Recensione- La gente per bene-Francesco Dezio

Titolo: La gente per bene

Autore: Francesco Dezio

Edizione: TerraRossa

Pubblicazione: 2018

“Per la sera ti dovrai trattenere quanto serve e il sabato si viene. Ecco, preferisco dirlo prima: patti chiari, amicizia lunga. Tutte le ore in più che farai ti saranno pagate com’è giusto che sia, ma siccome ci sarà un eccesso di ore lavorate vedremo di non farle risultare in busta paga. Per te è un problema ’sta cosa qua?”

Inizio questa recensione dicendo che, il libro di Francesco Dezio (TerraRossa Edizione), ha il grande merito di affrontare, finalmente, un tema poco trattato nella letteratura contemporanea; le sinestre e subdole manovre del sistema imprenditoriale, avallato da una politica sociale che strumentalizza il bisogno primario dell’uomo: il lavoro.copertina_la_gente_per_bene

La letteratura industriale languiva di autori in grado di affrontare l’argomento senza peli sulla lingua; capitalismo, industrializzazione, impoverimento delle masse operaie e dei redditi, il tutto mosso da abili marionettisti politici che adescano l’elettore promettendo gustosi bonus, qualche dentiera, ma soprattutto la flessibilità! Già, la famosa “porcata” dei voucher che è servita solo a germinare altra evasione fiscale…

“Ruolo: progettista Autocad e SolidWorks.

Contratto: fino alla durata del progetto.

Pagamento: in voucher”

Nell’irriverente e sarcastico romanzo di Dezio non si prendono posizioni, se non quelle scomode di chi subisce, e per questo ci delizia con la sua geniale e pungente ironia, spaziando da un nano di merda, a un gay con l’orecchino e le sue fantasie culturali, il pagliaccio grillino, e  in fondo al barile, il più caustico di tutti, Renzi nato da una costola sbagliata, aggiungo viperamente.

Non si risparmia e non ci risparmia i retroscena del macrocosmo lavorativo, specchio distorto delle politiche compiacenti, l’inciuciamento, è il trend del momento; si massimizzano le produzioni, minimizzando i  costi, materie prime e salari.

dalla quarta di copertina

Con rabbia e ironia il narratore racconta il trascinarsi delle ore e dei giorni da disoccupato o come dipendente alle prese coi meccanismi insensati e truffaldini dell’imprenditoria, in una provincia specchio della nazione e sempre più abbandonata a se stessa. Dezio non si limita a raccontare la fine del lavoro e l’ingiustizia sociale, ma reinventa un linguaggio e una sintassi che sfruttano al meglio tutte le loro possibilità in un caustico romanzo che rilancia e porta avanti il discorso sulla precarietà, che sfoga l’amarezza per una politica inadeguata e per le disparità sociali che si perpetrano di generazione in generazione.

Francesco Dezio, interpreta, con un linguaggio nuovo e beffardo, il “tipico” meridionale in cerca di lavoro, che s’imbatte nelle astute e losche manovrine d’infimi imprenditori, che cercano  di spremere l’ignaro lavoratore.

Dalla sua prima esperienza lavorativa, si alterneranno in un crescendo di azioni e pantomime a dir poco beffarde dei vari datori di lavoro, Francesco giungerà all’unica soluzione possibile.

Ma non solo…

Si ripercorre un po’ la storia italiana, i vari settori industriali, evidenziando un particolare settore manufatturiero: la produzione dei divani.

Emerge anche una biografia de Il RE DEI DIVANI, amara e triste, anche lui fa parte de La gente per bene.

Abbiamo conosciuto Dezio con Nicola Rubino è entrato in fabbrica, La gente per bene segue il filone del romanzo industriale, in perfetta linea con il suo stile; sferzante, pungente, sottile, ma potente!

Articolo di Loredana Cilento

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