalisi , contestualizzando le debolezze umane, con una metodologia altalenante; si passa dalla forclusione di Lacan, al complesso di Edipo di Freud, a Jung

Maurizio subisce quasi passivamente da tutti; dalla moglie, da Grabski, dalle donne che incontra lungo il suo cammino, sotto certi versi mi ha ricordato William Stoner, che non reagiva alle offese e ai soprusi, come lui ti spinge a parteggiare verso la rivalsa del protagonista, a non subire, a ribellarsi.

Che dire, un libro brillante, ironico, che ti fa sorridere anche delle fragilità, il tutto poi, è curato

splendidamente dalla fulgida penna di Marco Rinaldi; una prosa fluida, scorrevole, originale e soprattutto accattivante; di grande impatto.

Originale anche la grafica della copertina, uno sfondo fucsia che incornicia ironicamente Freud.

Quindi il mio consiglio è di non lasciarsi sfuggire Il grande Grabski !

4 risposte a "Recensione- Il grande Grabski-Marco Rinaldi"

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  1. Ho letto tutto d’un fiato questo libro più per vedere se alla fine si ritrovasse l’ ironia delle pagine iniziali. No…per me una grande delusione. A tratti mi sono annoiata soprattutto durate le sedute di psicoterapia che a mio avviso non erano descritte con umorismo ma erano frutto di scarsa conoscrnza dell argomento.

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  2. Ho letto tutto d’un fiato questo libro più per vedere se alla fine si ritrovasse l’ ironia delle pagine iniziali. No…per me una grande delusione. A tratti mi sono annoiata soprattutto durate le sedute di psicoterapia che a mio avviso non erano descritte con umorismo ma erano frutto di scarsa conoscrnza dell argomento.

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