Sotto l’ombrello con Graziano Gala, e suoi … Felici Diluvi

Oggi sono virtualmente a Milano; all’ombra della Madonnina, incontro Graziano Gala, autore del libro Felici Diluvi, che recentemente ho letto, e aggiungo, con immenso piacere.

Graziano è nato a Tricase, sulla bellissima costa salentina. Si trasferisce a Milano dove insegna in un liceo delle scienze umane.

Nel 2012 vince il Premio Lo scrivo io.

… E su questo premio che rivolgo la mia prima domanda…

Vincere un premio credo sia una grandissima emozione: cosa si prova quando un piccolo grande traguardo si raggiunge?

G:Per gli altri, tantissima. Perché c’è gente che si affeziona a cosa scrivi, a come scrivi, a volte anche a te. Ci sono gli affetti, i legami, i collaterali. Io, il secondo dopo, mi dico una frase che ho letto in un libro di Bolaño – “Oggi non è successo niente. E se è successo qualcosa è meglio non parlarne, perché non l’ho capito.”

Chi era Graziano Gala prima di Felici Diluvi?

G: Era il personaggio che ha partorito per altri motivi slegati da me la copertina di Bonazzi: accovacciato, viso nascosto, in difesa. Un impaurito. Ora non è passata, ma riesco a guardarla con più tranquillità. Si cerca di corazzarsi e razionalizzare.

“Prendimi la mano o procedimi di fianco: ho qualcosa da mostrarti.”

Vorrei che mi mostrassi ogni singolo personaggio come nasce, come nasce la genialità nel dare voce a un ombrello dimenticato o una lavatrice che sta per morire, ma non solo …

G: Credo che abbia a che fare con qualcosa che riguarda i bambini. I bambini interagiscono con tutto e sono tra i pochi capaci di sentimenti totali. Giocano con le forchette, danno vita ai tovaglioli, immaginano situazioni diverse dalla realtà. Mi sento vicino a loro. Se penso a una lavatrice, a un ombrello, a una bicicletta, non posso non pensare alla “vita” che hanno compiuto, alle esperienze che hanno maturato, anche se per altrui induzione o volontà. Penso che qualcuno debba interpretare i sentimenti di un ombrello. A me basterebbe essere in grado di farlo. Mi piace dare voce a chi non ne ha, perché per tanto tempo nonostante volessi parlare sono stato costretto a starmene zitto.

Prima di scomparire, prima di essere dimenticati, per affermare nella realtà ciò che nel passato non si è riusciti a essere… I personaggi rappresentano un po’ reietti della società?

G: Gli ultimi, i dimenticati, quelli che affollano le metropolitane. I perduti, non semplicemente i perdenti, come mi ha fatto scoprire un lettore. Io sono uno di loro. E conosco loro. Di loro posso parlare.

La tua scrittura la definisco poetica, un linguaggio che mi ha letteralmente incantata, nessuna sviolinata credimi, però è quello che penso… “che a calpestarli scalzo d’estate ti facevi un male democratico”…
Che cos’è il male democratico?

G: La migliore forma di male, ammesso che un male migliore possa esistere. Dei vetri a terra fanno male a tutti, a prescindere dall’estrazione sociale, dal sesso, dal passato. Il dolore è una delle poche cose che ci pareggia. Il modo di reagire al dolore è quello che ci differenzia.

Cosimo Argentina e Stefano Bonazzi, la scrittura unisce tanti talenti…ce ne parli?

G: Argentina, non avrò altro Dio all’infuori di lui. Scherzi a parte, è stato, è e sarà un maestro. Il suo modo di scrivere, quella capacità totale di portare il lettore all’inferno e in paradiso, quell’onestà nella penna che a tanti autori italiani manca. Argentina è la lama nelle carni, le montagne russe, le notti sveglio: bisogna meritarselo. Bonazzi è stata una scoperta totale degli anni 2016 – ’17. Ho apprezzato prima l’illustratore, la sua capacità di trasmettere emozioni totali e nette con le immagini. Poi ho letto “L’abbandonatrice” e ho detto – “Cazzo, si torna a respirare!” Fernandel ha fatto tredici. Un libro che aveva tutte le caratteristiche per scoppiare nelle mani del lettore e che invece lo accompagna in uno spaccato di vita reale o verosimile senza eccedere o omettere. Questi due autori andrebbero letti a scuola.

Cos’è per Graziano l’amicizia, soprattutto nel mestiere di scrivere?

G: Qualcosa di poco semplice. Alcuni vanno a cena con altri senza avere un minimo di rapporto umano. Altri blandiscono il critico o l’editore. A me piacciono le persone umane, reali, sincere. Le altre mi terrorizzano. Sono portato a scappare. Argentina e Bonazzi, per citare i due di sopra: non parliamo di semplici collaborazioni. Parliamo di Cosimo e Stefano. Abbiamo bevuto insieme, abbiamo parlato di altro, abbiamo condiviso fantasmi. Io e Cosimo abbiamo dormito in una cameretta di dodici metri quadri con i materassi a terra perché avevamo un ciclo di presentazioni e non ci andava di finire in albergo. Bonazzi è stato ospite a casa mia. Ma penso anche a Donaera, che prende un treno da Bologna per presentare il mio libro a Milano o a Santoro, altra figura mitologica, altro maestro totale, e a tutta la vita che trascorriamo insieme in trincea lontani da serate, palcoscenici e letture di racconti. Ecco, questa è per me l’amicizia nello scrivere. Persone che si stimano e sono felici di trascorrere tempo insieme.

La scrittura per me è bellezza e, citando Dostoevskij, salverà il mondo…è così può salvare il mondo, ma soprattutto è la bellezza che lo salverà?

G: A me interessa la solidarietà: quella, dentro e fuori i testi, può tenere la barca in mare. Di bellezza ne vedo poca, ma per colpa mia.

Uno scrittore è soprattutto un lettore; il tuo scrittore on/off, quello che ti fa accendere il cuore e quello che invece…

G: Già citato: Argentina. Ma penso anche a Buzzati e al suo modo di tenere sospesa la faccenda. A Benni e al suo mondo favolistico. A Kafka che crea il vuoto e ti ammazza. A Flaiano.
Quello che invece … me lo tengo, ma chi mi conosce sa bene nomi e cognomi.

Cosa ti aspetti da Felici Diluvi?

G: Cosa auspico: lettori. Solo lettori. E non per motivi di fama o guadagno: sarei un idiota. Chi scrive vuole qualcuno che veda oltre, perché la nostra prospettiva è limitata. Quando mi chiamano per raccontarmi cosa hanno visto in un mio testo, cosa è per loro, qual è la loro lettura io sono un bambino in una cantina: spaventato e curioso.

Curiosando un po’, nel tuo futuro c’è..?

G: Se finisce bene costanza e disciplina. Per scrivere mi serve quello. Il materiale lo metto io.

Se Felici Diluvi fosse una musica quale sarebbe?

G: ATM, Linea verde, metro verso Abbiategrasso. Quel rumore là.

Ombrelli, lavatrici, caffetterie, stazioni, stoviglie saranno visti con occhi diversi, e su questo pensiero voglio rìngraziare Graziano per aver aperto una porta nella sua storia e di avermi accompagnata nel mondo dei Felici Diluvi.

Intervista a cura di Loredana Cilento


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2 risposte a "Sotto l’ombrello con Graziano Gala, e suoi … Felici Diluvi"

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