I leoni di Sicilia di Stefania Auci- La saga dei Florio- Recensione

Titolo: I leoni di Sicilia

Autrice: Stefania Auci

Edizione: Casa Editrice Nord

 

Recensione di Anna Spampinato

 

 

Solo un’isola può scaldare il cuore di una isolana. Quando mi è stata proposta questa lettura, non ho esitato nel dire “si, faccio questa recensione” . I Florio, la famiglia, la magia di un racconto scolpito in ogni singola pietra, in ognuno dei luoghi magici descritti magnificamente da Stefania Auci.

Nella mia mente ho risentito tutti gli odori che ha sentito Vincenzo, quando la prima volta si reca a Favignana. Ma la storia che è stata raccontata in questo romanzo, è qualcosa che va oltre, qualcosa che scava nelle fondamenta, che entra dentro la testa di un “siciliano”. Una storia fatta dalla passione dei Florio che si trovano a combattere ogni singolo giorno, fino alla fine, contro l’invidia e il disprezzo che spesso le persone nutrono ingiustamente. Durante la mia lettura mi sono posta sempre lo stesso quesito -forse la sfortuna dei Florio, l’epilogo crudo della loro famiglia, è stato un fiume in piena di cattiverie, invidie, pensieri malsani che li ha alla fine travolti, portando il loro impero al declino?

 

Stefania Auci ha romanzato la storia di una famiglia che ha segnato la Sicilia e che l’ha trasformata.

 

Loro i “Bagnaroli” arrivati dalla Calabria. “Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia e nel disprezzo. Quegli uomini di successo rimangono comunque stranieri, facchini.” img_1438

La ricostruzione della storia si fonde nel contesto romanzato. E così i personaggi esistono, vengono caratterizzati con una scrittura precisa e puntuale. Paolo e Ignazio Florio, i due personaggi da cui parte questa dinastia, che dettati da una notevole intraprendenza decidono di lasciare Bagnara Calabra per trovare fortuna nella città di Palermo. Giuseppina, la moglie di Paolo, donna che vive in uno stato di finta sudditanza, ma che in realtà manifesta una aggressione non manifesta, silente, un rancore verso i Florio, che l’hanno costretta a subire l’abbandono per trasferirsi in un’altra città. “Giuseppina Saffiotti, non è una miserabile che deve emigrare per trovare il pane. Ha un terreno, ha un corredo, ha una dote..”.

Palermo, ho vissuto nella lettura questa città non come un luogo, ma come una persona. Una persona poco ospitale che non sa nascondere una ostilità e una invidia indomabili “due mesi vi do, prima di trovarvi a chiedere l’elemosina ..tempo due mesi e chiudete di nuovo.” Palermo se li studia i Florio. Se li studia e non fa sconti”. 

 

L’abilità dei Florio è sotto gli occhi di tutti, e passo dopo passo, anno dopo anno, la loro bottega cresce e il loro commercio di spezie diventa sempre più importante. L’impero dei Florio non nascerà da ricchezze ereditate, da palazzi di famiglia, titoli nobiliari o altro. Nascerà dal sacrificio, dal duro lavoro e da una brillante mente imprenditoriale, che non farà mai difetto e che si lancerà ben oltre ogni aspettativa con l’ avvento di Vincenzo al comando di tutto. Ed è proprio questo che viene visto come un marchio indelebile di vergogna “potrai avere tutti i soldi di questo mondo, ma faranno sempre puzza di sudore, facchino sei e facchino rimarrai…”.

 

Vincenzo, fin da fanciullo, manifesta una insofferenza, una rabbia interna che lo contraddistingue e che lo rende molto diverso dal padre Paolo, ma soprattutto da Ignazio, lo zio. Uomo più mite e diplomatico. Già da ragazzo si sente investito da molte responsabilità, e si troverà bel presto a dovere dirigere da solo. Vincenzo dentro si se non perdonerà mai Palermo e suoi nobili per quell’astio, e quegli sguardi carichi di repulsione che saranno linfa per il suo senso di rivalsa “..Vincenzo Florio lascia la stanza mentre il Barone Nasca di Montemaggiore, in ginocchio sta raccogliendo il denaro dal pavimento..” 

Leggendo mi è venuta in mente una similitudine o meglio una riflessione personale -I Florio come gli Ebrei, odiati perché degli arricchiti?

