Frank Gramuglia, Il taccuino della vergogna – Recensione

 Titolo: il taccuino della vergogna

Autore: Frank Gramuglia

Editore: 96, Rue De La-Fontaine

EAN: 9788893990141

Recensione di François Morlupi

Di solito non leggo più romanzi del cosiddetto genere del realismo sporco. Forse perché ho la presunzione di pensare che dopo Bukowski, tutto è stato detto, scritto e raccontato. Soprattutto nell’ultimo periodo, il proliferare di romanzi di questo stampo mi ha totalmente allontanato al genere.

Mi sbagliavo. Eccome se mi sbagliavo.

Capita, non siamo mica perfetti, come direbbe Frank Gramuglia (aggiungendo magari un intercalare più forte), l’autore che vorrei presentarvi oggi.Clicca per accedere

Quando ho afferrato tra le mani la sua opera prima, “Il taccuino della vergogna”, mi sono subito chiesto se non stessi per leggere l’ennesima brutta copia di Post Office o dei celebri racconti di Chinaski.

Invece fin dal primo racconto, ho percepito un’aria diversa, un vento leggero che però portava con sé una ventata di novità e di freschezza.

Sì perché, sebbene i racconti di Gramuglia siano brevi ed intensi come quelli di Bukowski, sono comunque differenti.

Differenti per il periodo e ovviamente per i luoghi in cui sono incentrate le storie, che ci riguardano da ben più vicino.

Differenti perché anche le tematiche affrontate risultano frutto di un determinato contesto.

Quest’ultime descrivono infatti una realtà tipicamente italiana, una realtà moderna e si concentrano su una generazione, la tristemente celebre da mille euro, che ha totalmente perso la propria identità, per colpa della crisi, sociale ed economica che l’attanaglia. Una generazione schiacciata dall’ansia degli impegni a scadenza biologica, dall’ansia delle aspettative, dall’ansia del apparire invece di essere.

Gramuglia non possiede la spocchia di offrire al lettore risposte sul perché ci siamo ritrovati in questa situazione. Non sa offrire scappatoie d’uscita. Non vuole insegnarvi nulla.

Semplicemente descrive le sue sensazioni, con uno stile sovversivo, quasi anarchico. Senza ricercare un linguaggio aulico, dotto, anzi. Nel 2019 un autore del genere spezza totalmente con il resto del panorama letterario. Quante volte spesso abbiamo infatti letto testi dove lo scrittore si sforzava nel renderli il più incomprensibile possibile per pavoneggiarsi e darsi un’aria di superiorità? Purtroppo per il sottoscritto, spesso.

Ma attenzione; se nella forma Gramuglia può far storcere il naso ai puristi del genere, è nel contenuto che molti si troveranno d’accordo.

Le sue frasi sono spesso un pugno allo stomaco, per quanto siano dure e vere. Per quanto facciano male.

Il suo sotto testo è puro e scintillante, un diamante grezzo, ma raro e limpido.

Sì perché la bellezza del libro di Gramuglia sta nell’urlare delle verità scomode. Delle verità che spesso pensiamo, ma che la società o i nostri valori, non ci permettono di affermare ad alta voce.

Non ci permettono di liberarci, anche solo per un mero secondo, di questo peso che portiamo avanti, di questa valvola di sfogo che non possiamo mai aprire. Le conseguenze di questi pensieri distruggerebbero qualsiasi sogno di integrazione e di comunione in una vita sociale. Ci emarginerebbero inevitabilmente.

Gramuglia invece non possiede freni inibitori, non ha paura di risultare pazzo o una Cassandra moderna. Non ha paura di spiattellare ad una società i suoi difetti. Non teme di offendere il genere umano ed è questa la sua grande forza.

La sua ruota stritola tutto al suo passaggio.

Ironico, auto-ironico, offensivo, sarcastico, irriverente, cattivo, toccante, “Il taccuino della vergogna” è un cumulo di aneddoti tra i più disparati, dalle donne, al senso dell’amicizia, dal sesso al lavoro, dai rapporti con la famiglia fino ad abbracciare l’università, la scuola e quant’altro. Una pallina impazzita che rimbalza a 360 gradi colpendo indistintamente chiunque.

Il risultato inquietante nei racconti di Gramuglia è che spesso vi troverete d’accordo con lui. Spesso, la sua analisi antropologica del genere umano vi farà sorridere, ma anche riflettere. Vi potrà scandalizzare, ma anche commuovere. Ma il risultato sarà che annuirete con la testa, magari non facendovi vedere, guardandovi bene intorno che siate soli. Ma lo farete.

Un giorno, un amico mi disse che un buon libro non è quello che offre risposte, bensì quello che offre interrogativi al lettore.

E nell’universo di Gramuglia di domande ce ne sono a migliaia, quante le stelle nella nostra indifferente e spesso spietata galassia.

Frank Gramuglia vive e lavora a Milano. Dopo la laurea in scienze
politiche, intraprende la carriera all’interno di diverse strutture ricettive.
Si è occupato inoltre della direzione di diversi alberghi sul territorio
nazionale.

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