Gli affamati e i sazi di Timur Vermes – Bompiani Edizioni

 

Titolo: Gli affamati e i sazi

Autore: Timur Vermes

Editore: Bompiani

Pagg: 512

Pubblicazione: 2019

 

Recensione di LV

 

Timur Vermes si è fatto conoscere dal grande pubblico con il libro “Lui è tornato” dove con una delle sue geniali, irriverenti e provocatorie, invenzioni fa ritornare in vita, in un campetto sportivo di Berlino, niente meno che Hitler. E non è da meno in questo suo secondo libro dove immagina, in un prossimo futuro, la marcia attraverso il deserto di centocinquantamila profughi per arrivare in Germania, la nuova “terra promessa”. Ma chi sarà il nuovo Mosè che guiderà quella marea umana, senza cibo e senza acqua, per raggiungere l’agognata meta? 
La Merkel non governa più da tempo, ma la Germania continua a non avere un partito solo al comando. Toccherà alla GroßeKoalition contenere quella invasione di immigrati. Al momento lo fa finanziando, insieme agli alleati europei, gli Stati del nord Africa che, per controllare “l’evasione” verso l’Europa, costruiscono dei veri e propri lager nel deserto che ospitano più di due milioni di esseri umani. 

 

Ma cosa può succedere se in uno di questi campi arriva la televisione? Cosa può succedere se una piccola emittente privata invia lì la sua svampita star, Nadeche Hackenbush, un fenomeno da baraccone che ha raggiunto la notorietà grazie all’ennesimo stupido reality show? 
Qui potrei prendere in prestito le migliori frasi tratte da “Cattiva maestra televisione” di Karl Popper per dare un’idea del ruolo che giocano tv e giornali  in questa storia. 

Ancora una volta i media approfittano e sfruttano una tragedia umana in nome dello share, degli ascolti, dei palinsesti, della pubblicità e degli introiti televisivi. Fin qui nulla di nuovo si potrebbe dire se non fosse che la situazione sfugge di mano alla produzione e quando la situazione diventa incontrollabile a entrare nel panico non è più solo la televisione, che anzi in quel dramma intravede una fonte di guadagno, ma anche la politica che, sottovalutando all’inizio il problema,  si ritroverà dopo con un caso che coinvolgerà emotivamente tutta l’opinione pubblica mondiale. Nadeche Hackenbush si metterà alla guida di quei profughi e li accompagnerà in un viaggio ad alto rischio di sopravvivenza e del quale non si possono prevede le conseguenze
Vermes ancora una volta ha voluto stupire e credo ci sia riuscito molto bene. 

Un viaggio di dimensioni bibliche è inverosimile che possa accadere e non si sa se mai accadrà. Vermes da una sua particolare e personale chiavetta di lettura di quello che è il mondo contemporaneo e pare voglia dirci che tutto “può accadere”. 


Un gran bel libro veramente che consiglio di leggere.

 

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