Ernesto Sábato, Sopra eroi e tombe – Einaudi Editore

“… – Molti dicono che Borges è poco argentino, – commentò Martín.

– Che altro potrebbe essere, se non argentino? È un tipico prodotto nazionale. Certo, il suo europeismo è tipicamente argentino. Un europeo non è europeista, è europeo e basta.

– Lei ritiene che sia un grande scrittore?

Bruno restò pensieroso.

– Non so. Quello di cui sono certo è che la sua prosa è quanto di più notevole si scriva oggi in spagnolo. Ma lo trovo un po’ bizantino e prolisso per essere un grande scrittore. Te l’immagini Tolstoj che cerca di sbalordire con un avverbio quando è in gioco la vita o la morte di un personaggio? Ma non tutto è bizantino in lui, non credere. C’è qualcosa di molto argentino nelle sue cose migliori: una certa nostalgia, una certa tristezza metafisica…”

Anche se meriterebbe di essere riportato tralascio il resto perché mi dilungherei troppo. Comunque dialoghi così si possono trovare solo in un capolavoro di un grande scrittore.

Dialoghi dello stesso tenore e intorno alla letteratura ho trovato in diversi libri di Bolano e ciò rende comprensibile perché Bolano ritenesse Sábato un suo maestro.

Di LV

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