Emarginati. Una storia d’amore di Susan M.Papp – Recensione

Emarginati Una storia d’amore

Di Susan M. Papp

Casa Editrice Giuntina, 2020

 

Recensione di Loredana Cilento

Quando scoccherà l’ora della libertà?

Quando giungeranno le ore liete

in cui di nuovo respirerò il vento libero

e tu brillerai sopra di me, o splendido sole?

 

“Nonostante la conclusione tragica, le donne chiedevano a Hedy di recitare quei versi ancora e ancora. La poesia e la letteratura rinvigorivano le loro menti e ricordavano loro che nonostante tutto, erano ancora esseri viventi. Quegli incontri mantenevano intatta la loro umanità.”

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Attraverso le atrocità della Seconda Guerra mondiale che portò allo sterminio irrazionale di milioni di ebrei, emerge una grande storia d’amore, quella fra Hedy Weisz ebrea d’Ungheria e il giovane cristiano Tibor Schoroeder. A narrare le vicende di quel tragico evento è Susan M. Papp, cognata di Tibor, che dopo numerose ricerche ha dato voce al racconto del fratello di Hedy, Sandor Weisz.

I due giovani innamorati sono costretti a nascondere il loro amore, le nuove leggi razziali impediscono rapporti tra ebrei e cristiani, ma sono pienamente consapevoli che nulla potrà dividerli, tranne la guerra.

Nella tranquilla Nagyszollos vivono due famiglie felici, i Weisz e gli schoroeder, una quotidianità che viene interrotta con l’entrata in guerra dell’Ungheria, in molti furono deportati, espropriati dei beni, condotti nei campi di concentramento. Una sorte destinata anche ai Weisz. Tibor farà di tutto per salvare la sua Hedy, ma contro l’ineluttabile non si può combattere. Le due famiglie divise, deportate, affamate, umiliate percorreranno strade diverse.

La biografia di un amore interrotto dal delirio di onnipotenza di un pazzo e dei suoi seguaci.

Con estrema eleganza Susan Papp narra la storia di due famiglie: gli Schoroeder che dopo la Grande Guerra e per il nuovo definirsi dei confini, due terzi del territorio ungherese e un terzo della popolazione furono costretti sotto altri Stati, la Cecoslovacchia e la Jugoslavia, Karola Schoroeder e la sua famiglia passarono sotto la Cecoslovacchia con la conseguenza di un stato di isolamento, povertà ed emarginazione.

Ma piano piano le cose cambiano e un piccolo posto al sole fu conquistato, e la loro posizione tranquilla e ben voluta nella comunità.

I Weisz gestivano un’avviata distilleria e tra la devozione delle tradizioni e un enorme affetto familiare i fratelli Weisz crescevano con profondi legami e attenzioni.

L’incontro fra i due giovani viene contestualizzato negli avvenimenti storici tratteggiati con grande sensibilità dall’autrice che ha voluto riportare alla luce una storia, una vita costellata da sofferenze e sacrifici, illuminata dalla speranza.

“La storia ci condiziona ancora in tanti modi…Le sue vicende perseguitano le generazioni a venire. Dobbiamo studiarla e imparare da lei, altrimenti commetteremo sempre gli stessi errori. La morale? Mai smettere di imparare. Impedire lo studio della storia a popoli e nazioni è un crimine”

Emarginati è uno di quei libri che leggeresti più e più volte, perché in mezzo a quel grande dolore, a quella inenarrabile sofferenza fiorisce un amore tra le rovine di una tragedia.

Bellissime anche le immagini di famiglia: un reportage fotografico si alterna alla narrazione biografica di due famiglie unite anche nel dolore e nelle perdite che inevitabilmente subiranno.

E poi ancora poesie, lettere d’amore e gli incontri dei due innamorati nonostante un’atmosfera di terrore.

La vita non è che un attimo, le nostre vite non sono che un bacio

 

La mia lettura termina con un grande nodo alla gola e soprattutto una grande emozione, e per questo che mi piacerebbe dire grazie a Susan Papp per aver raccontato una storia d’amore, ma non solo…attraverso i loro occhi e alla loro sofferenza possiamo cercare di capire le condizioni in cui versavano gli ebrei prima, dopo e durante la guerra.

Susan M. Papp è produttrice, regista e scrittrice. Dopo aver lavorato per la CBC per quindici anni e aver ricevuto il prestigioso Premio Michener per giornalismo investigativo, ha fondato una sua casa di produzione. Ha pubblicato numerosi articoli sull’immigrazione ungherese nel Nord America.

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