Il ritorno del barone Wenckheim di László Krasznahorkai – Recensione

Titolo: Il ritorno del barone Wenckheim

Autore: László Krasznahorkai

Traduzione: D. Varnai

Editore: Bompiani

Pubblicazione: 23 ottobre 2019

Recensione di LV

 

 

Si spostò più in là sul sedile per avvicinarsi al finestrino, spinse la fronte contro il vetro, e osservò tutte le cose che stavano scivolando via davanti ai suoi occhi, tutte cose che aveva visto scivolar via anche all’altezza della zona di confine, eppure ora tutto ciò era diverso, allo stesso tempo uguale ma differente, forse proprio a causa delle parole del controllore, quegli infiniti e deserti campi arati, e in fondo ai campi, in lontananza, quegli edifici in rovina di qualche fattoria che slittava via davanti agli occhi, ogni tanto un albero solitario, ogni tanto un gruppo di magre lepri che si appiattivano vicino alle rotaie al rumoroso passaggio del treno, e tutto ciò gli fece battere più forte il cuore, tutto era uguale a com’era un tempo, solo il cielo gli sembrò sorprendente, perché quella enorme massa scura, pesante e continua adesso si era come strappata, ridotta in pezzi, lasciando intravvedere ora qui ora più in là delle strette strisce di luce, fasci di raggi solari che dal cielo si allungavano verso il basso, tanti, tantissimi raggi che si allontanavano gli uni dagli altri, aprendosi in un ventaglio splendente e scintillante – come una specie di strana aureola di gloria, pensò, come quelle aureole di gloria che si vedono nelle immagini sacre che si possono comprare a buon mercato al Mataderos vicino a San Pantaleón, spinse la fronte ancora più forte contro il freddo vetro del finestrino, continuando a fissare quei fasci di luce che giocavano con il paesaggio, e non si stancava mai di quella vista, era felice di poter vedere ciò che non sperava più di poter rivedere, felice di poter essere ancora felice, fissava e ammirava quella vista, e intanto i suoi occhi si erano riempiti di lacrime, e pensò di essere arrivato a casa.”

 

Un po’ lungo questo estratto, lo so. Ma se lo leggete attentamentevi accorgerete che è un periodo lunghissimo. Dall’inizio fino al punto l’autore fa solo uso delle virgole. E così per tutto il libro e in tutto il libro avrò contato appena cinque punti interrogativi, per il resto sta al lettore capire quando c’è il punto di domanda. 

È sempre il lettore ha l’arduo compito di ricostruire i dialoghi. Questa è la prosa di Krasznahorkai, prendere o lasciare. 

Se vi piacciono le sfide (io non le temo) questo è il libro che fa per voi, se non vi piacciono allora è meglio lasciare perdere. 

Ma chi è il personaggio che si trova su quel treno intento a osservare il panorama che gli si presenta al di là del freddo finestrino? È il Barone di Wenckheim assieme al Professore, con cui si alterna nelle vicende, uno dei protagonisti della storia raccontata dall’autore. 

Ho conosciuto Krasznahorkai con il bellissimo e altrettanto impegnativo “Melancolia della resistenza” (mi manca “Satantango” il libro che lo ha fatto conoscere al grande pubblico) e nonostante il tour de force al quale mi aveva costretto ho voluto leggere questa sua nuova opera che mi intrigava per i temi trattati: razzismo strisciante, intolleranza verso i nomadi o zingari, migrazione, ironia sui disastrati centri di accoglienza e, soprattutto, ironia tendente al sarcasmo verso il mestiere dei cronisti. 

Ed è proprio l’ironia, che spesso induce all’ilarità, quella che differenzia “Il ritorno del Barone…” da “Melancolia…” L’autore lascia, ma non del tutto, le atmosfere tristi e cupe di “Melancolia” per affidare i suoi pensieri a due personaggi folli e strampalati quali sono il Barone e il professore, che a tratti ricordano i personaggi di Hrabal o il buon soldato Sc’vèik di Hasek. E forse non è uno stralunato, strampalato e folle “Cavaliere della triste figura” a essere il protagonista assoluto di quel libro che aprirà la strada al romanzo moderno?

 

Il Barone e il Professore rappresentano due atteggiamenti differenti della vita. Il primo è più passionale e il suo ritorno nella città dove è nato dopo tanti anni è dettato soprattutto dal ricordo della donna amata e che vuole assolutamente rivedere, anche se il suo ritorno darà il via a una serie di equivoci al limite del grottesco. Il Professore, invece, pur vivendo da sempre in quella città si autoesclude. Si isola da tutto e da tutti. È questo il suo desiderio e null’altro vuole. Ci riuscirà? Anzi, riusciranno i nostri due protagonisti a realizzare le loro aspirazioni? Accettate la sfida che Krasznahorkai vi lancia e lo scoprirete. 

 

Io ce l’ho fatta. Ne sono uscito esausto, ma ampiamente soddisfatto.

LÁSZLÓ KRASZNAHORKAI è nato a Gyula, in Ungheria, nel 1954. Ha vinto numerosi premi internazionali e le sue opere sono state pubblicate in molti paesi. Considerato dalla critica il più importante scrittore ungherese vivente, è autore di romanzi e raccolte di racconti, e ha collaborato con il regista Béla Tarr come sceneggiatore di cinque pellicole.

Nel 2015 ha vinto il Man Booker International Prize. Bompiani ha pubblicato Satantango (2016), finalista al Premio Gregor Von Rezzori e al Premio Strega Europeo 2017, e la riedizione di Melancolia della resistenza (2018).

 

 

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