Nel magico mondo dell’illusionismo- Il commissario Botteghi e il mago L’ultima illusione di Wetryk di Diego Collaveri-Recensione

Titolo: Il commissario Botteghi e il mago – L’ultima illusione di Wetryk

Autore: Diego Collaveri

Edizione: Fratelli Frilli

Pubblicazione: Ottobre 2018

“L’eco lontana dei fasti del suo nome risuonò nel mio immaginario.

Chi di noi non ha mai subito il fascino di un mago?”

La vita dell’illustre mago livornese Wetryk, viene ripercorsa egregiamente dallo scrittore Diego Collaveri, nel suo ultimo libro, pubblicato in questi giorni, da Fratelli Frilli Editori, Il commissario Botteghi e il mago L’ultima illusione di Wetryk

Antonio Pastacaldi, in arte Wetryk, mago vissuto nella prima metà del secolo scorso, si ritirò dalle scene all’apice del successo, dopo la nascita della figlia, il mago che aveva ricevuto l’onore di esibirsi per i reali di Spagna, lasciò la magia, forse per dedicarsi al suo più grande amore, Liliana.

La storia di Wetryk s’inserisce nella nuova indagine del commissario Botteghi, la quarta dopo L’Odore Salmastro dei Fossi, Il Segreto del Voltone, La bambola del Cisternino,con l’intento di dare voce e visibilità a una figura dimenticata del  passato livornese, caratteristica predominante dei lavori di Collaveri.

Un’idea a mio parere straordinaria, gli elementi della finzione si mescolano nel contesto sociale del tempo, dalla costruzione della villa di Pastacaldi, dove poi viene ritrovato il cadavere del notaio incaricato della vendita, ai segreti che si celano al suo interno.

Tre illusionisti interessati all’acquisto della villa, forse custode dell’ultimo trucco di Wetryk, quello che avrebbe segnato il suo ritorno.

Nero su bianco in una lettera scritta da Pastacaldi…

«Si trattava solo di una missiva a un amico in cui Pastacaldi si informava sulla sua salute; da quel che si capisce, questa persona era stato un impresario di un teatro a Rio De Janeiro, in cui il mago si era spesso esibito» disse. «Ma tra quelle righe, c’era scritto qualcosa di veramente esplosivo».

Nero e bianco come le scacchiere, che tornano come un elemento chiave e simbolicamente affascinante nell’immaginario collettivo.

Ma per far fronte a questa indagine, dove tutto sembra un trucco, un’illusione, Botteghi deve ripercorrere la vita del mago, dalla sua nascita, che all’epoca già sembrò un trucco, al suo  ritiro.

Ma se tutto fosse una mera illusione? Un sogno che svanisce al battere di una bacchetta?

Ha ragione Silvan nella sua prefazione; Diego Collaveri è davvero bravo, anche nella prestigiazione, dissemina indizi, piste da seguire, e il lettore avido raccoglie, confronta, elabora per giungere alla soluzione, amara e talvolta cruda.

Il mito di Wetryk è forse destinato a dissolversi nel tempo, come sabbia al vento, di lui si narra che osservasse la sua Livorno dalla finestra del suo studio, la stessa Livorno protagonista tanto amata da Diego, nel suo vernacolo, nella descrizione dei piatti tipici che quotidianamente consuma Botteghi grazie ai manicaretti di Mariella, e ancora le descrizioni dei luoghi più cari allo scrittore ricchi, pieni, avvolti in un’atmosfera quasi idilliaca, ma non per questo perfetti.

E veniamo al tema centrale, quello che caratterizza poi lo stile inconfondibile dei romanzi:

pur inconsapevolmente, i personaggi protagonisti della storia sono uniti dallo stesso filo conduttore; l’amore tra un padre e un figlio.

Storie di famiglie, storie romantiche e commoventi che s’intrecciano in un giallo sapientemente costruito, Botteghi lascia momentaneamente la sua iconica aria burbera e schiva, per un lato romanticamente umano.

«L’amore per un figlio è più grande di tutto il successo del mondo»

«Questo era Pastacaldi. Non solo un artista immenso, ma anche un grande

uomo che amava la sua famiglia più di ogni altra cosa. “

E poi ci sono i rimandi letterari, citando Mario e il mago di Thomas Mann e ancora il caro Collodi e lo straodinario Dickens

“La seconda sigaretta si spense come i cerini della piccola fiammiferaia, togliendo luce agli eventi che stavo ripercorrendo silenzioso. Ero l’unico a testa bassa che camminava scuro, assorto, tra livornesi immersi nel compiacimento della propria città.

Incrociavo le loro strade, ma sembravano ignorarmi, quasi fossi impalpabile, etereo.

Non so perché mi tornò in mente il Canto di Natale di Dickens e mi vidi come il fantasma dei Natali Passati che sguscia tra le vite dei vivi solo per torturarli coi ricordi del tempo che si sono lasciati alle spalle, in modo che il rimorso li divori.”

C’è la malinconia del passato che scorre parallelamente a quella del presente in un’atmosfera quasi sospesa, in bilico tra il ricordo e l’oblio.

«L’amore per un figlio è più grande di tutto il successo del mondo»

«Questo era Pastacaldi. Non solo un artista immenso, ma anche un grande

uomo che amava la sua famiglia più di ogni altra cosa. “

Che dire? Sono sinceramente colpita, e vi consiglio di farvi ammaliare dalla magia de Il commissario Botteghi e il mago L’ultima illusione di Wetryk.

Articolo di Loredana Cilento

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