Recensione- Così crudele è la fine- Mirko Zilahy

Titolo: Così crudele è  la fine

Autore: Mirko Zilahy

Edizione: Longanesi

Pubblicazione: maggio 2018

Pagg: 418

 “Cerchiamo vie di fuga dai nostri incubi peggiori e quelli si ripresentano nelle medesime, orride, forme. Non c’è scampo, solo una mera distrazione, ma questo lei lo sa già. Lo sappiamo bene entrambi.

Sì, la vita è davvero buffa.

E la fine è così crudele.”

Mirko Zilahy firma il terzo e ultimo capitolo della trilogia del commissario Mancini e della sua squadra di profiler, Così crudele è la fine (Longanesi edizioni).

E lo fa in grande stile, con un tema decisamente spigoloso: l’identità.

Giustizia e realtà erano state le fondamenta dei capitoli precedenti, e devo dire che l’identità, è la sua conclusione logica.

Roma è sempre la protagonista, con la sua storia, con i suoi pregi e suoi difetti, affascinante ed enigmatica in un’atmosfera misteriosa e decisamente noir, ci trascina in mondo lontano che si fonde con il presente.

Enrico Mancini è alle prese con un serial killer che sfrutta i monumenti storici come ambientazione per i suoi delitti.

I corpi delle vittime subiscono l’asportazione di alcune parti del corpo, con un significato ben preciso che non viene trascurato dalla squadra di Mancini, un vero e proprio puzzle di carne e ossa.

Parallelamente ai delitti, il nostro amato commissario sarà alla ricerca di se stesso avvalendosi dell’aiuto della dottoressa Antonelli, affranto dalla perdita della moglie si chiude in un lutto patologico.

Le tessere di questo macabro rompicapo, s’incastreranno per dare l’identità al killer degli scavi archeologici.

L’archetipo dello specchio dovrebbe riflettere la nostra identità, ma se questo stesso riflesso non fosse quello che ci aspettiamo?

Se quello che vediamo ci spaventa?

La simbologia dello specchio come metafora della vita, ma soprattutto della morte:

«È così. Abbandonano la speranza, cedendo lentamente al buio. Ecco, sono questi i due concetti chiave. La disperazione e lo spettacolo che produce e rappresenta per l’assassino. Li osserva confusi nel buio, di fronte a una morte certa e percepita come inevitabile. Li ascolta nell’ombra mentre si smarriscono, perdendo ogni riferimento, sciogliendosi nello specchio nero della morte.

Un altro interessante riferimento è l’acqua; tutto inizia e finisce nell’acqua.

L’acqua che disseta, che sgorga, che stilla dalle fontane, che scorre nel più antico acquedotto al mondo, La Citta dell’Acqua, a distribuire il suo fluido voluttuoso.

E ancora il buio…denso, vuoto, pesante, avvolgente che toglie il respiro soprattutto quello delle inconsapevoli vittime, sepolte nella loro bara di anima, condannati a smarrire il tempo e lo spazio, privandogli di un bene fondamentale, l’identità.

Le parole di Mirko si trasformano in immagini, e queste, in scene di Roma antica, in cui, certo, non brillavano per rettitudine. Il mito delle vergini vestali e le inquietanti punizioni che infliggevano, sono lo sfondo a una trama ricca e articolata, che si snoda grazie alle illuminati intuizioni del nostro commissario.

Un thriller intelligente che sfrutta metafore e luoghi antichi per costruirvi una storia di vita e di morte.

Con vivida maestria, en passant, nella storia sono inseriti spaccati di cronaca nera attuali, che ne potenziano la struttura e la narrazione.

Un ritmo cadenzato, scandito dallo scorrere del tempo e dalle acque di una Roma sempre più protagonista indiscussa, come un’amante indomabile, si alterna a momenti ricchi di pathos e adrenalina.

«Ci sono finiti tutti, nel buio. E gli ultimi momenti, Enrico, sono quelli in cui ci si rende conto di non esistere davvero, finché non ci si trova di fronte alla morte. Solo allora l’uomo capisce che l’io non esiste, che è tutta un’autofinzione, che nello specchio», lo scrutò con un ghigno, «ci si perde sempre.»

Complimenti a Mirko.

Mirko Zilahy è nato e vive a Roma. Laureatosi in Lingue e Letterature Straniere con una tesi su Dracula di Bram Stoker, ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino, dove ha insegnato Lingua e Letteratura Italiana. È giornalista pubblicista e collaboratore del Corriere della Sera, nonché traduttore letterario dall’inglese (ha tradotto, tra gli altri, Il cardellino di Donna Tartt, premio Pulitzer 2014). I suoi romanzi È così che si uccide e La forma del buio (entrambi pubblicati da Longanesi) sono stati grandi successi di pubblico e di critica non soltanto in Italia: usciti nei principali paesi europei, tra cui Germania, Spagna e Francia, hanno contribuito all’affermazione del thriller letterario italiano all’estero.

Articolo di Loredana Cilento

3 risposte a "Recensione- Così crudele è la fine- Mirko Zilahy"

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