Il cadavere del lago di Danilo Pennone-Recensione

Il cadavere del lago

di Danilo Pennone

Newton Compton Editore

 Pubblicazione Gennaio 2019

di Federico T. De Nardi

Leggendo questo romanzo, mi accorgo che mi piace sempre di più il commissario di provincia Mario Ventura, perché è un disperato, beve, fuma, mangia e suona il pianoforte, è ammalato di diabete, è vedovo e ha perso la figlia da poco (la storia inizia con il funerale della figlia) è prossimo alla pensione e si muove in un mondo che non riconosce più. Insomma, niente che spieghi questo innamoramento, eppure m’intriga, forse perché è uno che non molla mai, uno che ha quell’intuito alla Commissario Maigret (che è il nocciolo di ogni giallo che si rispetti) perché “Il cadavere nel lago” è una storia di omicidi cupa, squallida  (siano nel mondo dell’omosessualità con preti coinvolti in ricatti e ombre lontane di pedofilia che nessuno può cancellare) ambientata in una provincia romana fustigata da un tempo che sembra di essere sul mare del Nord non nel dolce centro Italia.

Questa storia di un uomo contro tutti, sgualcito dalla solitudine e dai fantasmi, mi ha ricordato anche il poliziotto senza nome di “Notti e nebbie” di Carlo Castellaneta; Ventura è un poliziotto ma rimane sempre un uomo con il debole per le femmine, il cibo e il vino e nello stesso tempo sta vivendo la fine di un’epoca (come il poliziotto di Castellaneta) e Pennone è molto bravo a comunicarci questa inquietudine dello disfacimento che  può durare anni come l’Impero Romano che si trascinò per secoli prima di disfarsi.

[…] Le scale del commissariato gli sembrarono più faticose da salire quella mattina, in uno scenario insolito e irreale. Nessun piantone in portineria, i corridoi vuoti, le macchine erano parcheggiate tutte nel piazzale, ma non si vedeva un agente. I muri presentavano ancora i segni del terremoto di un mese e mezzo prima. […]

Cos’altro raccontare di un giallo per non svelare troppo? Ecco, potrei dire, contraddicendomi, che questo libro alla fine è un poliziesco un po’ anomalo (mi viene in mente, oltre Castellaneta, anche Friedrich Dürrenmatt…) perché alle ultime pagine c’è qualcosa che cambia le carte in tavola di colpo, ma non con il solito colpo di scena, perché è il lettore, non il commissario, che scopre l’ultima vittima, uccisa proprio alla fine, ed è una vittima che si chiama verità. E tanto di cappello a Danilo Pennone per questo bel colpo di scena, perché ricordiamocelo, che è lo scrittore il vero colpevole di tutto.

Danilo Pennone Laureato in Lettere, insegna a Roma. Le sue prime pubblicazioni risalgono alla fine degli anni Ottanta con saggi sulla mitologia celtica. Ha esordito nella narrativa nel 2008 con il romanzo Confessioni di una mente criminale, (Newton Compton Editori) da cui è stato tratto l’omonimo spettacolo teatrale.

Ha collaborato alla realizzazione di tre CD come coautore di musiche e testi. Nel 2007 è stata messa in scena la commedia musicale, di cui è autore del testo e delle musiche, Era l’estate dell’amore[4] per la regia di Claudio “Greg” Gregori. Ha lavorato come assistente alla cattedra di Storia del Cinema presso l’Università “La Sapienza” di Roma. È autore musicale e teatrale.

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