La realtà virtuale di Ernesto Aloia nella sua… vita riflessa – Recensione

Titolo: La vita riflessa
Autore: Ernesto Aloia
Edizione: Bompiani
Pubblicazione: 2018

Avete mai pensato all’eternità? No, non a quella biologica, bensì all’eternità virtuale, fluttuare nell’etere anche dopo la morte?
È Il fulcro della storia scritta, sapientemente, da Ernesto Aloia, nato a Belluno, torinese di adozione, ne La vita riflessa edito da Bompiani.
La vita riflessa è un romanzo che dà spazio a molte riflessioni, ma anche a molte domande e una di queste è: dove siamo disposti ad arrivare per avere un’identità perfetta nel mondo virtuale?
Ma soprattutto, la tecnologia digitale dovrebbe avere un auto-limite?
Ernesto Aloia prova a dare una risposta con il suo romanzo, affrontando un argomento ostico e controverso: la memoria virtuale che continua a vivere e a interagire in rete anche dopo il decesso.
Tutto ha inizio quando Marco, guardando un servizio sul fallimento della Lehman, riconosce il suo vecchio amico Greg Lamberti, che non vedeva da quasi quarant’anni, da quando, un avvenimento poco edificante, li aveva coinvolti e poi divisi.
I due si rivedono e Greg gli propone di entrare in un business tecnologico che cambierà totalmente il mondo virtuale e i profili social; Twins, che attraverso calcoli algoritmici, Ad azione profonda enfatizza l’immagine sociale, una vera e propria restaurazione dell’immagine, e dell’io virtuale, una sorta di costruzione di una nuova identità, perfetta agli occhi dei followers…

“il digitale è il futuro, è evidente”

Il programma di Greg si fonda su un sistema antecedente di videosorveglianza adottato dal governo americano, e Marco se ne renderà conto a sue spese.
Ma l’elemento scatenate per scardinare il progetto è il suicidio di una ragazza che continuerà a vivere in rete con Twins. Una vera e propria umanizzazione della rete che eternalizza la vita anche dopo la morte.

Parallelamente la vita privata di Marco subirà un arresto:

Ti sei ritirato da me e da Serena. Non camminiamo più insieme, non abbiamo più niente da raggiungere insieme. Stiamo qui ad aspettare, tu da una parte io dall’altra, chiusi in questa casa. Siamo fermi, bloccati.”
“Stiamo morendo”

Ma non solo; la figlia, Serena sta conducendo una ricerca sul nonno e la sua relazione con un soldato tedesco, in un passato che riaffiora, riportando alla luce uno degli avvenimenti più vergognosi della storia mondiale.

Un romanzo contemporaneo, ricco e illuminato; la costruzione narrativa utilizza termini, a volte poco fruibili, tecnicismi propri del settore, ma necessari per la corretta evoluzione della storia.
Una prima parte del romanzo ha uno sviluppo lento e cadenzato che via via accelera in un ritmo più veloce e vibrante; come in un thriller, la tensione sale e stimola fortemente il lettore con una scansione degli eventi sempre più incalzanti, il tutto potenziato da una scrittura lucida e ricca di espressività.
Ernesto Aloia analizza, scandaglia, sviscera un argomento a noi vicino estrapolando tutte implicazioni, una di questa è l’etica morale del testamento virtuale.
Un altro aspetto è dato dalla super sorveglianza alla quale noi tutti siamo esposti; non a caso in questi ultimi giorni, una tra le piattaforme social più famose, Facebook, è stata investita da una scandalo di proporzioni mondiali, la nostra privacy violata e venduta, mercificata, sotto forma di dati, ad aziende che se ne servono a proprio uso e consumo. Ma non solo, anche se il nostro account venisse cancellato, una parte di noi resterebbe nella memoria virtuale, un database che razionalizza, organizza, relaziona e proietta le nostre identità, da semplici ricerche di mercato a veri e propri battage pubblicitari, nel suo divenire inquietante.
La vita riflessa è un romanzo vero; la realtà vista come un’illusione, come una vita riflessa in uno specchio deformante, il nostro essere alterato e modificato anche solo per un Like.
Un moderno Narciso condannato a rimirarsi nello schermo del PC, ma il termine corretto che dà Aloia è Twins: la proiezione è il gemello, ma…

“I giorni, le stagioni, gli attimi non li puoi trattenere per piegarli a tuo piacimento”

Andy Warhol ha scritto: “La cosa migliore di una fotografia è che non cambia mai, anche quando le persone in essa lo fanno” e forse è questo che fanno le nostre vite sociali virtuali, fotografano il momento, offrono di noi un’immagine edulcorata, migliorata e lontana dalla realtà, siamo tutti la versione migliore di noi stessi o almeno così sembra, ma sotto lo smalto lucido che stendiamo, restiamo noi, con le nostre sbavature, le nostre mediocrità e la nostra umanità.

Ernesto Aloia (Belluno, 1965) Vive a Torino, dove lavora come bibliotecario. Per minimum fax ha pubblicato le raccolte di racconti Chi si ricorda di Peter Szoke? (2003) e Sacra fame dell’oro (2006) e il romanzo Paesaggio con incendio (2011). Da Rizzoli il romanzo I compagni del fuoco (2007).

Di Loredana Cilento

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