Kador Abdolah Un pappagallo volò sull’ Ijssel

Kador Abdolah

Un pappagallo volò sull’ Ijssel

Iperborea

Recensione di LV

C’è sempre qualcosa di autobiografico nei bellissimi romanzi di Kader Abdolah soprattutto in questo direi dove, attraverso l’affascinante figura di Memed (suo alter ego?) affronta la questione sempre aperta della difficile integrazione dei profughi in un paese straniero. Siamo in Olanda, il Paese che ha ospitato il profugo Kader che si è impadronito della sua lingua fino al punto di scrivere i suoi romanzi in olandese, e quattro paesini di rigorosa tradizione protestante sulle rive dell’Ijssel devono dare ospitalità e accoglienza a diversi profughi scappati dalle guerre di diversi paesi in medio oriente e che sono uniti dalla comune cultura e fede islamica.

Dapprima gli abitanti sono molto diffidenti e ostili è solo dopo un po’ di tempo cominceranno a concedere un po’ di fiducia ai tanti stranieri. Non sarà facile per Memed, Khalid, i dodici anziani e gli altri conquistare la fiducia degli abitanti, così come non sarà facile, complice la difficoltà ad imparare la nuova lingua, per le donne che alla fine saranno le vere protagoniste del romanzo. L’inizio è tutto della piccola Tala, mentre l’esempio perfetto di integrazione risulteranno essere Lina e Pari, se la prima riuscirà a essere eletta deputato al Parlamento olandese, la seconda riuscirà ad ottenere una collaborazione con un importante giornale del posto, ma entrambe pagheranno a caro prezzo la loro integrazione ed emancipazione.

Un’integrazione che comunque rimane sempre precaria e che sarà resa ancora più evidente dagli attentati dell’11 settembre e dall’omicidio di Theo Van Gogh che romperanno i deboli equilibri sui quali era costruita. Quella che all’inizio sembrava una solida tolleranza e convivenza si trasformerà in una contrapposizione di radicalismi che non è altro che la vera realtà in cui versa l’Europa e che Kader riesce a rendere evidente attraverso una narrazione poetica, profonda e quasi fiabesca.

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