L’ orco ti lascia…A bocca chiusa di Stefano Bonazzi-Recensione

Titolo: A bocca chiusa

Autore: Stefano Bonazzi

Edizione: Fernandel

Pubblicazione: 2019 

 

Recensione di Loredana Cilento

 

“Nonno mi aveva sempre spaventato, anche quando era in salute.

Avvertivo quel muro invisibile di odio che lui alzava contro ogni cosa.

Era diverso dagli altri nonni. Non mi aveva mai portato al parco a giocare con i compagni. Parlava raramente e, quando lo faceva, le sue non erano frasi da vero nonno.

 

Lui era un orco, ossessivo e indecifrabile.

 

Stefano Bonazzi autore di A bocca chiusa, Fernandel Editore , ama narrare storie scomode, anticonvenzionali, laceranti. Lo abbiamo conosciuto con L’abbandonatrice (2017), una storia vera, dolorosa, una musica malinconica sulle fragilità umane.

In questa seconda edizione di A bocca chiusa, che aveva segnato l’esordio di Stefano con Newton Compton Editore nel 2014, conuna nuova veste, si attraversano tematiche crude con conseguenze ancor più dannose per il giovane protagonista.

 

È la storia angosciante di un ragazzino di dieci anni, che trascorre le vacanze estive a casa del nonno, in attesa del ritorno da lavoro della madre che ignora o quasi, ciò che avviene tra quelle mura.

Le giornate passano cadenzate dalla noia, solo i mattoncini della Lego riescono a costruire vacanze immaginarie, lontano da quell’incubo chiamato nonno.

 

Nell’immaginario collettivo la figura del nonno rappresenta ciò che è di più buono al mondo, in netta opposizione con l’orco crudele e affamato che rappresenta Bonazzi.

Come in una tragedia dell’horror, il protagonista immagina la sua vita come una finzione teatrale che si conclude al termine di ogni giornata, quando finalmente la sua vera madre, lo riporta a casa, gli prepara yogurt pasticciato e Nutella, quella che gli tinge i vestiti di rosa o di azzurro perché sbaglia il lavaggio. Quella che gli fa trovare il letto con le lenzuola pulite.

 

Un orco costretto da una malattia invalidante a restare a riposo, quell’imponente corpo dalla cabina di un tir al letto di casa non fa altro che alimentare la sua rabbia, una rabbia cieca che pompa fino a consumarsi sul corpicino indifeso del nipote.

 

L’amicizia con Luca un vicino di casa, sarà un balsamo in quell’inferno quotidiano, ma tutto ha un prezzo…

 

Un viaggio alienante nella mente del protagonista che matura vendetta; fino a che punto un essere umano si può spingere dopo aver subito così tanta crudeltà, dopo le perdite importanti della sua vita…

 

“Il vuoto che si stava creando al suo posto sarebbe stato riempito da qualcos’altro.

Un liquame nero.

Marcio. Puzzolente. Si sarebbe fatto strada piano. Nelle fessure. Avrebbe riempito ogni spazio”

Fino a non parlare più a chiudere per sempre il mondo attorno a lui.

La diseducazione ha creato forse un altro mostro.

 

Una storia sconvolgente che apre la mente e il cuore: in un ritmo incalzante Stefano Bonazzi ci trascina, è il caso di dirlo, nella mente dell’assassino, la solitudine che abbraccia l’orrore rendendolo vero e quotidiano, compagno di vita, un’ombra sovrana che domina imponente come le torri dei mattoncini con cui il protagonista amava giocare.

 

“Quanto è debole, pensai. L’amore è una stronzata. L’affetto, la compassione, sono solo un cumulo di belle cazzate. Io ho un cuore di pietra. Sono forte, saprò cavarmela. Un padre, un nonno, un amico, una madre.

Nessuno. Io non ho bisogno di nessuno.”

 

Una narrazione modulata, lenta, che via via accelera per condurci a un finale spiazzante ed ermetico, ma questo è ciò che caratterizza la scrittura di Bonazzi; ci lascia sempre senza  fiato!

 

 

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