La seduzione di José Ovejero – Recensione

Titolo: La seduzione

Autore: José Ovejero

Editore: Voland

Pubblicazione: 2019

Pagg:219

Traduzione di Bruno Arpaia

Recensione di Loredana Cilento

“L’ammirazione, ho letto da qualche parte, è un fuoco di paglia: produce fiamma e scintille, ma non riscalda; e bisogna alimentare continuamente il falò.”

Ariel Hernandez, è uno scrittore famoso, e sulla soglia dei cinquantacinque anni attraversa una crisi creativa, è in pieno divorzio, le amicizie di una vita sono ormai lontane, cinico e disilluso, rigidamente critico nel valutare le persone e soprattutto gli scrittori come lui, non perde tempo a leggere manoscritti stupidamente prolissi, perché “la vita è troppo breve “ lui non concede “ammirazione”, lui non concede e basta.

L’unica persona che sembra ancora sopportarlo e il giovane David, figlio di amici, che riesce a trascorrere con lui momenti di proficua condivisione letteraria. Parlano di Bolano, Frazen, Faulkner, confrontandosi animatamente. Ma un giorno David subisce un’ignobile aggressione, picchiato duramente, si salva per miracolo, al risveglio dal coma ha un unico pensiero, vendicarsi dei suoi aggressori, e per questo chiede una mano ad Ariel.

In un vortice di eventi criminosi, Ariel sarà coinvolto in qualcosa di inquietante.

Il romanzo di José Ovejero si muove su una scia di verità e menzogna tra vero e falso, tra realtà e finzione.

“Perché la finzione è l’unica cosa che può trasformare la realtà. Cioè: la finzione ha più sostanza della realtà. Il mondo che si crea con l’arte è più duraturo di quello materiale.”

La seduzione è un romanzo forte, intriso di riflessioni, di condanne, di critiche verso una società assuefatta dall’apparire e dagli stereotipi, Ariel è un antieroe che detesta il conformismo, non si sente obbligato a essere gentile né con i bambini tanto meno con gli adulti, non ha voluto essere padre per non essere cordiale e dice: “se mi risposo sarà con una donna sterile, orfana e figlia unica”

La seduzione è anche un’ampia riflessione sull’esistenza, sul lento e inesorabile divenire della vita, un confronto tra la gioventù e l’avanzare dell’età che implacabile lascia i segni.

Josè Ovejero, tradotto magnificamente da Bruno Arpaia, non concede respiro al lettore che si lascia avvolgere da una lettura seducente ed ammaliante.

“Maledetta vanità. L’ammirazione è l’esca migliore per un uomo.

Lasciatevi affascinare dalla seduzione di Josè Ovejero.

 

José Ovejero

Nato a Madrid nel 1958, è vissuto in Germania e poi a Bruxelles, conciliando per lungo tempo il lavoro di interprete con quello di scrittore. La sua produzione letteraria comprende vari generi: sia racconti, Come sono strani gli uomini (Voland 2003 e 2012) e Donne che viaggiano da sole (2006 e 2018), che romanzi, fra cui Nostalgia dell’eroe (Voland 2005). Vanno menzionati anche i libri di viaggio, come Cina per ipocondriaci, insignito del Premio Grandes Viajeros nel 1998 (uscito in italiano per Feltrinelli). Con la raccolta di poesie Biografía del explorador ha vinto il Premio Ciudad de Irún nel 1993. È stato anche insignito del Premio Primavera per il romanzo La vita degli altri (Voland 2008) e del prestigioso Premio Alfaguara de Novela 2013 per L’invenzione dell’amore (Voland 2018). I suoi libri sono tradotti in francese, tedesco, portoghese e olandese.

 

 

3 risposte a "La seduzione di José Ovejero – Recensione"

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