Recensione- Piccole vite infelici- Stefano Labbia

Titolo: Piccole vite infelici
Autore: Stefano Labbia
Edizione:Elison Publishing
Pubblicazione: 2017
Pagg: 96

“Esistenze frenetiche, convulse. A tratti gelide, prese da affanni e logorate dalla vita moderna, prevalentemente vissuta tramite mezzi meccanici ed elettronici. Forse alla fin fine vuote. Troppo occupate a fare e non a vedere. A creare, a lavorare, a guadagnare enon ad amare. Né se stessi né gli altri.”

Piccole vite infelici di Stefano Labbia, è il vincitore del Premio Elison 2017 come miglior romanzo inedito, e pubblicato da Elison publishing.

Sinossi
Giorni nostri. Quattro personaggi in cerca di pace nella quotidianità caotica del mondo (a)sociale del nuovo millennio. Quattro persone si incontrano, si sfiorano, collaborano, vivono, si amano. Poi si perdono di vista, perdono opportunità, occasioni, fanno scelte (talvolta opinabili), si maledicono. Come se niente fosse. Come se tutto ciò che hanno condiviso nel passato recente non avesse alcun valore. Né emotivamente, né lavorativamente.
Piccole vite infelici parla delle esistenze di Melina, Marco Marcello, Caio Sano e Maya in una
Capitale d’Italia glaciale, non per il freddo ma per la nuda e gelida umanità che la anima. Una Roma multiculturale nel 2015 che fa da sfondo alle vicende dei protagonisti bramosi di essere finalmente valorizzati dall’altro e maledettamente insicuri e complessati nei loro confronti al contempo. Una città, Roma, che sa amarli per poi nascondersi tra le pieghe della sua imponente fragilità, raggomitolandosi su se stessa per giocare al gatto con il topo con i suoi cittadini tutti. Che l’abitano, la visitano, la colorano. E poi la violentano brutalmente senza alcuna pietà.

Ma veniamo ai personaggi, tutti diversi tra loro, che si trovano però uniti o quasi per realizzare il loro sogno, ma con quali conseguenze?
Piccole vite infelici è una storia amara di antieroi, non vi aspettate i buoni sentimenti o i buoni propositi tutt’altro…

Caio Sano Aveva appena compiuto quarant’anni, e da tutti era soprannominato Caio Sano. Caio perché ricordava, seppur di origini toscane, un romano verace, sguaiato, contraddittorio e pigro. Sano perché si professava un ateo – che ce l’aveva col mondo intero– e dunque, secondo la sua coscienza, era uno dei pochi sani in un pianeta di pazzi. Caio aveva problemi di fiducia in se stesso.
Marco Marcello era un ragazzo sagace, spiritoso, capace e probo…
Maya giovane ragazza del sud con progetti ambiziosi voleva produrre una crew a budget zero.
Melina studentessa di lingue sognava di lavorare solo part-time.

Poi altri personaggi che orbitano attorno ai quattro che ne seguono le vicissitudini del progetto e che lo stesso fa fatica a decollare.
Una storia di riscatto professionale che s’intreccia con la vita privata di ogni personaggio, fino al lento e inesorabile destino.
La sete di successo a tutti costi verrà, in un certo senso, punita da un destino beffardo.
Personaggi vacui e vuoti, tristi a volte meschini, ognuno di noi potrebbe non riconoscersi in nessuno di loro, ma forse sotto sotto un po’ di loro c’è.

Il tema centrale su cui è basata questa bizzarra storia sono i sogni, sogni che cercano di realizzarsi, una sfida quotidiana fatta di capacità e competenze, che spesso, lo sappiamo, i riconoscimenti tardano ad arrivare, e spesso non arrivano mai.
I giovani che vogliono affermare ciò che per tutta la vita hanno desiderato, programmato, studiato affannosamente, sacrificando e votando la propria vita a quel sogno.
I protagonisti ci fanno riflettere e ci coinvolgono a tal punto che la loro storia diventerà la nostra in un crescendo di situazioni dai risvolti amari e tristi, ma sicuramente che lasciano una morale.

Sullo sfondo un’ambientazione metropolitana di una Roma stagnante, immobile, spogliata e violentata dal turismo e dalla frenesia, ma Roma è una citta di rara bellezza, esplorarla è sempre molto suggestivo, ogni pietra, ogni colore, ogni scorcio diventa uno spettacolo mozzafiato.

neo, ( ma forse è un mio limite) sono alcune sfumature nella scrittura che non scivolano come dovrebbero, ma in generale ho apprezzato molto le descrizioni, accurate ed evocative. I personaggi ben delineati si lasciano amare e odiare perché stimolano tanti sentimenti contrastanti.

Stefano Labbia, classe 1984, è un giovane autore italiano di origine brasiliana. Nato nella
Capitale, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Gli Orari del Cuore” nel 2016 per
Casa Editrice Leonida. Nel 2017 ha dato alle stampe la sua seconda silloge poetica dal titolo
“I Giardini Incantati” (Talos Edizioni) ed il suo primo romanzo “Piccole Vite Infelici”
(Edison Publishing). Nel 2018 per LFA Publisher uscirà la sua prima graphic novel da
autore e sceneggiatore dal titolo “Killer Loop’S” ed una raccolta di racconti, “Bingo Bongo
& altre storie” (Il Faggio Edizioni).

Articolo diLoredana Cilento

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