Coniugando l’amore con Annalisa Giuliani –

Il mio viaggio virtuale mi porta nella città abruzzese di Atessa, in provincia di Chieti; mi addentro nel centro storico e il mio sguardo è rivolto all’antico duomo in stile gotico, di San Leucio, ma non solo…sono qui per incontrare Annalisa Giuliani, scrittrice esordiente con il romanzo breve, L’amore coniugato edito da Ianieri.

Annalisa  è vincitrice, inoltre, di concorsi per racconti brevi, una menzione speciale nel 2013 e il premio della giuria tecnica del Premio John Fante.

Grazie Annalisa per essere qui con me.

A: grazie a te per questo spazio, è sempre bello parlare d’amore, di letture e altre simili amenità.

«Tutto, tra loro, ebbe inizio con una domanda sfacciata e una risposta stentata.»

Chi era Annalisa Giuliani prima de L’amore coniugato?

A: la stessa di oggi, una mamma a tempo pieno, un’avvocato un po’ pentito, una insegnate di sostegno impegnata a costruire una scuola che parli una lingua  di parole plurali. Una lettrice compulsiva con  il piacere della scrittura che bussa costantemente alla mia porta.

Il tempo non è mai stato una linea. Il tempo ritorna. Tornano le stagioni, le maree, le lune. I nodi si sciolgono. Le domande trovano risposte.

Che cos’è il tempo per Annalisa? Il tempo in questo libro è una costante …ma soprattutto quand’èl’ora muta delle fate”? (Ivano Fossati)

A:Credo che il tempo sia un’invenzione propriamente umana: il passato alle spalle, il futuro davanti. Credo che nella vita invece tutto si ripeta, un po’ come la filastrocca che ci raccontavano da piccoli “c’era una volta un re. Seduto sul sofà….” Anche nella vita, prima o poi, ci si ritrova là dove ci si è incastrati, là dove il tempo si è fermato , là dove dimora il dolore irrisolto. Anche se i cerchi diventano sempre più larghi.

Mi affascina il concetto del qui e ora. Vivere l’istante: il solo tempo in cui la vita può essere afferrata, provata, sentita, ma  ognuno di noi ha un percorso personale complesso. E spesso come dice Epicuro , la vita si perde nei rinvii. Oggi comunque non porto più l’orologio.

C’è poi un tempo del sogno ed è “L’ora muta delle fate”. La leggenda vuole che in ogni bosco, in ogni brughiera, in ogni foresta c’è un momento  in cui il mondo fisico incontra l’ infinito, è quella l’ora muta in cui la parte si ricongiunge al Tutto e le fate iniziano a danzare. Così avviene per i protagonisti del libro divisi dal destino e ignari dell’esistenza degli altri. Mondi separati e paralleli che si ricongiungono grazie all’amore

Che forma ha l’amore?

A: che coss’è l’amor canta Vinicio Capossela? Difficile rispondere. Forse ha la forma delle semplici cose. Oggi direi che ha la forma dei fili di seta nelle mani di mia madre, che instancabili tracciano sui lini ricami precisi, si intrecciano per  raccontare tante storie tutte d’amore e una storia su tutte che è coniugazione perfetta.

L’amore coniugato celebre anche la letteratura, la poesia, la musica…

A: . La scrittura è un piacere che mi viene dall’innamoramento precoce della parola scritta. Come Enea, protagonista del romanzo, ho sofferto d’asma e quando ero costretta a letto cercando di respirare mi calmavano solo le storie che mi leggeva mia madre e che poi ho iniziato a leggere da sola saccheggiando la biblioteca del paese. Anche La musica è sempre stato un elemento naturale, mia madre cantava, mio padre suonava l’armonica, mio fratello nella banda del paese, e io contralto nel coro.  Le parole e la musica sono parte di me nel libro c’è la mia dichiarazione d’amore per entrambe.

L’amore e le sue mille sfumature, l’amore anche verso la scrittura che emerge imponente tra le righe del tuo romanzo: le parole necessitano di essere pronunciate, sussurrate, gridate…

A: la parola è il luogo dell’incontro. È il principio di ogni nuovo racconto. Attraverso la parola ci si racconta, si racconta il proprio mondo a se stessi e agli altri. La parola è la voce del proprio sé   che si avventura nel mondo.

«Che peccato è l’amore, quando genera altro amore?»

A: In tutte le sue declinazioni, in tutte le sue coniugazioni, l’amore  non è mai peccato.

