Gli equilibristi e i funamboli di Ettore Zanca …E vissero tutti feriti e contenti-Recensione

Titolo: E vissero tutti feriti e contenti

Autore: Ettore Zanca

Edizioni: Ianieri

Pubblicazione: 2017

Pagg: 128

Prefazione: Enrico Ruggeri

«…in questi racconti emerge prepotentemente la sua voglia di capire, di raccontare, di fraternizzare con chi sta faticosamente cercando il suo angolo di felicità.» Enrico Ruggeri

Singolare, sbalorditivo ed emozionate, tre parole che racchiudono ciò che ho provato “ad assistere “ allo spettacolo messo in scena da Ettore Zanca nel suo libro “E vissero tutti feriti e contenti, Ianieri Edizioni, 2017.

Ettore si è macchiato di un grave crimine, anche lui come uno dei suoi personaggi (Lo spacciatore…di sogni), ha spacciato “impunemente” un sogno ardito, audace.

Lui ha raccontato, ha sussurrato, ha urlato, di aprire gli occhi di fronte al dolore, alle diversità, alla povertà, all’oscurità che abita nei cuori dei più deboli, dei reietti, dei diversi.

E così, immagino un Grand Chapiteau ergersi fiero sulle nostre teste, per dare l’avvio al più grande spettacolo del mondo, lo spettacolo della vita.

Immagino quest’uomo che tiene per mano il suo bambino, stringe quella piccola e innocente manina, lo guarda con aria sognante di chi avrebbe voluto dare di più.

È un uomo ormai stanco, avvilito, disincantato, deluso.

Ettore Zanca indossa il costume da banditore di circo e presenterà uno a uno gli equilibristi della vita, i funamboli delle bollette di fine mese, e tutto senza rete di protezione.

Ma ci saranno anche gli animali, i mostri, non quelli che conosciamo  dall’aspetto orrendo e bizzarro, i mostri di Ettore sono quelli oscurano il cuore…

Volete saper chi sono? La miseria, la disperazione, che giovano solo alla tristezza  lasciando cicatrici e pensieri nell’anima.

Attraverso una trasposizione simbolica, prendono vita personaggi ormai in via di estinzione;  l’ultimo uomo onesto che rischia di contagiare il paese ormai imputridito dalla corruzione, dalla connivenza, dalle raccomandazioni; Lo spacciatore di sogni che fa credere alle persone

che possono fare cose diverse da quelle per cui il nostro governo ha deciso di destinarle secondo il loro programma di inserimento, i sogni sono fuorilegge da anni, sono pericolosi.

E ancora il Pregiudizio e la Presunzione che assumendo un aspetto quasi umano, acquistano nella loro bottega di fiducia, non a caso a Label Town, il paese dell’etichette, pezzi di dignità nel sottobosco delle maldicenze, divorando con gusto il si dice che

Un padre che viene accusato (ingiustamente) della sparizione dei due figli, ritrovati senza vita in un pozzo per una fatalità, una disgrazia, nient’altro.

«E allora come fate a sapere che è carne di colpevole pura?»

«Assaggiala, una carne così buona non vuoi che sia di colpevole? E poi basta guardarlo in faccia, ha il viso da colpevole, da cattivo. Dai, assaggia, vedrai che non ci siamo sbagliati».

Mise un boccone in bocca.

«Buona è buona. No, hai ragione è stato lui.»

Attraverso una scrittura illuminata, brillante, dagli echi poetici, Ettore Zanca ci narra una vita che ferisce, ma non uccide, una vita non brillante, non edulcorata, anzi aspra dal sapore quasi ancestrale, ma che ci guida verso un barlume di luce, lì in fondo al tunnel c’è sempre una luce, flebile, appena percettibile, ma c’è.

Si attinge al vissuto, a fatti di cronaca e non, a momenti, attimi di vita, uno spaccato su ciò che è stato o poteva essere.

I racconti viaggiano in parallelo, ma con un unico obiettivo, un monito, una speranza quella che resta in fondo al vaso di Pandora, quella stella che ci indica il percorso, la via della salvezza, che consente di passare oltre il dolore, come? Con la stessa consapevolezza dantesca,

L’amor che move il sole e l’altre stelle.

Non resta che pagare il biglietto all’uomo con il bambino…una promessa è il suo prezzo

«La vita non è un cane da lasciare in autostrada perché diventata ingombrante e fastidiosa. Purtroppo, che le piaccia o no, lei deve vivere come un albero che ha il dovere di andare avanti perché i rami mettano fiori.

Perché questo mondo ci ha dato un compito, vivere.

Vivere finché si può.

Vivere finché ogni giorno si rammendi all’altro e ogni ferita si suturi».

Sperando che lo spettacolo sia stato di vostro gradimento o anche soltanto abbia stuzzicato la vostra curiosità, vi lascio con un consiglio…lasciatevi trasportare da questa bellissima lettura.

Perché alla fine…Vissero tutti feriti e contenti.

Ettore Zanca è nato a Palermo nel 1971. Scrive per «lo Gioco Pulito» la redazione sportiva in partnership con «Il fatto quotidiano», ha collaborato con diverse testate online. Ha scritto: Polvere (2011); Vent’anni (2012), con Daniela Gambino, dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e vincitore del premio speciale per la legalità La torre dell’orologio; Zisa Football Club (2012); Stiamo arrivando (2016); Oltre la linea bianca (2017). Con il racconto Meglio essere Peter Parker ha vinto il concorso letterario “Fame di Parole” della Società italiana di psicologia e criminologia. Il suo racconto Palermo-Torino, è stato pubblicato dalla edizione domenicale de «La Repubblica»

Articolo di Loredana Cilento

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