Per farcela di Marco di Carlo -Recensione-

Titolo: Per farcela

Autore: Marco Di Carlo

Genere: racconti.

Recensione di Federico T.DeNardi

Per farcela di Marco Di Carlo è una raccolta di racconti con un esergo(chiamiamolo così) preso da Raymond Carver.

I testi sono molto ben scritti, mi ha colpito particolarmente questo aspetto, fin da subito.img_0392

Parcheggi vuoti. Sono posti interessanti. Se in macchina hai un buon libro, o qualche cd, puoi passarci delle ore piacevoli. Tempo di qualità, come si suol dire.

Grandi distese d’asfalto delimitate da strisce gialle, bianche, o blu.”

Oltre la scrittura, sono storie ricche di atmosfera, da leggere ascoltando un disco magari dei Suede, (The Blue Hour?).

E ribadisco, l’atmosfera è molto ben resa con frasi brevi come secche pennellate attraverso tutte le pagine. Questo per quanto riguarda il primo racconto “Addizioni”.

Il secondo racconto invece Reale è completamente diverso dal primo, scompaiono le pennellate che evocano un ambiente e del resto la spiegazione è semplice, siamo in uno studio televisivo e lì l’ambiente è fatto di luci senza ombre, senza atmosfera, perché è l’anima umana che si trasforma in ambiente con i suoi drammi.

“La telecamera stupra il viso della madre degenere in cerca di un’emozione, di una lacrima, se possibile. I patti erano questi, pensa Giusy mentre la fissa, a braccia conserte, in attesa. “Piangi!”, le vorrebbe urlare in un orecchio.”

 

“PAY TO PLAY” è bellissimo, non dico altro!

“Faenza” è un piccolo gioiello all’italiana.

“Libero Arbitrio“, narrato in prima persona,

“Ho voglia di niente, o poco più. Un letto candido, lenzuola fresche, un cuscino gonfio e soffice. Non ho sonno, però vorrei distendermi, non pensare. ” è un racconto trasognato, apocalittico.

 I racconti proseguono con“Quel secondo giorno”mantenendo sempre un’altissima qualità di scrittura

“È come preoccuparsi del traffico quando sei già in viaggio, in coda a una chilometrica colonna di carcasse a benzina, lungo l’unica strada disponibile. È stretta,  dissestata, ma non ne conosci un’altra.”

 Insomma, qui mi fermo, con la raccomandazione di arrivare all’ultimo racconto, che porta il titolo del libro e che non è un semplice racconto, ma un racconto di racconti, oserei definirlo… E finisco con una illuminante citazione presa da questo ultimo scritto:

“Facciamo cose che non ci piacciono, che ci fanno stare male, ogni santo giorno, da anni. Tornati a casa, non ritroviamo il nostro tempo.”

 

Insomma, “Per farcela” è un bel libro, da leggere ovunque, a casa ascoltando musica, sul tram, in vacanza… in mezzo alla folla, perché parla di tutti noi e… uno solo. Come se noi guardassimo uno che sta leggendo quello che siamo diventati.

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