Concerto per orchestra stonata di Emiliano Moccia- Recensione

Titolo: Concerto per orchestra stonata

Autore: Emiliano Moccia

Editore:Fogliodivia Edizioni

Pubblicazione: 2018

Pagg:107

 

“C’è un’umanità che vuole ancora vivere, sgusciare, liberarsi dalla polvere e dalla solitudine. Non sempre è facile notarla, darle una nuova forma, annullare il distacco creato dalla pietà elargita. Perché il volto che si nasconde sotto quella polvere spesso fa paura, ribrezzo, provoca nausea e dolore.”

Emiliano Moccia, giornalista professionista, è autore del libro Concerto per orchestra stonata, edito da Fogliodivia Edizioni; dal 2000 è volontario presso l’associazione Fratelli della Stazione di Foggia, e la storia che sto per raccontarvi è reale come la solitudine e la polvere che ricopre le vite dei senzatetto protagonisti di questo straordinario libro.

Emanuele respira per abitudine, la sua vita da senzatetto è priva di speranza, di luce; una notte però gli appare in sogno il maestro Umberto Giordano e scrive sulla lavagna delle note musicali, ne parla al professore Alessandro ex insegnante di musica e ora clochard, il professore si rende conto che quella musica è inedita e non va sprecata, devono suonarla, ma per farlo servono altri musicisti come loro.

Clelia, Libero, Marian, Emanuele, si conoscono appena, sono vite impolverate, straziate, dimenticate; il concerto è l’occasione per cambiare una vita da reietti, da invisibili.

Ma possono un rumeno mezzo moribondo, una prostituta e un matto suonare una musica di quel livello, come possono far entrare nella loro anima derelitta la poetica delle opere classiche?

Alessandro ha fiducia in quel manipolo di disperati e per questo nascerà l’orchestra delle beffe

“Basta un tocco uno schiocco di dita, l’invenzione di un attimo. La bacchetta è pronta. La musica è sempre lì che lo aspetta. Non si è mai allontanata.”

Questo libro nasce dall’esigenza di portare alla luce la polvere, la sporcizia, l’amarezza di vite vissute ai margini, di vite dimenticate troppo spesso, sono gli invisibili, i senza fissa dimora che per ragioni diverse si trovano sul ciglio della strada, sulle panchine, sotto strati di cartone umidi.

“La strada incattivisce, sgualcisce, logora anche le anime più brillanti, più benevoli”

Nei loro occhi solo un’umile consapevolezza, l’emarginazione, il pregiudizio, la nausea di chi li osserva da lontano, da chi si lava la coscienza con un obolo, da chi potrebbe ma non osa.

Emiliano Moccia ci accompagna nel mondo invisibile di Clelia, Marian, Alessandro, Emanuele Libero, con un messaggio di illuminata speranza, anche se nella realtà non ha sempre un lieto fine.

Un libro breve e intenso come pochi, una storia stropicciata dalla vita avversa che si dispiega sulle note di una musica soave che abbraccia, avvolge i protagonisti veri, quotidiani, e con una dignità morale alta e fiera.

La musica può salvare, ma anche l’amicizia, la volontà, il cuore, la solidarietà

Emiliano Moccia con uno stile garbato, elegante, dà voce agli invisibili, che lo sono perché non si vuole incontrare il loro sguardo, non si vuole conoscere la loro storia, del perché la vita li resi polverosi; basterebbe poco, il coraggio di affacciarsi su questo mondo, come ha fatto Emiliano, si è specchiato nei loro occhi e ha condiviso con noi queste condizioni, le ha ripulite dalla polvere e ha dato vita a un Concerto per orchestra stonata

Un libro a mio avviso bellissimo, e sono certa che leggendolo sarete d’accordo con me!

Acquistando questo libro contribuirai a sostenere le attività di accoglienza del dormitorio per i senza fissa dimora allestito nella parrocchia di Sant’Alfonso de’ Liguori.

Emiliano Moccia è nato a Foggia il 22 giugno 1975. Giornalista professionista, si occupa di sociale e di immigrazione. È volontario dell’associazione Fratelli della Stazione impegnata nell’attività di accoglienza di poveri e migranti. Ha scritto i libri di racconti Il pagliaccio brontolone Foglio per due, i romanzi Non fuggo da Foggia… almeno per ora! e L’ultimo che c’è, e la raccolta di storie Binario Zero. Storie da foglio di via.

 

Articolo di Loredana Cilento

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