L’isola di plastica di Marco Caponera – Recensione-

Titolo: L’isola di plastica

Autore: Marco Caponera

Editore: Alterego

Pubblicazione: 2018

Pagg: 169

Recensione di Loredana Cilento

“Noi siamo il futuro e la nostra vendetta sarà l’inizio della nuova e poca per questo pallino colorato galleggiante nell’universo. Quando tutta l’isola sarà completamente ed efficientemente separata, la sua potenza sarà inimmaginabile. Voi avete l’occasione di farne parte. Non ne avete una simile dalle vostre parti”.

Lo scrittore e sceneggiatore Marco Caponera ci invita a trascorrere una suggestiva vacanza, sull’ Isola di plastica Extreme, nel mezzo dell’Oceano Pacifico, nel residence Beautiful Garbage, interamente costruito con plastica riciclata. La nostra guida sarà un trentenne squattrinato e mezzo alcolizzato, con nessun progetto futuro e nessuna aspirazione.piatto_Lisola-di-plastica

L’isola sembra disabitata, lo scenario è quasi post-apocalittico, cumoli di plastica di ogni genere sono riversati al suolo: un enorme tappeto di vaschette di plastica, bicchieri monouso, piattini, ciotole, un manto vischioso dall’odore acre di decomposizione, tutto questo è stato creato dagli esseri umani che hanno utilizzato anche per un solo istante questi oggetti, per poi disfarsene senza pensare al dopo.

Sull’isola arrivano i primi ospiti, una coppia gay che vuol concedersi una vacanza diversa, fuori dagli schemi, stanchi delle solite villeggiature in terre incontaminate e particolari, coast-to-coast in motocicletta, spiagge caraibiche, i due sono in cerca di forti emozioni, soprattutto per recuperare un rapporto in crisi.

E le emozioni arrivano presto perché sull’isola non sono i soli: prendono vita un messia riciclabile che parla come un adolescente strafatto, e Melly, una bambola gonfiabile dall’aspetto quasi umano, la sua gomma è molto morbida, un modello davvero particolare!

Ma il soggiorno sull’isola si rivela a dir poco pazzesco, e presto i protagonisti faranno i conti con qualcosa di inimmaginabile.

L’isola di plastica è una metafora creata dall’irriverente e sagace penna di Marco Caponera, per stimolare un’attenta riflessione sulle conseguenze dei rifiuti non biodegradabili e dell’effetto sul nostro pianeta.

“Sulla terraferma il corpo finisce, qui c’è la possibilità dell’eterno. L a plastica non degrada mai per sempre”

L’isola di plastica si ispira alla scoperta di un enorme agglomerato di plastica formatosi negli anni 80 nell’ Oceano Pacifico Great Pacific Garbage Patch, a causa di un vortice di correnti che hanno trasportato le plastiche e i rifiuti.

Muovere le coscienze di plastica, comportandoci nel pieno rispetto della natura, violenta, brutalizzata dall’incuria dell’uomo, basterebbero piccoli gesti coscienziosi atti a salvaguardare il nostro pianeta, per non trasformarci in plastica umana!

Un libro decisamente forte e audace che smuove le coscienze, di grande impatto narrativo, L’isola di plastica, surreale a tratti distopico, ci trascina nel mondo dei rifiuti, camminiamo su ciò che abbiamo prodotto e gettato incautamente, diventando insensibili ai bisogni dei nostri simili, una sferzata feroce nei confronti della società che sfrutta e consuma le risorse, anche e soprattutto quelle umane.

“Sull’isola non ci sono ristoranti, o bar, solo pasti frugali e di fortuna. Vivere su un’isola fuori dal mondo, fuori dal comune, completamente abbandonata a se stessa”

Marco Caponera, classe 1978, vive e lavora a Roma. Scrive sceneggiature per corti, web series e spettacoli teatrali, ricevendo premi e riconoscimenti dalla critica di settore. Suoi racconti sono apparsi su varie antologie (Nuova antologia del racconto Fantareale, Inadatti al volo, I racconti del salame) e sulla rivista letteraria “Mag O”. Ha frequentato i corsi della Scuola di Scrittura “Omero”.

 

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