Vincenzo è un personaggio che spicca oltre che per le sue doti da imprenditore all’avanguardia, anche per una vicenda personale ricca di significato e non comune per quei tempi. La sua visione della vita è sicuramente fuori da tutti gli schemi, anche il suo incontro con Giulia “..non mi servi come moglie, non sarebbe un matrimonio vantaggioso per me, sei troppo vecchia e non sei nobile..”.

 

Tranne per una cosa, in quella non riesce a vedere oltre. La su mente è intrappolata in quella rigidità di un contesto basato su regole ben precise, da cui non si può non rimanere intrappolati. Un titolo nobiliare, il sangue blu, per essere definitivamente al di spora di tutto e tutti. 

Giulia Portalupi è una ragazza dal piglio deciso e fuori dalle regole. Una rivoluzionaria, una donna che decide di amare e di portare addosso una bollatura per sempre. “Vincenzo non l’avrebbe sposata, perché altri sono i suoi progetti al riguardo..” “trovatemi una moglie e io dormirò a casa con lei..ma sappiate che maritato o no, non rinuncerò a Giulia..mai.”

Ma l’amore non ufficiale darà i suoi frutti e l’ultimo sarà quello più succoso ed invitante. Angelina, Giuseppina e finalmente poi Ignazio che metterà il sigillo ufficiale alla coppia Giulia e Vincenzo. “..lui sfiora la sagoma sotto le coperte affascinato..un maschio!” “ ..ti ho dato un maschio, ora voglio il mio onore..”. Un figlio maschio ci voleva per diventare Donna Giulia Florio.

 

Il Marsala è un buon vino. Ha un gusto dolce e rotondo, ma non stucchevole. Si avverte il profumo del mare, del miele e dell’uva lasciata a fermentare..”

“Favignana e Formica fanno un pescato che le altre non riescono a fare..”. Tra tutte le brillanti attività imprenditoriali dei Florio quelle che vengono subito legate a “Casa Florio” sono il “marsala” e il “tonno sott’olio”. “…sugnu Vito Cordova ‘U Rais”. Il rais è una figura emblematica della “mattanza” e a Favignana si trovano ancora questi uomini, seduti davanti ad un bar a raccontare le loro storie sulla mattanza a turisti entusiasti ed affascinati. 

 

“..Finalmente sulle labbra screpolate del marinaio, compare l’ombra di un sorriso, famigghie?? Si…pi travagghiari tutti….”

Penso che gli imprenditori dei nostri giorni avrebbero molto da imparare dai Florio. 

“..la tonnara è un apparato di reti a camere progressive: un metodo inventato dagli arabi e tramandato agli spagnoli, che trova la sua apoteosi in Sicilia” 

“..Favignana è uno scoglio di tufo, pensa Ignazio…poi una volta che si abitua all’odore della lavorazione del tonno, ti accorgi davvero del mare: è di un blu rabbioso, vitale, feroce..pensa che a lui piacerebbe essere padrone e figlio dell’isola. Non lo sa che accadrà davvero…”

 

Così il racconto prosegue delineando una vita decisamente diversa da quei “facchini” venuti da Bagnara. 

Villa “Quattro Pizzi”, la reggia dei Florio, palazzo voluto da Vincenzo, una particolare costruzione in stile liberty. Balli, feste e nobili invitati a “Casa Florio”. Imprese di navigazione, partecipazioni in società assicurative e bancarie..e molto altro..

Nella ricostruzione storica l’autrice fa una attenta analisi dei fatti e dei moti rivoluzionari di quell’epoca. Parliamo di un momento storico che ha segnato le sorti dell’Italia, ma in particolar modo della Sicilia. “..senza Casa Florio cosa sarebbe il regno dei Borbone?” Un romanzo che racconta un pezzo di Sicilia, che racconta di una famiglia, di una dinastia che ha una storia molto forte. Fatta di costruzione e di distruzione. Amore, passione, devozione…questo e altro hanno portato i Florio a diventare una leggenda. 

 

Anche l’obiettivo di Vincenzo più difficile verrà raggiunto, alla fine la moglie nobile, il sangue blu per suo figlio, per casa Florio.

E poi??? Villa Olivuzza, Villa Whitaker, la belle epoque, la targa Florio…Vincenzo e Ignazio Jr, Donna Franca..ma a tutto questo l’autrice ci rimanda al futuro….  

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