E lo chiamano amore di Annamaria Vargiù- Recensione

Titolo: E lo chiamano amore

Autrice: Annamaria Vargiù

Edizione: Porto Seguro Editore

Pubblicazione: 2017

Pagg:136

 

Recensione di Loredana Cilento

 

 

«Stasera al mio rientro voglio che tutto sia perfetto e splendente.»

Ma non è così, non c’è nulla di perfetto e splendente nella vita della protagonista di Strike, la prima delle nove storie, narrate dalla vibrante penna di Annamaria Vargiù, E lo chiamano amore, Porto Seguro editore, 2017.

Il sogno d’amore, del principe azzurro che si trasforma nell’affamato orco delle fiabe, insaziabile difronte alla sua preda, resa succube e inerme a quelle violenze perpetrate giorno dopo giorno, notte dopo notte, fino a sognare di nuovo, perché lui finalmente è morto.

 

Dare una definizione dell’amore a volte è difficile, io dico sempre l’amore va vissuto, semplicemente, ma a volte non è poi così semplice.

L’amore vissuto nelle storie di Annamaria è un amore malato, deforme, dove è proibito parlare, persino piangere, un amore che porta via l’anima, come quella di una bambina, oggetto di oscene tenerezze; carezze paterne che trafiggono come un pugnale, è la storia di un insano amore che Come il mare porta via briciole di sabbia e  di ingenuità. 

 

Amori consumati dal tempo, dai silenzi, dalla convinzione che il sesso possa guarire quelle crepe ormai insanabili di un rapporto, preso con forza e violenza, protetti da un vincolo, ma le vessazioni, le umiliazioni, implodono in una donna ormai esausta, fino all’ ultimo ruggito.

 

“Era arrivata ad accettare quei rapporti, che ormai la disgustavano soltanto, pur di non dover sopportare i silenzi e le umiliazioni.

 

Storie di donne, di uomini, umiliati, sottomessi, che hanno creduto nell’amore, hanno creduto in un attimo di felicità, dietro Spicchi di azzurro, la storia di Dario che crede in un uomo dapprima dolce e premuroso per rivelarsi uno spietato e vorace opportunista che misura le tenerezze a suon di firme sugli assegni. Per vivere, infine, in un incubo, perché i sogni d’amore presto o tardi si trasformano, come lupi mannari, per brandire e divorare le loro prede o come vampiri in cerca di sangue, in cerca di Un amore eterno.

Ma quello che fa davvero rabbrividire sono gli affetti familiari, che dovrebbero essere indissolubili, come i legami tra Sorelle, complici anche nel gioco dell’amore, la fiducia indiscriminata, tale dovrebbe essere, che muta la sua forma nel peggiore dei mostri: il tradimento. Ambientato durante la dominazione tedesca a Napoli, quando le prime leggi razziali furono eseguite, un amore giovanile ha inizio con i primi sguardi, le emozioni di un bacio, di una carezza, che sa di futuro, di fiamme,  che sa di aspettative…

 

I torti subiti, le violenze, fisiche o verbali spesso si trasformano in notte di Insomnia:

 

“Furono notti insonni bellissime. Quando la luce del giorno arrivava ne era infastidita, doveva lasciare il suo mondo di carta per rientrare in quello reale.”

 

Rifuggire il mondo reale per uno che dà un senso di pace assoluta, lontana da persone che per anni hanno turbato la vita di una bambina, con storie macabre, moniti perentori, tremendi castighi, bombardata dagli eccessi di una madre, dalla guerra dentro e fuori da quella stanza da letto.

 

E lo chiamano amore è un libro forte, amaro nelle sue considerazioni, distruttivo nel suo epilogo. Il lato oscuro dell’ amore, che si tinge di nero, un abisso che risucchia sia i vinti che i vincitori, un bisogno ancestrale  di scambiare l’amore con un profondo senso di frustrazione, di negazione, un compiacimento nel lasciare cicatrici inguaribili sul corpo e nell’anima…per poi prendere Il treno delle cinque.

 

Storie da leggere e da rileggere! Un gran bel libro, Annamaria Virgiù ci mostra il lato oscuro dell’amore, ma non ha nulla di amore, e nel titolo si evince questa considerazione.

 

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