Professione reporter di Gianni Perrelli – recensione –

Titolo: Professione reporter

Autore: Gianni Perrelli

Editore: Di Renzo

Pubblicazione:seconda edizione 2019

Recensione di Loredana Cilento

“Uno scrittore inglese, non so quale, ha detto che c’è poca differenza fra il lavoro di un corrispondente all’estero e quello di una spia.Secondo me sbagliava. La spia è portata per natura all’inganno. Al giornalista l’etica vieta di estorcere una notizia. Può procurarsela con furbizia, con scaltrezza, ma l’unica sua bussola è poi quella dell’uso corretto di ogni informazione.” 

Ho letto con grande interesse il saggio di Gianni Perrelli, scrittore e giornalista e soprattutto inviato speciale sui luoghi che hanno fatto la storia mondiale, Professione reporter edito da Di Renzo nel 2004 e ripubblicato nel 2019, è il referto di un virus del quale ci si ammala per la sete di emozioni, per assaporare il gusto del viaggio e approdare in quelle terre calde di eventi, rivoluzioni, per raccontare la verità vista da vicino.

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Ma per quanto ai nostri occhi possa sembrare una vita emozionante e rutilante, non tutti sarebbero disposti  a partire, ad esempio per Kabul, non tutti metterebbero a rischio la propria vita per raccontare la drammaticità della guerra, Gianni Perrelli ci narra il perché delle sue scelte, ma soprattutto cosa vuol dire essere un inviato speciale.

La vita professionale di Perrelli è davvero emozionante, il sul esordio negli anni 80 come inviato sportivo, e poi verso le zone calde della Guerra del Golfo, ha atteso gli ultimatum a Saddam, ma alle emozioni della cronaca di uniscono i brividi e il sentore di morte per le stragi che si perpetravano ai danni di innocenti.

Quello dell’inviato è un complesso “mestiere” di ricerca, informazione, di documentazione, di fonti sul territorio per avere una visione più ampia, per allargare gli orizzonti.

Curioso del mondo, una definizione che ampiamente descrive l’essere inviato, Gianni Perrelli vola verso mete lontane per il dovere di cronaca…

“C’è una sola verità. Se decidi di fare il mestiere in una certa maniera non puoi tirarti indietro. Nessuno ti obbliga ad andare a raccontare le guerre. Non te lo impone il contratto.”

In Medio Oriente, l guerra nel Kuwait, Nelson Mandela, il suicidio di Kurt Cobain, eventi sportivi e i loro protagonisti, Gianni Perrelli ha dato un contributo notevole all’informazione dagli anni ottanta, onorando la grande professione dei giornalisti, non tralasciando i pro e i contro di un mestiere, oggi sempre più ristretto e sentito.

Una lettura decisamente illuminate, la narrazione scorrevole ma di grande impatto con un flusso di emozioni per i grandi incontri con gli straordinari personaggi contribuisce a dare un notevole valore umano all’informazione.

Gianni Perrelli scrive reportages e interviste prevalentemente dall’estero per “L’Espresso”. Dopo una parentesi giovanile nel giornalismo sportivo (era inviato di calcio al “Corriere dello Sport”) è stato caporedattore, capo degli esteri e corrispondente da New York per “L’Europeo” e “L’Espresso”.

Due suoi servizi hanno ricevuto una grande attenzione da parte dei media animando per molti mesi il dibattito pubblico.

Il primo sul “caso Martelli”, il leader socialista incappato nell’89 a Malindi (Kenia) in una clamorosa vicenda legata a un presunto possesso di hashish e l’intervista nel ’98 a Zeman, l’allora allenatore della Roma, sul dilagare del doping nel calcio.

Ha inoltre diretto il settimanale sportivo “Special”. È autore di saggi e romanzi.

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