Fragile e fiera è l’ Ape bianca di Valentina Villani – Recensione-

Titolo: Ape bianca

Autrice: Valentina Villani

Editore: Adiaphora Edizioni

Pubblicazione: 2019

Pagg: 148

Recensione di Loredana Cilento

“E poi ti ho guardato, fragile e fiera. Avrei voluto stringerti e dire che ti sarei stata vicino, ma non ci sono riuscita. Un groviglio di spine era rimasto impigliato nella mia gola sanguinante e silenziosa. Mi muovevo tra opposte tendenze, in bilico tra vita e morte in attesa che tutto cambiasse.”

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A metà tra biografia e poesia, Valentina Villani psicologa e scrittrice, ci narra, attraverso un percorso autobiografico, scevro dai sofismi saggistici, le fasi dell’elaborazione del lutto, in particolare della sua Ape bianca, sua madre, l’artista Fiammetta Gioja.

La prima domanda che mi sono posta è stata: ma come si fa a elaborare il lutto di una persona così speciale? Valentina Villani si è avvalsa della sua esperienza, per aiutare, chi come lei, ha subito una perdita. L’elaborazione del lutto attraversa varie fasi, e la prima di queste è proprio la rabbia.

Una rabbia generata dall’abbandono, inizialmente percepito come una colpa di chi ci lascia e poi la rabbia di non poter far nulla, incapaci di opporre resistenza a un male che ti ruba la vita.

Parallelamente la scrittrice vive la sua prima gravidanza, la vita e la morte in un unico abbraccio, un abbraccio mutilato il giorno in cui sua madre è morta.

Nonostante il rapporto controverso tra madre e figlia, la diagnosi non lascia spazio ai rancori, si trasforma in un tempo sospeso tra i ricordi e un presente da vivere attimo per attimo fino all’ineluttabilità, fino a spogliarsi di quell’abito troppo attillato.

Le due donne si ritrovano a condividere momenti di pura semplicità, di arte, che le unisce in un abbraccio dove il tempo sembra fermarsi.

E poi accade, la morte che arriva senza chiedere il permesso, e ti porta via la vita.

C’è la rabbia e c’è la consapevolezza della fine, non più visto come abbandono, la capacità di lasciarsi al dolore per accettare la perdita; non è la sintesi di una vita che non c’è più ma la ragionevolezza che i ricordi sono preziosi gioielli da custodire tra le pieghe dell’anima.

“Ancora non sapevo che quegli attimi di condivisione assoluta sarebbero diventati preziosi ricordi”

e ancora… “Ora posso richiamare alla mente il tempo in cui ero figlia senza soffrire, lasciare che i ricordi risalgano come detriti portati dalla corrente. Posso prenderli, tenerli un po’ con me e restituirli al mare.”

Ti lasci poi spingere verso la vita. I ricordi non fanno più soffrire…“«Ritrovo la strada dentro traiettorie di luce, radiografie di un’esperienza intensa, dolorosa fino alle ossa”

La narrazione è potente, intensa, corale. È difficile non restare emozionati dalla storia di Valentina, perché è la storia di tutti noi, Ape bianca può essere un’ancora di salvezza per affrontare il vuoto lasciato da un caro.

Un memoir fotografico, didascalico, e fortemente poetico, parafrasando  l’introduzione di Maria Silvia Soriato, Ape bianca, andrebbe letto più volte per assaporare le emozione, la poesia e le immagini per un’accettazione dell’assenza in esistenza.

Un bellissimo libro che consiglio senza se e senza ma!.

Valentina Villani

Nata a Roma, dove vive e lavora come psicologa e psicoterapeuta, coltiva la passione per la fotografia e la sceglie come mezzo per raccontare storie di vita, di dolore, intime sensazioni e denuncia sociale. Ha partecipato a diversi concorsi e organizza mostre fotografiche.

Nel 2015 vince il concorso nazionale bandito dall’associazione Il filo di Eloisa, per la valorizzazione del pensiero e della creatività femminili, con un progetto di cinque foto e relativi testi.

Il progetto è stato pubblicato nel volume Lo spazio consapevole (Iacobelli Editore).

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