I vagabondi, Olga Tokarczuk -Premio Nobel 2018- Bompiani-

(I vagabondi, Olga Tokarczuk) Premio Nobel 2018

traduzione di Barbara Delfino

Recensione di Riccardo Gavioso

Ricordo che quando ero bambino, in edicola si vendevano buste a sorpresa. A un prezzo modico, potrebbero esser state cento lirette, potevi portarti a casa un enorme sacchetto di alluminio che conteneva un po’ di tutto: dalle biglie ai soldatini, dalle figurine dei calciatori ai fumetti, dai pennarelli ai trasferelli. Magari le vendono ancora.

Certamente si è venduta, e si venderà ancora meglio dopo il Man Booker International Prize e il Premio Nobel 2018, quella straordinaria busta a sorpresa narrativa intitolata “I vagabondi”.

Il “bustone” esistenziale della Tokarczuk contiene molte sorprese, tutte di notevole qualità, e spero vorrete giudicare con indulgenza questo mio irriverente accostamento. Molto più di una biografia incongrua, questa straordinaria prova d’autore, che tratta di vita eleggendo a icona la morte, più precisamente le vestigia della morte, quelle briciole che la morte si lascia dietro nel suo viaggio vecchio come l’uomo e duraturo come l’uomo, ci porta a chiederci se la narrativa possa davvero gettarsi dietro le spalle la forma canonizzata, e canonizzante, del romanzo, e magari preferire un vagabondaggio poetico e storico. Non tutti i lettori ritengono imprescindibile un centro di gravità permanente, e alcuni sanno che il viaggio perfetto, per essere tale, deve rinunciare a un punto di partenza e a una meta, perché la partenza è antecedente al nostro tempo e la meta al di fuori di esso.

Cosa resta?

Per donne e uomini consci di aver radici troppo corte, che li espongono ai capricci del vento, resta la profonda civiltà del viaggio. Magari restano molti tascabili lasciati senza rimpianti sulle banchine delle stazioni.

I barbari non viaggiano, loro si spostano soltanto con uno scopo o compiono razzie.”

E i nuovi barbari osteggiano i viaggi altrui e temono razzie, perché il viaggio è vita e i nuovi barbari sono officianti della liturgia della morte.

La domanda del lettore è sempre la stessa: sarò in grado di apprezzare questo libro o sottoscriverò il giudizio cafone D’orrido critico dalle alzate d’ingegno misogine? E, come sempre in questi casi, la risposta non è semplice: siete disposti a barattare una trama con una scrittura di sublime caratura? cosa ne pensate dell’antica arte giapponese del Kintsugi , che vezzeggia l’idea che l’imperfezione possa dare alla luce una forma di maggior perfezione, che cura le ferite dell’anima e nobilita i frammenti con oro puro perché onusti di vita? ma soprattutto, siete in buoni rapporti di vicinato con la morte? … non conoscendo le vostre risposte, non mi sentirei di consigliarvelo a cuor leggero, magari leggero come il muscolo cardiaco che nel libro ritrova la Patria in incognito, dentro una rete tessuta a mano e appeso alla gabbia di una crinolina. Ecco, se questa immagine vi turba o vi disturba, è meglio che rinunciate, se v’incuriosisce sapete cosa fare… buon viagg… buon vagabondaggio!

Pensava che nessuno ci insegna a invecchiare e così non sappiamo come sarà. Quando eravamo giovani ci sembrava che quella malattia sarebbe toccata sempre e solo agli altri. Noi invece, per motivi inspiegabili, saremo rimasti sempre giovani. Trattavamo i vecchi come se fossero stati loro i colpevoli, come se avessero voluto farsi venire il diabete o l’arteriosclerosi.”

2 risposte a "I vagabondi, Olga Tokarczuk -Premio Nobel 2018- Bompiani-"

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  1. Leggendo l’ultima frase ( tratta dal libro) della recensione di Riccardo Gavioso ho l’impressione che “”nulla di nuovo sotto il sole””. Se vogliamo una sorpresa , sembra dirci, tornate alle bustine dei calciatori di quando eravate ragazzi

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