Hostia-L’innocenza del male di Federico Bonadonna-Recensione

“ C’è qualcosa di profondo che mi lega a questo territorio infame e adesso so anche cos’è.”

Dal cuore del litorale romano arriva una storia complessa e dolorosa, una storia ambientata nel degrado urbano, ma soprattutto nel degrado umano.

Federico Bonadonna, attraverso l’idioma romanesco, esasperato, disordinato, sgraziato, ci stravolge con un romanzo dai forti contenuti sociali e morali.

Hostia, l’innocenza del male (Round Robin edizioni, 2018 pp.427) ci spiazza, ci scuote, ci inquieta.

Emma è una bambina di sette anni trascinata dalla madre all’ufficio del servizio  sociale, urlando la sua repulsione nei confronti della figlia che si masturba a sangue.

“«Stateme a sentì, er problema è mi fija, si nun v’a pijate voi, la mollo a Cesare».

«E chi sarebbe?»

«’O zio».”

“«Questa cià er diavolo dentro», dice Valeria facendo il segno della croce”

Il caso viene seguito da Martino, psicologo e responsabile del centro, e anch’egli con un  passato di disagio familiare, un passato che lentamente riaffiora quando riprende le sedute psicoanalitiche.

Siamo negli 80, nella aria risuonano i successi di Madonna, si avviava il processo rivoluzionario di Gorbaciov e della sua Perestrojka, Maradona a Napoli faceva sognare i tifosi.

E poi ci sono le prime leggi in fatto di adozioni e affidamenti, fino ad allora in materia di minori, l’Italia era ancora in fase germinale, e le istituzioni rallentavano il processo, affidandosi a una burocrazia lenta e svogliata.

Martino si fa largo piano piano attraverso le ingerenze istituzionali, per salvare una bambina dalla sua famiglia, da un contesto disfunzionale, in cui la madre si prostituisce e il padre entra ed esce di prigione.

Cresciuta in un ambiente insalubre, sporco, senza luce e gas, la bambina subisce maltrattamenti e abusi sessuali, un abominio perpetuato sin da piccola, violenze inaudite e brutali che inevitabilmente le provocano traumi psicologici scioccanti.

Hostia, il cui significato è vittima, è un doppio abuso, fisico e morale.

Un libro ricco, complesso, potente e chirurgico nelle descrizioni, senza filtri linguistici al contempo curato e dagli echi poetici. Federico scava negli abissi di una Roma urbanizzata ma lasciata a se stessa , fino alle spietate macchinazioni politiche delle istituzioni.

Una storia che pone al centro la violenza sui minori, dove il bene si confonde con male, ponendoci questo interrogativo.

Martino ed Emma vivono entrambi bloccati in un triangolo di follia adulta, Martino prima, Emma poi.

La violenza scaturisce altra violenza, in una esclation dell’odio; riavvolgendo il nastro delle loro vite le violenze sono iniziate ancor prima della loro nascita, gli abusi come eredità ancestrale, di generazione in generazione.

La conclusione nel 2006 con una consapevolezza…

“ Ci unisce una catena di abusi incommensurabili tra loro (ma, come diceva la mia analista, non si tratta di fare una graduatoria). Ci unisce anche una parola che oggi va di moda: resilienza. Ecco, noi, in misura diversa e con storie diverse, siamo resilienti.”

Che dire?! Un libro straordinario che travalica la concezione della narrativa moderna, struggente e doloroso, che trafigge la pelle, scolpisce i nervi e i muscoli.

Federico Bonadonna ha lavorato vent’anni nel settore delle politiche sociali. Dal 2008 vive e lavora all’estero come antropologo.

Articolo di Loredana Cilento

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