La geografia della vita secondo Stefano Solinas in L’atlante dei destini di Cristiano Denanni- Recensione

“Se pensate che la storia che vi sto raccontando sia falsa, regalatemi una moneta, se pensate che sia vera, no.”

Stefano Solinas, fotografo e docente all’Università di Antropologia Sociale di Torino, fu assassinato in circostanze misteriose nel 2015.

Al tempo Stefano stava portando a termine un progetto, come dire, particolare, audace per la letteratura contemporanea, ma che sicuramente avrebbe scaturito nel lettore un interesse speciale.

Stefano Solinas raccoglieva materiale per un romanzo nuovo, unico nel suo genere: il professore stava disegnando una mappatura sociale dell’uomo, attraverso le storie di vita vissuta di persone comuni che narrano se stessi.

La raccolta sarebbe diventata un atlante di vita, un vissuto unico, frammenti, e porzioni di momenti, situazioni ed eventi.

La geografia di queste vite, tracciate da Iste (come spesso viene nominato all’interno dei racconti) sono apparentemente slegati tra loro e il cui unico filo conduttore è lo stesso professore.

L’esordiente Cristiano Denanni, con L’atlante dei destini (Autori Riuniti Edizioni, giugno 2018, pagg.160) ha, in un certo senso, realizzato, questo progetto, raccogliendo gli scritti di Solinas in questa sua opera ardita; da Esmeraldas, Ecuador, ci arrivano immagini di un luogo che non ti togli più di dosso

“Esmeraldas è la misura esatta della distanza fra le parole e le intenzioni. Nessuno potrà dire d’averla vista senza aver provato fastidio e desiderio nelle membra. Senza averle permesso di entrare dove non c’è null’altro che la paura di ciò che ci attrae e che non conosciamo”

E così prendono vita personaggi dall’animo semplice, ma nobile, nei loro mestieri poco comuni o fuori dalle regole:

Io mi chiamo Therese e faccio la puttana”

Un lavoro che svolge con poche regole ma ferme come pilastri, una voce che per molti potrebbe suonare stonata, ma che narrando la sua vita ci fa riflettere.

Therese narra il vissuto suo e dei suoi cliente, perché la sua vita non potrebbe essere raccontata se non parlasse anche di loro.

Tutte le storie narrate come sogni, desideri, ma anche tragedie, vita, morte, tristezza e felicità: Istè chiese a ciascuno di loro di scrivere se stesso, lo fece davanti a un daiquiri, ascoltando musica locale all’Avana; lo fece dopo una notte con Therese, e lo fece in Sudafrica con il ragazzo che disegnava sogni.

A molti potrebbero sembrare storie infelici, ma come dice la tassista Eleonora è tutto una questione di prospettiva…l’amore, il lavoro, la vita.

Una raccolta di racconti, veri, sinceri nel loro divenire, ricco di echi letterari, ma soprattutto L’atlante dei destini è un lungo viaggio riflessivo che dà forma all’esistenza dei singoli.

L’autore sottolinea come sia una lettura molto personale, perché alcune storie potrebbero non interessare, il libro non contiene sfumature o personalizzazioni, ma a mio parere non soffre di alcuna mancanza o abbellimento.

In verità vi dico che L’atlante dei destini esercita il fascino della letteratura immortale, celebra con sapienza la vita, in ogni parte del mondo, a dispetto del colore della pelle, della cultura di appartenenza o dallo stato sociale.

Cristiano Denanni è nato a Torino nel 1974, ma nelle vene ha sangue misto pugliese/sardo/piemontese. Ha scritto e pubblicato per Il Fatto Quotidiano (online), per Nazione Indiana, e per la rivista letteraria (cartacea) Effe – Perdiodico di Altre narratività.

“L’atlante dei destini” è il suo primo romanzo.

Articolo di Loredana Cilento

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