Forno Inferno di Daniele Botti – Recensione –

Titolo: Forno Inferno

Autore: Daniele Botti

Edizione: AlterEgo

Pubblicazione: 2018

Recensione di Loredana Cilento

“Dopo un’oretta le nubi si aprirono. La luce casta e gioviale dell’alba inondava adesso il cortile dell’abbazia, in cui si riversavano i monaci appena usciti dalle laudi mattutine, pronti ad affrontare un’altra giornata di lavoro.”

Forno inferno di Daniele Botti, edito da Alterego Edizioni, conquista con la sua sferzante ironia, regala un caleidoscopio di colori e immagini imprevedibili e variabili.

In una Roma sofisticata, nel quartiere Coppedè, che risplende di una luce gloriosa, che dà smalto ai miliardi di fregi, putti, mostri, cornucopie, angeli e demoni che adornano i maestosi palazzi barocchi, il professore ultracentenario Ermete Lucifero giace morto nella sua abitazione, gli indizi lasciano pensare che sia stato vittima di una messa nera. A occuparsi delle indagini un commissario davvero poco convenzionale: Saverio Tinca, noto alla cronaca per aver risolto il caso del Caffè Coppedè.piatto_FornoInferno

Tinca è un personaggio non stereotipato, non è il classico commissario integerrimo, tutto d’un pezzo; ha un’innata passione per le parole crociate, infilando rapidamente le soluzioni dei rebus, o quasi; focalizza la sua attenzione su oggetti particolari, collezionandoli morbosamente e guida una DeLorean MDC-12, l’auto di Ritorno al futuro.

Il commissario segue con arguzia gli indizi del caso che lo porteranno ai castelli Romani nell’Abbazia della Fiaschetta dove si svolgerà parte dell’indagine che ruota attorno a un antico manoscritto custode di inconfessabili segreti.

Daniele Botti gioca con i rimandi letterari, l’ambientazione al monastero con un giovane frate come aiutante, Atzo che ricorda vagamente il novizio della celebre opera di Eco, Il nome della Rosa, in una commedia dell’assurdo, in cui personaggi bizzarri si alternano per mettere in scena una grottesca parodia del romanzo, soffermandosi sugli aspetti occulti dei riti delle messe nere.

Satira al vetriolo sì, ma soprattutto tanto humor, una ventata di freschezza nel  mondo del giallo. Ho sorriso tantissimo alla filosofia della sfogliatella riccia…

“Ma come si può dico io, preferire la frolla alla riccia! La riccia è superiore, già la lavorazione, quel filo fragrante di pasta che ti si scioglie in bocca, quello scrocchio che senti sulle labbra, è un’opera di ingegneria pasticcera, è come ‘nu fiore, a Napoli la chiamano Santa Rosa, è ‘na cosa divina…”

Celebri opere riviste in chiave farsesca che non ne scalfisco però il mito. Il braccio armato della legge   non disdegna compensi generosi, loschi affari e mazzette sottobanco, archetipi grotteschi che incarnano un opportunismo deviante.

Il tutto si svolge in un turbinio di imprevedibili vicende con un finale che spiazzerà lo stesso Tinca.

Un libro attento anche negli errori volutamente inseriti in un contesto che dà modo al lettore di scoprirne le inesattezze. Grazie a una scrittura brillante il lettore è completamente incantato e divertito dagli avvenimenti raccontati.

Che dire di più? Geniale e affascinante, Daniele Botti ha la capacità di farci divertire, ma soprattutto di regalarci un’opera davvero inconsueta!

Daniele Botti, nato nel 1977, copywriter, ha ideato campagne per brand nazionali e internazionali, ottenendo numerosi riconoscimenti. Nel 2016 ha pubblicato Caffè Coppedè – Un giallo dallo humor nero, segnalato al Premio “Calvino” e, con altri autori, Coppedè Esoterico – Guida ai segreti del quartiere più misterioso di Roma, entrambi per Alter Ego. Nel 2018 ha pubblicato Ciao – L’estate delle notti magiche (Augh! Edizioni). Forno Inferno, ideale sequel di Caffè Coppedè, è il suo terzo romanzo.

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