Intervista “mortale”a François Morlupi e alle sue Formule…

Partendo dalla Sardegna, attraversando le Bocche di Bonifacio, il mio sguardo si estende fino alla maestosa catena montuosa ricca di foreste della Corsica, luogo affascinante dove si svolge una parte della storia di Formule Mortali, il romanzo noir dell’esordiente italo-francese François Morlupi, e con lui voglio condividere questo spettacolo della natura, sotto la raffica delle mie domande, magari davanti a una profumata tazzina di caffè.

Benvenuto François e grazie per essere qui con noi.

F: Mi fa immensamente piacere prendere un “caffè letterario” con te e grazie per l’immensa disponibilità dimostratami.

Italo- francese, hai unito la Corsica all’Italia, un caso?

M: No per nulla! Come hai sottolineato, mia madre è francese mentre mio padre italiano, pertanto ho la doppia nazionalità. Il libro si svolge in Corsica, isola dove ho passato le più belle vacanze della mia vita (continuo ad andarci puntualmente ogni anno) e a Roma, città in cui abito. Rappresentano in tutto e per tutto i miei due luoghi preferiti; li ho voluti omaggiare nel mio piccolo descrivendoli e mettendo in risalto i loro pregi e difetti, tentando di essere il più obiettivo possibile.

“A Parigi, nel momento in cui si decide di andare a Roma, bisognerebbe stabilire di andare al museo un giorno sì e uno no: si abituerebbe  l’anima a sentirne la bellezza (Stendhal)

È così, c’è bellezza ovunque a Roma?

M: Sì, la bellezza di Roma è eterna e non sbiadisce mai. Ha ragione Stendhal, ma del resto il suo sentimento è universalmente condiviso. Da Byron a Goethe solo per citarne alcuni infatti, qualsiasi scrittore visitandola ci ha lasciato il cuore.

È difficile vivere a Roma? Protagonista negli ultimi anni di disagi urbani, amministrazioni non adeguato o fortemente criticate da una politica di ostruzionismo, facendo leva sulla portata enorme di gestione di una metropoli e soprattutto della Capitale?

F: Sì ovviamente è difficile, inutile negarlo. Il fatto che Roma sia obiettivamente la città più bella al mondo non significa di conseguenza che sia la più vivibile, anzi. I problemi sono sotto gli occhi di tutti: dalla sporcizia, al traffico, alle buche, ai mezzi di trasporto inesistenti…e chi più ne ha, più ne metta. E’ una situazione che pare non migliorare mai. Oramai penso che i romani abbiano un rapporto con Roma di amore e di odio: certi giorni vorrebbero simbolicamente ucciderla, quando per esempio si ritrovano imbottigliati in mezzo al traffico senza via di uscita. Poi il giorno dopo, mentre vado al lavoro alle prime luci dell’alba osservo San Pietro o Castel San Angelo e rifaccio pace con me stesso e col mondo. Dall’inferno al paradiso in pochi istanti. Soltanto Roma può trasmettere delle emozioni diametralmente opposte in questa maniera.

Del resto se ricordi bene, nel libro, uno dei protagonisti Di Chiara, ha un rapporto conflittuale con la città. Mette spesso in risalto i suoi problemi ma appunto perché, in fondo, la ama e vorrebbe che non fosse ridotta in quel modo. Come diceva spesso un mio insegnante, “ti critico perché tengo a te. Il giorno in cui non ti spronerò più a migliorare, preoccupati!”

Come nasce l’idea di Formule mortali, ti sei, in un certo senso,ispirato un po’ alla tua vita in materia scientifica?

F: Sicuramente sì, mi sono ispirato anche alla mole di libri che ho letto e studiato. Ho trovato originale l’idea di associare ad ogni omicidio una formula che rappresenta un caposaldo della scienza. Perlomeno,  spero che lo sia! 🙂

“Entrò nel suo ufficio, dove la visione di alcune copie di quadri famosi lo confortò. In particolare, Nighthawks di Hopper aveva un potere di rilassamento totale su di lui. Per questo motivo, lo aveva affisso sopra alla sua scrivania, perfettamente di fronte ”

Ansaldi, il protagonista un po’ malinconico, sonnambulo come il celebre quadro di Hopper ?

F: Ansaldi è probabilmente il personaggio a cui tengo di più. Divorato dalle proprie ansie non riesce a godersi nulla, se non appunto l’arte nei pochi frangenti di serenità. E’ sicuramente malinconico e anche un uomo solo e solitario. Probabilmente ha anche nostalgia di un periodo passato che non tornerà mai più. Si ritrova in un mondo che non capisce, sballottolato in vicende più grandi di lui. Sembra una barca in mezzo alla tempesta, che a stento non affonda.

Cosa c’è affisso sulla tua scrivania?

F: Il poster del mio libro ovviamente! 🙂 Scherzi a parte il quadro di Hopper e alcuni poster di film anni ottanta di cui sono un profondo nostalgico.

“Questi nottambuli, sono come me. Persi nei loro problemi e nei loro fallimenti, non si accorgono di tutto ciò che ruota loro attorno. Appartengono a quella parte della società che le persone non vogliono vedere. Sono felici? No. ”

F: Mi hanno sempre colpito i quadri di Hopper visto che raccontano l’altra faccia dell’american dream, ovvero quella delle persone sole, tristi che tentano di rialzarsi dopo ogni caduta. Rappresentano una fetta importante della società, una fetta che in letteratura soltanto nell’ottocento si è cominciato a descrivere…grazie a Balzac, Maupassant e tantissimi altri ovviamente!

Che forma ha la felicità?

F: Chiediti se sei felice e cesserai di esserlo, diceva un grande scrittore. Penso che sia così. La felicità risiede nelle piccole cose, nell’attimo presente di vita. Troppo spesso ci ritroviamo ad inseguire chimere per accorgersi che non ne valeva la pena. Questo non significa  accontentarsi, attenzione. C’è una sottile linea che divide i due mondi. Ma la felicità è un concetto a cui tutti dovrebbero ambire ma è sopravvalutato, è troppo difficilmente raggiungibile. Penso che forse dovremmo ribaltare il concetto: tentare di non essere infelici, che mi sembra più semplice.

Un personaggio particolare, amato, odiato forse, dal pubblico è Eugenie Loy, perché secondo te? Le hai dato un ruolo particolare soprattutto la sua caratterizzazione assume la figura di “una,antipatica” consapevole, e lo afferma la stessa Loy:

«La mia vita è un disastro e pur di non aver paura del cambiamento, preferisco annegare nei miei fantasmi.»

Ispettrice Ayami Ogino -immagine web

F: Eugénie è un personaggio complesso e contradditorio, anche per me che sono l’autore! Spesso è difficile inquadrarla, ma alla luce del tragico avvenimento subito in passato…credo che la sua reazione sia…una naturale conseguenza. Io la adoro nella misura in cui è una persona sincera, schietta e moralmente perfetta. Sicuramente possiede una miriade di difetti ma è una crisalide…pronta a sbocciare. Esternamente potrebbe far storcere il naso, ma dentro ha un mondo da offrire. Certo,  attraccare nel porto del suo cuore è al momento…impossibile.

«…so per certo che la vita è spietata e nessuno può batterla, però possiamo perlomeno… sopravvivere e rialzarci ogni volta… tentare perlomeno».

È così spietata la vita?

F: Forse, non ne sono sicuro. Temo però che sia peggio, è indifferente. Un po’ come sosteneva Leopardi nel suo celebre dialogo della natura e di un islandese; io le levo la cattiveria ma le lascio l’indifferenza nei nostri confronti. Siamo insignificanti in confronto all’universo, ma non per questo non siamo preziosi.

La critica più spietata che ti è stata mossa? E quella più positiva?

F: Ovviamente non ho la presunzione di dire che il mio libro è perfetto, tutt’altro! Alcuni punti andavano migliorati ma le critiche sono ad oggi rare, per fortuna. La più spietata nei confronti del libro è stata quella dove un recensore si è fermato al terzo capitolo…non proseguendo; non era d’accordo sulla quantità di informazioni che davo in quanto narratore onnisciente.

La più positiva…? Senza portare acqua al mio mulino, ce ne sono state tante. Probabilmente quella che tengo più a cuore sono quelle delle mie ex insegnanti di lettere! Una mi ha confidato di aver pianto in un determinato capitolo e questo mi ha riempito di soddisfazione.

Cosa ti aspetti da questo mondo, ma soprattutto cosa ti aspetti per Formule mortali?

F: Dal mondo non mi aspetto nulla, è un discorso così complesso che non saprei da dove iniziare. Non ne sarei nemmeno capace. Da Formule Mortali sicuramente tante conoscenze, lo scoprire un universo a me sconosciuto come quello dei blog, dell’editoria, delle pubblicazioni, presentazioni…E’ stimolante conoscere amanti della letteratura, il condividere le proprie conoscenze in quell’ambito è gratificante e porta ad un arrichimento culturale e personale unico nel suo genere.

…curiosando un po’

Come si sposano uno scrittore e un informatico in te? La spensieratezza delle lettere con la fermezza della matematica?

F: Benissimo direi! Una cosa non preclude l’altra, anzi. In fondo i numeri hanno lo stesso significato delle lettere per chi ne sa leggere il messaggio. Sono semplicemente due forme diverse di dire lo stesso contenuto. Appartengono alla stessa tastiera di pianoforte.

…e per stuzzicarti

Un buon scrittore deve essere necessariamente un lettore cosiddetto “forte”?

F: Assolutamente sì. A meno di geni assoluti, nessuno può essere un buon scrittore senza aver letto una caterva di libri.  Dopo ogni lettura, credo fermamente che qualcosa rimanga in noi, come se fosse seminato. Poi germoglia e sfocia in un’idea o comunque in qualcosa. Magari non tutti riescono a raccogliere il frutto, ma c’è, basta saperlo vedere.

In fondo gli scrittori copiano tutti inconsapevolmente quelli precedenti, penso sia normale in qualsiasi ambito artistico, soprattutto quello della letterattura.

Amante del genere thriller nordico, non male, siamo in molti, il tuo scrittore preferito?

…e quello che non leggeresti mai?

F: Il mio scrittore preferito è Maupassant, ma con i thriller non c’entra nulla! Se dovessi scegliere uno scrittore nordico penso che mi butterei sul mio primo amore, ovvero Mankell e il suo splendido commissario Wallander. Raramente un personaggio è stato descritto così bene e in maniera così dolce e sentita. Al solo pensarci, mi commuovo e vorrei abbracciarlo, per condividergli la mia solidarietà.

Kurt Wallander interpretato da kenneth branagh

Leggo di tutto ma se dovessi scegliere un genere molto lontano dai miei canoni…opterei per le biografie dei youtuber o comunque di quel mondo…non mi attirano per niente! Anche perché non vedo l’utilità di pubblicare una biografia a 15, 16 o 18 anni.

Consigliaci un libro

F: Buttiamoci sul thriller. Ninfee nere di Bussi. Sui classici direi Il conte di Montecristo o Delitto e castigo.

Progetti futuri per il commissario Ansaldi?

F: Il secondo è già stato scritto, è in fase di revisione. Se me lo permetteranno, avrà cinque, sei avventure. Poi, forse andrà in pensione…o magari uscirà di scena in un altro modo.

…e se questa intervista fosse una musica?

F: Essendo domande riflessive, non posso scegliere gli Iron Maiden o i Metallica, i miei gruppi preferiti. Ma penso che Battiato, l’artista che amo, sia perfetto. Qualsiasi sua canzone va bene, sono tutti capolavori…quando si riesce a capirle appieno! 🙂

Grazie mille per aver condiviso con noi un po’ di te!

Grazie a voi, continuate così, siete bravissimi!

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