La notte dell’uccisione del maiale di Magda Szabó Anfora edizioni

La notte dell’uccisione del maiale
di Magda Szabò 
Traduzione di Francesca Ciccariello,
a cura di Mónika Szilágyi 
Recensione di Loredana Cilento
 
 
“La gente non parla del lutto – lo porta.
Ma tacendo, forse, le cose diventano ancora più nere dentro di noi.
Tuttavia sarebbe bello alleggerirsi. C’è chi si alleggerisce con le parole.”
Un romanzo difficile e struggente come solo i grandi capolavori possono esserlo!
 
Magda Szabò traccia e delinea personaggi, azioni e punti di vista che rendono emblematica ogni figura.
Due famiglie, due ceti sociali  opposti, uniti da un matrimonio infelice.“La famiglia Tóth, saponieri da generazioni, e la nobile  famiglia  Kémery, amareggiati ed espropriati dei propri beni.
Un tempo limitato a una notte, uno solo spazio su cui si muovono gli astanti, tra nomi, soprannomi, vezzeggiativi e nomignoli aprono la loro anima a noi lettori.
Vittime e carnefici, contrasti che spezzano i legami, li rendono inumani come la rappresentazione del rito del maiale, anch’esso simbolo sacrificale.
Se un romanzo è capace di emozionare a tal punto che non trattieni- ahimè -le lacrime, beh vuol dire che ho letto un libro di altissimo pregio.
Il fondale di questa straordinaria opera – tragedia- è la fredda Ungheria del 1955, alle spalle una guerra che ha lasciato i segni, ( come tutte le guerre del resto) politicamente e moralmente, il filocomunismo, lo statalismo che piega ogni proprietà rendendo le famiglie asservite al potere, un ritratto di un’epoca tormentata e che tormenta, e su questo palcoscenico  prendono vita personaggi memorabili, che raccontano di sé interpretando un velato malcontento esistenziale, in un crescendo di odio, disprezzo e amarezza laddóve dovrebbe essere imprescindibile l’affetto e i legami.
Come dicevo un matrimonio infelice, contrastato dalle due famiglie che non vedono nulla di buono nell’unione di Paula Kémery e Janos Toth, il divario sociale è tale che crea sempre dissapori, vuoi per le origini, vuoi per ideologia politica: i protagonisti, tutti, si preparano alla notte dell’uccisione del maiale, per banchettare e rendere omaggio a una notte di festa.
Sono forse le diversità forzate che implodono provocando la distruzione dell’anima? Sono tutti vittime e carnefici di se stessi?
Sono la conseguenza di un male interiore che forgia e deforma, si nutre e consuma, snaturando i sentimenti, in un finale shakespeariano dal sapore amaro.
Come scrive la stessa Magda, questo romanzo è un campo di mine aperto
La notte dell’uccisione del maiale va letto e riletto, La notte dell’uccisione del maiale va assaporato nella sua pienezza, e conservato nella sua ricchezza.
Magda Szabò scrisse questo libro nel 1960 ambientandolo in quella stessa città che vide i suoi natali, Debrecen, e grazie a un’attenta traduzione di Francesca Ciccariello, a cura di Mónika Szilágyi pubblicato da Anfora Edizioni, possiamo riscoprire un’autrice che nella storia della letteratura, ci ha regalato un’opera di straordinaria bellezza.
 
“Quando c’era stato quel grande bombardamento, la campana si era staccata dalla torre. Il giorno in cui l’avevano rimessa su nuovamente avevano stabilito la pace, e quando la radio annunciò che c’era già la pace, le due campane rintoccarono, e la gente – cattolici, protestanti, e anche gli ebrei che rimasero in vita -, qualsivoglia religione si avesse, si inginocchiò ai bordi della strada a quel suono, il suono della campana che volava sopra la città”

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