Città sommersa di Marta Barone – Recensione

Città sommersa di Marta Barone

 

Bompiani, 2020

 

Recensione di Loredana Cilento

 

“Di lui non sapevo granché. Oltre al fatto che quando siamo giovani ci limitiamo a constatare che i nostri genitori esistono, e non ci interessiamo molto di loro, io e mio padre avevamo vissuto in case diverse per oltre vent’anni, e in alcuni periodi di lunghezza variabile non ci eravamo parlati o ci eravamo frequentati pochissimo. Avevamo, come si suol dire, rapporti difficili.”

 

Un uomo e una città. Leonardo Barone e Torino. Protagonisti dell’esordio nella narrativa della scrittrice Marta Barone, conosciuta per le sue pubblicazioni per ragazzi.

 

Marta ha esordito, quindi, con un romanzo biografico davvero particolare e intimo; Marta ha raccontato la storia di un giovane L.B. sempre dalla parte dei più deboli, il medico operaio che lottava per i diritti, arrestato poi per banda armata.

Il giovane è il padre di Marta, correvano gli anni di piombo in una Torino di pietra e cronaca, tumultuosa e arrogante, con protagonisti che lottano per identificarsi in una politica estremista e combattente.

 

Marta recupera la memoria difensiva del processo al padre, da qui ripercorre il ricordo, mette insieme i pezzi di una vita, di un padre che non ha mai raccontato la sua storia.

 

“Avrei voluto che questa storia me la raccontasse lui. Avrei voluto avere il tempo di sentirla. Ma in un certo senso sono consapevole che il libro esiste perché non c’è più l’uomo

 

Un libro di memoria, di parole, di ricordi che sembrano lontanissimi eppure riescono a essere ora vividi e palpabili, attraverso le parole, attraverso la ricostruzione di una figura che all’epoca della reclusione, era avvolta in una nebbia di silenzi.

 

Marta ha ripercorso la strada della memoria, in una città a lei quasi sconosciuta, ha riportato alla luce, i volti delle persone coinvolte nel processo di L.B. fotogrammi in bianco di un vissuto che vuole riscoprire.

 

Diviso in tre parti, Città sommersa e la cronistoria di un periodo di terrore che avvolse Torino negli anni settanta: una prima parte dedicata a questa città che ha portato un grande peso sul suo passato e che oggi sembra lontana, lontanissima da quegli eventi. Marta la ripercorre con occhi indagatori, curiosi di aggirarsi fra quelle case, quei colori, che hanno fatto parte della sua infanzia.

La seconda parte più intima è dedicata alla ricerca che possa portare in superficie un ricordo sbiadito impresso su una pellicola in bianco e nero. Marta segue tracce difficili, scrive:

 

“Era difficile seguire le tracce di L.B. in quei primi anni nella città. Nei racconti baluginava per un attimo, con il suo sorriso fatato, e poi subito svaniva: schegge alla rinfusa 

 

E infine una parte dove le domande non sempre hanno una risposta, di tutto ciò che è stato descritto, delle parole, delle accuse, degli eventi furiosi, resta poco o nulla.

Per noi potrebbe sembrare poco, per Marta è un baluginio nel buio della memoria.

 

Città sommersa riporta a galla una storia e soprattutto, ricostruisce pezzi di una vita, frammenti polverosi, che piano piano vengono scrollati da quel velo fumoso del trascorrere del tempo, lento, inesorabile passa e alza muri, quasi invalicabili, e in Città sommersa fa sprofondare sotto l’acqua. 

Il mito della leggendaria città inabissata, sulle rive del Volga, Kitež, un’iconografia che ben si adatta all’immagine quasi irreale eppure palpabile della storia che Marta ha voluto regalarci, una storia vera, sua, intima, personale, un omaggio che merita di essere vissuto e goduto attraverso parole, quelle a volte svuotate della loro essenza, quelle che pietrificano,  quelle che sanno di infamia, quelle che distruggono e poi ricostruiscono, quelle che aspetti e che non arriveranno, o arriveranno troppo tardi, quelle che scorrono come un fiume in piena che tutto sommerge, oltre gli argini della storia. 

Riflessioni, sospensioni, vuoti, Città sommersa è un equilibrio tra assenza e presenza, tra passato e presente che guarda al futuro, tra il sogno e la realtà, un confine spesso molto labile.

 

Marta Barone è nata e vive a Torino. Traduttrice e consulente editoriale, ha pubblicato tre libri per ragazzi.

 

 

 

 

 

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