Recensione -Vita di paese- Maria Caterina Basile

Titolo: Vita di Paese
Autrice: Maria Caterina Basile
Edizione: NullaDie
Pubblicazione: 2017
Pagg:73

“Non avevo coscienza dell’aver varcato una soglia pericolosa, la soglia dell’eccedenza dell’io. E di questo smanioso concentrarmi su me stesso, nell’illusione di sollevarmi sull’universo ebbro di una bellezza e di un’armonia senza pari, avrei pagato un prezzo molto alto. Avrei vissuto sì, al margine della volgarità, della cupidigia, del consumismo, del capitalismo soffocante, del perbenismo, della scuola, del sistema, della noia, ma sarei finito pure al margine di me stesso.”

Vita di Paese, di Maria Caterina Basile, edito da Nulla die, è un romanzo corale, intimo; l’impronta lirica, in una prosa di forte impatto narrativo, esula dalla narrativa in sé.

Vita di paese è poesia. Vita di paese è evocazione. Vita di paese è un frammento di cuore. Il cuore di coloro che lasciano la loro amata terra per cercare fortuna altrove. Ma a quale prezzo?

maria-caterina-basile-vita-di-paese1792896374.jpg

Se solo i sogni si potessero raccontare, l’anima peserebbe meno. Ma non esistono parole in grado
di farlo. Pulviscolo leggero, profumo di piante aromatiche del Sud; la macchia mediterranea nella notte, silenzio, raccoglimento.

Damiano Pellegrino aveva lasciato la sua terra giovanissimo, per andare in Svizzera, decide di farvi ritorno, preso dai rimorsi, si sente in colpa, un mostro:

…essendo arrabbiato con me stesso, mi ero convinto che gli altri vedessero in me il mostro che sentivo di essere. Dunque mi nascondevo da tutti e,comportandomi a quel modo, assecondavo le mie manie di persecuzione invece di combatterle.

Al suo arrivo in paese incontra il vecchio professore che lo invita a prendere un caffè, tra ricordi e riflessioni lentamente Damiano riprenderà a vivere la vita di paese. Tra i ricordi del suo amato padre, i ricordi del profumo del sugo sul fuoco

Vita di Paese è una riflessione, un’introspezione della vita e l’effetto che la vita ha sui giovani, in balia di due mondi, due Italie, o meglio un’Italia divisa a metà tra vincitori e vinti.
Ma in realtà siamo tutti perdenti perché la solitudine è un male che non si può estirpare facilmente.

Maria Caterina ha messo a nudo l’anima di noi tutti, di tutti quelli che per ragioni lavorative e non, si allontano dalle loro radici per un miraggio, e non a caso il paese di Damiano assume il nome di Miraggio.

Un miraggio che per Damiano ha un’altra connotazione, Miraggio non è un miraggio, la sua terra lo perdona e lui si perdona:

Il mare mi ha guarito: bruciando i miei occhi pieni d’astio, mi ha donato uno sguardo benevolo I miei sensi di colpa come granelli di sabbia: infiniti. Ne ho dovute percorrere, di strade, prima di arrivare al mare! Terreni rocciosi, cespugli minacciosi, vipere, spine...

Il tormento di Damiano è lacerante, si percepisce in ogni singola parola che l’autrice ci regala, in questo breve ma intenso romanzo. C’è passione, amore struggente, soprattutto.
In Damiano l’autrice ha racchiuso una storia tutta italiana, la nostra storia; il tema dell’emigrazione delle popolazioni meridionali è parte di un’Italia divisa tra nord e sud, un’Italia che lascia abbandonare le proprie terre, le proprie origini per un sogno.
Un romanzo, come dicevo intimo, dalle sfumature introspettive e psicologiche, che assumono via via un aspetto sempre più sociale.
La globalizzazione, il capitalismo effimero, la vendita dell’io per la concretezza, diveniamo mere pedine del consumismo selvaggio. Non è facile però; le condizioni sociali si nutrono della nostra anima, anche solo per un pezzo di pane. Tante sono le implicazioni, certo possiamo decidere di restare radicati al suolo natio, ma poi?

Sono scelte difficili, anch’ io a suo tempo feci la stessa scelta, si, nel cuore porterò sempre un pezzo della mia colorata terra, dei suoi profumi, il rumore del mare che placa la mia solitudine.

Non c’è bisogno di partire, di fuggire. L’unico viaggio da compiere è quello al centro di me stesso.

La scrittura di Maria Caterina è poetica, suggestiva, di una bellezza rara, un ‘opera che sono certa avrà un gran seguito perché, secondo me merita tantissimo.

“E la mia vita, la vita di poeta contraddittorio,
infelice, sempre in preda a sbalzi d’umore,
può avere pari dignità e bellezza?
Sì!”

Maria Caterina Basile è nata a Taranto nel 1981.
Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università del Salento.
È autrice di Timothy Leary. La religione della coscienza dalla rivoluzione psichedelica ai rave (Alpes Italia 2012).
Sue liriche sono apparse sulle antologie Quando ritorna la stagione aprica(Artemide 1999), Il Federiciano 2010 (Aletti 2010); sulla rivista «Gradiva, International Journal of Italian Poetry» (New York, 2011); sul blog Thema (2012); nei libri Sotto l’Albero delle Mele, Parole in fuga, L’indice delle esistenze, Il Federiciano –Libro Indaco, (Aletti 2013), L’indice delle esistenze – L’Italia, L’indice delle esistenze– I Ricordi (2014).
Attualmente vive in provincia di Lecce.

Articolo di Loredana Cilento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: