Blog tour Thriller Storici e Dintorni, prima tappa- Intervista a Michele Porcaro

Buongiorno lettori, oggi per il blog tour organizzato da Thriller Storici e Dintorni, sono lieta di presentarvi Michele Porcaro, romanziere storico, saggista e giornalista.

 

Per questa intervista ho pensato di chiacchierare con Michele sul lungomare di Ostia, laddove, con uno sguardo rivolto al liceo classico “Anco Marzio”, nasce la sua passione per lo studio della storia, della lingua, della cultura e della civiltà greca e latina, passione che continuerà a coltivare anche in ambito accademico, laureandosi in Lettere Classiche con tesi in Archeologia Classica all’Università degli studi di Roma “Sapienza”.

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Grazie mille per essere qui con noi, Michele.

 

M: Il piacere è tutto mio, Loredana! 

 

Una carriera, se posso dire, luminosa nell’ambito accademico, vista la tua giovane età, complimenti, collabori inoltre nella direzione di storia, cultura e archeologia come giornalista presso Kim – International Magazine, e al tuo attivo hai trepubblicazioni con menzioni speciali; nel 2016 pubblichi “La prigione di pietra”, il tuo romanzo storico d’esordio, vincendo il Premio Letterario Nazionale “Urbe Parthenicum” con la menzione di “Miglior Romanzo Storico”. 

 

Cosa si prova a vincere un premio di tale portata?

 

M: Beh, sicuramente non è il Premio Strega o il Premio Bancarella, ma per me la menzione dell’Urbe Parthenicum è stato un grande onore, di cui vado enormemente fiero. L’ho vissuto come il riconoscimento del mio estro letterario ed è stato un enorme incoraggiamento per andare avanti a scrivere, senza fermarmi mai, accompagnato da quell’entusiasmo che mi ha sempre contraddistinto. Mi ha fatto capire di non essere un semplice “imbrattacarte”, ma che forse ho davvero le capacità necessarie per raccontare delle storie nella storia.download

 

Leggo anche che, nel tempo libero, svolgi attività di ricostruzione storica presso l’associazione Legio III Gallica” di Carbognano e il gruppo Svodales di ANTICAE VIAE. Un hobby che dà l’idea di un lavoro?

 

M: No, assolutamente no. La rievocazione storica è un efficace mezzo di divulgazione culturale, che vivo come una passione e che mi regala tantissime emozioni. Il bello della rievocazione, più degli eventi in sé, è l’impegno e la dedizione impiegata per far sì che la ricostruzione sia sempre dettagliata, storicamente impeccabile e archeologicamente accurata. Con il gruppo dei Svodales stiamo mandando avanti numerosi progetti di rievocazione sull’Evo Antico, che vanno dall’epoca etrusca fino al tramonto dell’Impero Romano, ed è bello vedere come nel tempo istituzioni sempre più importanti in ambito culturale e accademico stiano riconoscendo il nostro impegno. Per ogni evento la nostra associazione percepisce un compenso (il cosiddetto “rimborso spese”) che viene investito per acquistare ogni materiale didattico che ci possa permettere di migliorare sempre di più e che renda la rievocazione sempre più curata al dettaglio o “filologica”, come dicono alcuni dell’ambiente. Ma no, nessuno di noi si rimpinza il portafoglio. Del resto, il nostro gruppo si chiama proprio Svodales, un termine latino che evoca alla mente un’idea di familiarità e convivialità comune, ed è proprio il legame che ci unisce che rende magico ogni evento. 
Inoltre, da quest’anno collaboro anche con l’associazione “Simmachia Ellenon”, un gruppo di rievocazione storica che ricostruisce le usanze civili, sportive e militari dei Greci d’età classica ed ellenistica. 

 

 

Com’è cambiata la tua vita dopo questa prima pubblicazione?

 

M: Non posso negare che sia cambiata parecchio. Molti se lo aspettavano che avrei preso una strada del genere, mentre per altri è stata una piacevole sorpresa. Sapere che a volte la gente mi conosce come “lo scrittore” o “quello che scrive i romanzi sui Greci e sui Romani” a volte mi imbarazza, ma allo stesso tempo mi lusinga non poco. Quello che stupisce molti non è tanto il fatto che io scriva libri, quanto il fatto che abbia cominciato a intraprendere questa carriera da giovanissimo, se contiamo che ho pubblicato il mio primo romanzo a 21 anni.

Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’appoggio della mia famiglia, degli amici e di molte altre persone che hanno creduto in me. A tal proposito, non posso non citare Gianni Maritati, presidente dell’Associazione Culturale “Clemente Riva”, che ha sempre speso bellissime parole per me e mi ha sempre aiutato a farmi conoscere in giro, soprattutto nel territorio del litorale romano.

 

Quanto ci si diverte nelle rievocazioni storiche? 

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M: Tantissimo. Durante le rievocazioni, è bellissimo vedere le persone che ti ammirano con la bocca spalancata o i bambini che ti circondano per tempestarti di domande. Ma la parte più bella è forse quella che viene dopo gli eventi, quando noi rievocatori ci riuniamo per bere, mangiare, ridere e scherzare insieme, alimentando quel clima di convivialità a cui accennavo prima.

 

 

Per curiosare un po’…

 

Hai una vita professionale piena, brillante, fitta di impegni: come si coniuga la tua vita pubblica con quella privata?

 

M: Non sempre è facile, devo ammettere. Ho una vita che oserei dire “quadruplice”: da una parte ho da mandare avanti la mia carriera universitaria (il mio sogno è quello di diventare un archeologo); dall’altra i miei impegni da scrittore; dall’altra ancora il mio lavoro da giornalista, e infine la mia vita privata, che devo dedicare alla mia famiglia e ai miei amici. Fortunatamente riesco a gestire bene le tempistiche, e riesco a dedicare la giusta porzione di tempo a ognuna di queste sfere della mia esistenza, ma a volte le cose possono sfuggire di mano, e riprendere in mano le redini della situazione è complicato. Ma sono felicissimo della vita che faccio, dico sul serio. Ho una famiglia splendida, degli amici fantastici e, soprattutto, amo quello che faccio, sia da scrittore che da studente che da giornalista.

 

 

Da Benevento a Roma; sei nato nella città campana per poi spostarti nella Capitale, fonte inesauribile di materiale storico, a cosa si deve questo spostamento?

 

M: In realtà sono nato quasi casualmente a Benevento. Mia madre è originaria della Valle Caudina, tra Avellino e Benevento, ma abitava a Roma assieme a mio padre già da diversi anni prima che io nascessi (mia sorella, più grande di me di un anno, ad esempio, è nata a Roma). Per farla breve, mia madre era scesa giù con mio padre e mia sorella per andare a trovare i miei nonni e le mie zie quando io decisi che non ne potevo più di stare nel suo pancione e decisi di venire al mondo. Qualche settimana dopo, tornammo a Roma tutti e quattro, e da allora ho vissuto sempre lì. Da diversi anni sono convinto che già dalla nascita ero predestinato a seguire le orme del mondo antico: ad oggi, vanto di avere un cuore sannita e magnogreco in un corpo che ha vissuto sempre a Roma.

 

Sacro e profano: oggi, secondo te, abbiamo perso quell’interesse, un tempo atavico, di conoscere chi siamo, da dove veniamo, da qui la perdita della conoscenza di quelle civiltà che sono alla base della nostra; i greci e romani, abbiamo perso quel bisogno di riconoscerci e di valutare le affinità, i valori degli antichi?

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M: Più che altro sono del parere che ci siamo dimenticati di essere eredi di quel mondo. Ci siamo dimenticati che non esisterebbero la democrazia e la filosofia se non fosse per i Greci. Ci siamo dimenticati che il nostro lessico e la nostra grammatica derivanoquasi totalmente dal latino. Ma soprattutto, ci siamo dimenticati che tantissimi simboli che vediamo ogni giorno intorno a noi derivano proprio da quel mondo, proprio perché gli antichi davano un valore alle immagini che oggi non sappiamo più conferire. I Greci e i Romani, per quanto fossero “arretrati” da alcuni punti di vista (basti pensare alla condizione della donna nel mondo antico), esprimevano concetti attualissimi e illuminanti già più di duemila anni fa. Amare il mondo antico significa custodire il fuoco e non adorare le ceneri.

 

Cosa manca oggi, a tuo dire, nel sistema scolastico italiano? Oggi i ragazzi sono informati, edotti adeguatamente nelle scuole?

 

M: Purtroppo no. Mi è capitato di presentare libri o di parlare di scrittura creativa nelle scuole, e mi spiace dire che i risultati sono stati deludenti. La colpa del sistema scolastico non è tanto quella di non fornire più la giusta preparazione agli studenti, quanto quella di non essere più capace a stimolarli come una volta, di stuzzicare la loro creatività e la loro fantasia. I ragazzi con cui mi sono ritrovato a che fare non erano stupidi, discoli o svogliati, erano semplicemente spenti. Senza aspirazioni. Senza quella naturale inclinazione alla conoscenza. Senza quella curiosità, quella sete di sapere, quel desiderio di ampliare i propri confini e i propri orizzonti che dovrebbero invece accendere gli animi dei ragazzi di quell’età. Le varie riforme scolastiche degli ultimi anni hanno solo peggiorato le cose, trasformando i professori in dei contenitori di nozioni e i giovani in dei container da ingozzare dinumeri e parole. Quello che si dovrebbe insegnare nelle scuole è il valore dei precetti, il significato di ciò che è insegnato. Plutarco (per ricollegarci alla domanda di prima) diceva che l’allievo non è un vaso da riempire, ma una fiaccola da accendere. Se non viene spiegato ai giovani il valore che hanno assunto “La Divina Commedia” o “I Promessi Sposi” all’interno del nostro contesto sociale, politico e culturale, Dante e Manzoni per gli studenti saranno sempre e solo due barbosi autori morti e sepolti secoli fa che non avevano nulla da fare durante il giorno. Lo stesso discorso si può fare per il latino e il greco, che oggi sono diventati solo un “rosa, rosae, rosae” e nulla più. Ma, e spero di non spararla grossa, credo che lo stesso valga per la matematica e le scienze: bisogna far capire ai giovani che non esisterebbero gli smartphone se prima non fossero venute l’algebra e i teoremi di Euclide. Di conseguenza, il problema dei ragazzi di oggi nelle scuole non è la mancanza di nozioni o di preparazione, ma la mancanza di entusiasmo.

 

Per stuzzicarti un po’… domande flash

Il tuo autore preferito e quello che proprio non riesci a leggere.

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M: Per il preferito, dovrei scegliere tra Victor Hugo e Ovidio… brutta scelta, ma dico Victor Hugo perché sa entusiasmarmi come nessun altro. Non riesco a leggere Fabio Volo, lo trovo davvero banale e poco letterario. Dopo di lui metterei Dan Brown, che non riesco a leggere solo perché ha uno stile che non mi coinvolge.

 

Se non fossi stato Michele Porcaro, chi saresti stato?

 

M: Sono una persona di mio molto buona e sensibile, permalosa ma allo stesso tempo molto empatica. Mi divertirebbe molto immaginare un mio alter ego “ragazzaccio”, che sia caratterialmente opposto a me, freddo e menefreghista. Ma mi accontento di essere Michele Porcaro, decisamente! 

 

Il libro che avresti voluto scrivere? E quello che sicuramente non avresti scritto?

 

M: Sono banale se dico un poema epico? Scherzi a parte, direi “300 Guerrieri” e “Marathon” di Andrea Frediani, dal momento che trattano le mie due battaglie preferite, quella delle Termopili e quella di Maratona.
Libro che non avrei sicuramente scritto? Cinquanta sfumature di grigio. Non credo sia neanche necessario spiegare il perché.

 

Scrittore=lettore?

 

M: Io di mio leggo molto. Ovviamente prediligo la saggistica e la romanzistica, ma non disdegno a priori ogni altro genere. Uso la lettura, oltre come occasione di arricchimento personale e interiore, anche come spunto per affinare il mio stile, magari arricchendo il mio vocabolario o scoprendo tecniche narrative che prima ignoravo.

 

Un libro che non deve mancare nella propria libreria?


M: A mio dire ci devono essere dei libri che non devono MAI mancare in una libreria. Tra questi citerei il Pinocchio di Collodi, i Miserabili di Victor Hugo, l’Iliade e l’Odissea, Il Milione di Marco Polo, la Bibbia (bellissimo testo anche per i non credenti!) la Divina Commedia, i Promessi Sposi, le favole di Esopo o di La Fontaine, Cuore di De Amicis e infine il Signore degli Anelli di Tolkien (anche se mi tocca confessare che quest’ultimo non l’ho mai finito di leggere, ahimè!) Ovviamente amplierei di almeno altri dieci titoli questa lista, ma mi fermo qui.

 

Se oggi dovessi cucinare un piatto della Roma antica, quale sarebbe?

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M: I Romani avevano una cucina molto particolare, profumata e speziata. Erano ghiotti di cereali e verdure, mentre non stravedevano per la carne (visto che era anche abbastanza costosa). Quello che sappiamo delle loro abitudini alimentari lo ricaviamo da Apicio, Columella e Catone. Durante una mia esperienza rievocativa, ho avuto modo di mangiare il garum, una salsa a base di interiora di pesci, che i Romani amavano alla follia e mettevano ovunque, persino sui dolci! Era molto salata e con un profumo molto pungente. Non male da assaggiare, ma non la mangerei ogni giorno come i Romani. Facciamo che mi accontento del “Maiale in salsa di vino” di cui leggiamo nel De Re Coquinaria!

 

Alberto o Piero Angela?

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M: Sono due grandi divulgatori e due personalità eccelse, senza orma di dubbio. A loro va il merito di essere riusciti a unire nelle loro stesse figure il mondo accademico e quello dello spettacolo. Pur essendo padre e figlio, hanno due personalità diverse: Piero ha l’aria di un simpatico nonnino, pacato e tranquillo, con aria dolce e una voce calma. Alberto invece, con le sue camicie sbottonate, i capelli scompigliati e i pantaloni da trekking sembra un avventuriero instancabile, ricco di energie e alla perenne ricerca di tesori da scoprire. La scelta è difficile, ma se contiamo gli enormi sforzi che sta facendo Alberto nella rivalutazione dello studio archeologico e dei grandi centri della storia romana, non posso che optare per il più giovane dei due Angela, senza nulla togliere al grande Piero!

 

 

Ringrazio Michele per aver sopportato la mia pioggia di domande e Thriller Storici e dintorni per questa interessante esperienza, vi lascio al suo ultimo libro protagonista del blog tour La lancia e la Croce, Arbor Sapientiae Editore 

 

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Intervista a cura di Loredana Cilento

 

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