Hai dedicato una cura speciale alla creazione dei tuoi personaggi, e la descrizione dei loro sentimenti, in un certo senso sono tutti protagonisti?

A: ogni personaggio è un ingranaggio necessario per far funzionare il meccanismo.  E’ una tessera necessaria a completare il mosaico. Tutto si ricompone, infine,  e a raccontarlo sarà la voce di un   bambino che narrerà la sua favola al mondo degli adulti.

E ora un po’ di te…

com’è cambiata la tua vita –  se è cambiata – dopo L’amore coniugato?

A: non è cambiata, sono la stessa persona ma con una consapevolezza in più: la scrittura come scrive il mio amico  Sandro Bonvissuto nella nota che introduce il libro non è qualcosa di estraneo alla vita , o addirittura stravagante,  ma è il mio modo per resistere alla “normalità” della vita.

Un buon scrittore è prima di tutto un grande lettore, e mi sa che tu sei una grandissima lettrice e si legge molto di te nel tuo libro, della tua passione per la letteratura

A: certo sono una lettrice compulsiva, una accumulatrice seriale di libri.

La lettura è sempre stato il mio spazio libero, ho incontrato libri che mi hanno raccontato il mio sentire prima che io sapessi trovare le parole per dirlo. Libri che mi hanno ispirato, guidato, tenuto compagnia. Quando apriamo un libro, apriamo finestre sul mondo per meglio capirlo e per meglio capire noi stessi. Leggere è una forma di educazione sentimentale.

per curiosare un po’…

Il libro che avresti voluto scrivere assolutamente?

A: ho amato tanti libri, ho letto nelle parole dei “grandi” la forma sublime per esprimere un pensiero che nella mia testa aveva forma ingarbugliata.  Tra i tanti: “Un divorzio tardivo”; “Sostiene Pereira”; “l’amore ai tempi del colera”, “Aspetta primavera Bandini”.  Facciamo così, come la scrittura mi ha fatto incontrare tanti amici nei concorsi letterari, dico che avrei voluto scrivere “Jam Session” di Matteo Poletti, scrittore della Val di Susa, di cui inizierò a leggere il suo nuovo libro “Splendida giornata per un funerale” perché è bravo e perché in Matteo ho riconosciuto una anima bella e affine e perchè gli voglio bene.

…di contro, quello che non avresti mai scritto?

A: da buon avvocato mi avvalgo della facoltà di non rispondere. In realtà se penso ad un libro che non avrebbe mai dovuto essere scritto è “Se questo è un uomo”. Nessuno come Primo Levi ha saputo raccontarci la follia dell’uomo sull’uomo, ma quel  sonno della ragione non avrebbe mai dovuto generare quei mostri e Primo Levi non avrebbe dovuto mai vivere sulla carne e nell’anima quell’orrore e oggi sarebbe ricordato per quel meraviglioso libro che è “La chiave a stella”.

Pensi che l’editoria stia cambiando con l’avvento del self publishing, del crowdfunding, e che sia un nuovo modo per fare, appunto, editoria?

A: credo che il mondo dell’editoria sia complesso e oggi essere editori è quasi un lavoro eroico, quando mi chiamano scrittrice, mi sembra una usurpazione di titoli, penso a tutti gli scrittori che popolano le mie librerie e non posso che sorridere quando mi attribuiscono questo titolo di cui ho pudore. Mi ritengo una privilegiata per aver incontrato un editore che ha creduto nel mio libro, assumendosi tutti i rischi di pubblicare una sconosciuta. Non ho mai pensato di pubblicare con self publishing, o crowdfunding, oltre a chiedermi se sono brava a  scrivere dovrei chiedermi se sono una brava comunicatrice e una buona venditrice, troppe domande per me che sono persona semplice.

Credo anche che chi abbia un sogno debba tentare tutte le strade. Dipende dall’ostinazione del sogno forse.

Prima di lasciarti ci sveli il tuo prossimo progetto?

A: sto scrivendo, non so bene dove mi porteranno questi nuovi personaggi che si stanno muovendo nella pagina bianca del mio PC. Sto scrivendo   e sono felice.

Ringrazio Annalisa per questo incontro per me davvero illuminante, e mentre ci perdiamo tra le bellezze di questa terra, ripenso al suo meraviglioso romanzo che vi consiglio di leggere, perché? Semplicemente perché è bello!

Intervista a cura di Loredana Cilento

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