Non tutto ciò che vedi è vero ma…La donna che vedi di Giovanni Pannacci, si!- Recensione

Titolo: La donna che vedi

Autore: Giovanni Pannacci

Editore: Fernandel Edizioni

Pagg:166

Pubblicazione: 2019

Recensione di Loredana Cilento

«Trova la porta del tuo dolore e passaci attraverso, la felicità si nasconde sempre dietro la cosa che ci fa più paura. È un trucco facile, una volta che l’hai capito».

 

Chi è Miriam Labate?

La donna che vedi è il personaggio nato dalla penna di Giovanni Pannacci che per Fernandel Edizioni, ritorna dopo La canzone del bambino scomparso (Giulio Perrone, 2012) e L’ultima menzogna (Fernandel, 2016), con un tema molto particolare, una storia d’identità e trasformazione, per diventare finalmente se stessi.

Miriam sentiva fin da adolescente qualcosa dentro che voleva uscire, voleva essere chi sentiva di essere, decide così di andare a studiare in Inghilterra, dove lentamente inizierà un percorso che la porterà alla sua nuova identità. Torna in Italia per assumere la posizione di direttore commerciale della casa farmaceutica fondata dall’eccentrico industriale Diktus Winter che non ci metterà molto a riconoscere la vera Miriam.

Tra i due si crea una sintonia speciale, un rapporto di amicizia ambiguo, tanto che prima di morire Diktus licenzia l’affascinante Miriam, senza apparente motivo.

Da qui la storia prende forma, gli interrogativi si fanno palesi, la stessa Miriam, già inquieta dai suoi fantasmi del passato, non riesce a capire il comportamento dell’anziano amico.

Sola, senza amici, senza amore e senza una famiglia, l’unica cosa che le procura un po’ di serenità, di benessere artificiale, è abbandonarsi nell’atmosfera rarefatta della marijuana.

Said, il suo personale pusher, le dimostra amicizia e qualcosa in più, ma neppure lui è realmente chi dice di essere, sicuramente non lo stereotipato straniero che vende droga e frequenta quartieri malfamati.

Inizierà una storia che affonda le sue radici più profonde nella conoscenza di se stessi.

In questa storia – appunto – nessuno è chi dice di essere; segreti, bugie, rivelazioni sconvolgenti, la verità si mescola sempre di più alla menzogna. Una trama intrecciata con i fili del pregiudizio che cela una profonda e vile mediocrità umana.

Anche per questo Miriam vive con profonda angoscia le sue relazioni, mai durature e sempre effimere: i tentativi di approccio, poi, sono trattati con disprezzo tanto da avvilire ogni “pretendente” “Sarcasmo e cinismo erano un veleno micidiale per gli uomini mediocri con cui di solito aveva a che fare. ”

Per dimenticare un passato mai accettato da Miriam, l’estasi della droga, dell’alcol, di serate trascorse in solitaria, non avranno la capacità di trasformare e soprattutto di concludere un percorso iniziato e mai terminato.

Né sarà un filosofo improvvisato che gioca con la chimica – una sorta di scienziato pazzo – brevettando una potente  pillola magica…

«Ecco, è esattamente qui che volevo portarti, al tempio di Benzaiten, la dea buddista della saggezza e dell’eloquenza, nota anche per essere in grado di indicare ai fedeli la strada che conduce all’eliminazione della sofferenza». 

La donna che vedi ha del potenziale nella sua costruzione e soprattutto nel pensiero di fondo che lascia sicuramente riflettere, crea una particolare empatia tra i personaggi e il lettore, tale da spingerlo fino alla fine della lettura.

Un libro, forse, eccessivamente romanzato, a tratti poco aderente a un argomento come quello trattato; alcune affermazioni non mi sembrano convincenti, anche il personaggio di Miriam è forse enfatizzato, ma nell’insieme l’ho trovato interessante proprio per questi particolari oltremodo ridondanti. Non sempre l’eccesso è un difetto, anzi, Giovanni Pannacci ha sfruttato sapientemente questi particolari al meglio, regalandoci un libro davvero particolare!

L’inserimento di alcuni dettagli, come i rimandi letterari, quasi nascosti tra le righe, rendono la lettura accattivante e seducente.

«I libri cattivi sono un veleno intellettuale che distrugge lo spirito», sosteneva, «e siccome la maggior parte delle persone, invece di leggere il meglio di quanto è stato prodotto nelle varie epoche, si limita a leggere le ultime novità, gli scrittori si occupano solo del ristretto ambito delle idee in circolazione, così il pubblico sprofonda sempre più nel proprio fango, per non dire altro». Poi, quasi a giustificarsi, aggiungeva con un sorriso vezzoso: «Non l’ho mica detto io. È un antico anatema lanciato dal mio amato Schopenhauer».”

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