Recensione- Elucubrazioni a buffo! – Il7 Marco Settembre

Titolo: Elucubrazioni a Buffo!

Autore: Marco Settembre

Edizione: EdiLet Edilazio Letteraria

Pubblicazione: 2015

Pagg: 170

“L’arte è una menzogna che ci permette di intuire la verità”.

Quando mi è stato proposto di leggere Elucubrazioni a Buffo, pubblicato nel 2015 da EdiLet, di Il7 Marco Settembre, la curiosità mi ha letteralmente divorata.

Una breve antologia di racconti, o per meglio dire di vere e proprie elucubrazioni, narrate sapientemente, con uno stile particolare, decisamente singolare; L’avantpop di Marco Settembre trae ispirazione dal Surrealismo fantascientifico di Philip k.Dick e Douglas Adams.

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Marco Settembre è un moderno visionario che manipola la realtà, dissimulando i suoi aspetti concreti con ironia, ne viene fuori un ritratto grottesco, deforme eppur reale di alcuni ambienti sociali.

La breve recensione (finta) intitolata “Le installazioni “comunicanti” di Piersanto Acrograssi”, inserita all’interno del racconto “Dandysmo coatto“, è in sé una parodia un po’ atroce del linguaggio della critica d’arte, ma è anche e soprattutto, dato il contesto più ampio della storia, un affondo critico nei confronti di chi non apprezza l’arte realmente, ma ne viene contagiato senza alcuna conoscenza, solo perché la moda lo impone, “fa figo” :

“I Crombi, più parenti e affini, affluirono immediatamente, come un sol uomo cafone, al terrazzo, riempiendolo dei loro sguardi grassi ma inappagati e delle masse incoerenti di colore dei loro vestiti che quasi facevano passare inosservati, sulla balaustra a farfallone liberty, i festoni gonfiabili a forma di bocche sdentate e di pugni con il dito medioteso.

La famiglia protagonista acquista un’opera d’arte assurda che consiste perlopiù in uno strumento che tortura e ridicolizza le persone obese, ma il grottesco sta nell’opera d’arte in sé, perché le persone rappresentate sono vere, reali, e subiscono la tortura in silenzio

Petunia ci dipinge un quadro dell’amore triste e avvilente: è la lettera di addio di Petunia a Mariotto…

“tu hai un nome un po’ ridicolo, scusami tanto se te lo dico, quindi vorrei tanto, tanto, poter credere che non mi scriverai più. Lo dico anche per il tuo “bene: sei così sciocco che soffriresti a restare in contatto con me, che ti vorrei così radicalmente diverso da come sei. Anche il postino sarà presto informato che, in caso di tue nuove lettere, dovrà consegnarle direttamente agli uffici della Nettezza Urbana”.

Prendono vita via via racconti come Rito sacrificale ambientato in un pianeta esotico Stroboor dove l’onorevole Beggart sbarca per colonizzare e sottomettere gli abitanti del pianeta:

“Non pongo in discussione la sua competenza antropologica, tuttavia le sue impressioni in certa misura soggettive benché suffragate da principi teorici, non possono oscurare elementari e autoevidenti principi di opportunità politico–diplomatica, come quello di accettare di buon grado i segni di sottomissione da parte di popolazioni barbare”

I conquistatori terrigni prendono posto su due ciclobroccoli davanti a un bancone ipnodiuretico in attesa del comitato di benvenuto alieno.

Per poi dare inizio alla cerimonia, al “Sacro Rito del Trappolone Infingardo”

I racconti, tutti diversi tra loro, sono una stilettata umoristica, brillante e sferzante nei confronti di alcune categorie sociali e culturali: nei salotti della Roma Bene, in Dandysmo Coatto vengono satiricamente stoccati, con un racconto illuminante, i cosiddetti Dandy romani, coatti e grezzi; effettivamente in questa storia troviamo personaggi privi di spessore umano.

Altre elucubrazioni come Visite inattese, il più lungo tra racconti, è un collage di personaggi assurdi e folli, gustoso e a dir poco singolare, sfilano personaggi come Bloom, il rappresentante di cucchiarelle di Ariccia, ma laureato in “In Gnoseologia delle Retoriche Mal Applicate”.”

Recentemente ho affrontato letture simili, come Georges Saunders che attraverso un microscopio surreale si descrivono, in modo pungente, certi ambienti politici e culturali; si scatena così, attraverso il racconto breve, short story , un palcoscenico dell’assurdo, denunciando il pensiero libero, ma soprattutto la necessità di riprendere e vivere i rapporti umani e veri.

E Marco Settembre ha queste caratteristiche, un visionario alla ricerca del buonsenso e lo fa con storie Nonsense.

Cosa aggiungere a tanta follia? Beh soltanto che questo pazzo e insolito libro è geniale nella sua unicità.

Il 7 Marco Settembre, laureato cum laude in Sociologia (indirizzo comunicazione con una tesi su cinema sperimentale e video arte), è giornalista pubblicista nel settore Cultura per il magazine on line “Art a part of cult(ure)” e ha scritto anche per il sito FestArte, dedicato alla videoarte, e per MArte Magazine e ProNews. Ha sempre però mantenuto pervicacemente la sua dimensione da artista, come documentato negli anni dal suo impegno nella pittura (decennale), nella grafica, nella videoarte (nel 1997 è risultato tra i vincitori del concorso comunale L’Arte a Roma), e nella fotografia (nel 2013 ha aperto un suo sito dedicato). Dal 2002 ha condotto a maturazione in modo prorompente il suo interesse per la scrittura, portando la vena amara della sua ironia surreale, grottesca e visionaria a trovare sbocco nell’esistenzialismo ludico del libro fotografico “Esterno, giorno” (EdiLet, 2011), ma anche in diverse altre pubblicazioni e collaborazioni (i cataloghi del Loverismo, il n. 7 della rivista italo-americana underground Night, i racconti per l’associazione culturale Traslochi ad Arte) e nella creazione dello sperimentale Progetto NO, opus infinitum acre ed estremo presentato già in numerosi readings e classificatosi secondo nel 2010 al concorso MArte Live sezione letteratura. il7 fa sua la formula gramsciana “pessimismo della ragione e ottimismo della volontà.

il7 – Marco Settembre

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Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi Franz Kafka
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