Il futuro dopo Lenin-viaggio nella “fantomatica”Transnistria vista dal collettivo Volna Mare -Recensione

Titolo: Il futuro dopo Lenin – Viaggio in Transnistria

Autori :Volna Mare

Editore: Dots Edizioni

Pubblicazione: 2018

“Prima di intraprendere un viaggio in Transnistria, frequentare un corso di difesa personale, prendere il porto d’armi, munirsi di un kit di sopravvivenza e indossare sempre un giubbotto antiproiettile.”

Benvenuti nel «buco nero d’Europa»

Questo è ciò che viene scritto su molte testate giornaliste a proposito della Transnistria, e il collettivo Volna Mare, alias Simone Benazzo, Marco Carlone e Martina Napolitano, hanno voluto sfatare queste “dicerie” intraprendendo un viaggio molto singolare; partendo da Torino, attraversando il confine con la Slovenia, un salto in Ungheria, dove non può mancare di fermarsi al Memento Park di Budapest, un museo alla luce del sole, passando dalla Moldavia fino ad arrivare su quella striscia di  terra, ai confini con l’ex Unione Sovietica: la Transnistria. (sulla sponda a sinistra del Dnestr)

Un reportage ricco ed esaustivo, edito da Dots Edizioni, dove i pregiudizi e gli stereotipi vengono lasciati al di fuori dello sguardo sincero dei tre ragazzi che ci hanno mostrato una terra che nessuno realmente conosce.

A bordo di una macchina, caricano le valigie, un piccolo frigo e vivere in scatola per un viaggio speciale nel cuore del post-socialismo.

La prima tappa in Ungheria permette al collettivo di conoscere il primo dei tanti protagonisti, che via via si alterneranno fino alla fine del viaggio, e mostrerà loro una Budapest nuova…

«Tutto ciò che puzzava di socialismo, Russia, cirillico, Marx, stelle rosse e compagnia danzante è stato mandato dritto in pensione. Ora, con Orbán, sono tornati di moda gli anni Trenta».

Anche se…

«Il capitalismo che marcia calmo e vittorioso alle spalle all’Urss».

Il futuro dopo Lenin, però non è un saggio di quelli incomprensibili dove a sentir parlare di comunismo, Stalin, Lenin, o periodi post-bellici, ci spaventiamo per una conoscenza lacunosa Il futuro dopo Lenin ci accompagna per mano in un viaggio talmente piacevole da non esserne intimoriti neppure di fronte agli Stivali di Stalin.

Parallelamente al viaggio dei ragazzi, i numerosi cenni storici, scritti anch’essi con lo stesso spirito disincantato e per nulla pretenzioso, ci illuminano sui fatti che hanno portato alla caduta del comunismo, conservando però quei simboli che li hanno resi austeri e che ancora oggi, intimoriscono di fronte a imponenti e solenni strutture urbanistiche tipiche del regime.

E come dicono loro «l’attesa amplifica il piacere» prima di dirigersi in Transnistra un salto nei villaggi romeni e poi via verso ”il buco nero d’ Europa”.

Devo dire che, i tre viaggiatori hanno scattato una fotografia di quei luoghi, delle persone, dei loro modi di vivere e finalmente abbiamo potuto  ascoltare dalla loro voce, ciò che pensano di della terra di appartenenza, dei confini, dei loro sogni soprattutto.

«Per quanto la Transnistria venga spesso dipinta come un avamposto russo su suolo europeo, la volontà di annessione viene più da Tiraspol’ che da Mosca, la quale rimane comunque il suo stato patrono a livello economico. La piccola repubblica non riconosciuta ha infatti chiesto più volte l’annessione alla Russia.»

Effettivamente questo libro è qualcosa che non c’era, ma che ci doveva essere, essenziale e fresco; ironico sui paradossi e scanzonato sulla storia che spesso si è lasciata consumare e influenzare dai pregiudizi.

Il futuro dopo Lenin ha dato una voce a quella popolazione che ha vissuto con stoicismo, guerre, e separazioni, il rifiuto di annessione alla Russia, anelato dal popolo transnistrio.

Dopo aver macinato chilometri, anche su mezzi di fortuna e aver incontrato stravaganti personaggi che non verranno certamente dimenticati, i folli viaggiatori hanno intrapreso un viaggio senza troppe aspettative, hanno raccontato, a dispetto di chi non credeva fosse possibile tirare fuori un libro come questo.

…e ora non mi resta che presentare il collettivo Volna Mare

Martina oscilla costantemente tra campanilismo friulano e internazionalismo post-sovietico. Conosce il russo per caso a quattordici anni, se ne appassiona e non smette più di studiarlo. Ama pressoché tutte le città e i luoghi in cui ha vissuto: Vilnius, Mosca, la California, Pordenone, e anche quelli in cui è solo passata.

Marco è nato una settimana prima della Caduta del Muro di Berlino, e fin dall’infanzia non si vuole rassegnare al fatto che il tempo scorra implacabile. Nel tentativo di fermarlo, si inventa di tutto: sviluppa passioni forti e virulente per le locomotive e i treni antiquati, diventa fotografo; come se fosse ancora negli anni Novanta, finisce addirittura a fare il percussionista in un paio di band.

Simone, detto “Benny”, cresciuto all’ombra delle Alpi Retiche, fin da piccolo si contraddistingue per una spiccata tendenza alla riflessione pseudo-filosofica e per una insofferenza generale a regole e ordine. Le maestre contro cui lanciava le castagne lo punivano mandandolo a “pensare” lontano dai compagni durante la ricreazione, di fatto aumentando la sua innata attitudine meditabonda. La semiotica attira il giovane uomo a Bologna, ma poi è il richiamo dell’Est ad avvilupparlo maggiormente

Articolo di Loredana Cilento

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