Le diciotto frustate di Assaf Gavron – Recensione

Titolo: Le diciotto frustate

Autore: Assaf Gavron

Editore: Casa Editrice Giuntina, 2019

Recensione di Loredana Cilento

“L’amore è tutto, Eitan… Soprattutto quando lo hai atteso, quando hai amato a distanza e hai avuto di nuovo il privilegio di amare. Allora lo apprezzi ogni istante. Comprendi che la vita è più forte dell’amore, ma che i momenti in cui l’amore brilla sono quelli per cui viviamo”

Assaf Gavron attraverso la narrazione dal ritmo incalzante del giallo, racconta una storia che ha inizio nel 46 in Israele, all’epoca del mandato britannico, quattro protagonisti, due soldati dell’esercito britannico e due donne ebree, giovanissimi vivono la loro spensieratezza nonostante tutto.

Ma la loro storia è più recente e ci viene trasmessa attraverso le parole dei protagonisti che oggi, ultra ottantenni, si ritrovano con un mistero da svelare.

Il narratore è un tassista sfuggito a due attentati, Eitan Einoch, ma tutti lo chiamano Tanin, ha 44 anni, divorziato con una bambina, ex-celibrità, ex-impiegato e soprattutto ex-investigatore.

Tutti i giorni, per diciotto giorni accompagna l’anziana Lotte Pearl al cimitero per visitare il suo Edward, dopo il suo funerale, camionista nell’esercito britannico, tra i due si instaura una certa confidenza, tale che Lotte chiede a Tanin di scoprire chi ha ucciso il suo amore di gioventù, perché sente che la prossima vittima sarà lei.

Titubante Eitan chiede al suo amico di investigazioni, Bar, di aiutarlo, nel frattempo Lotte sparisce.

Al funerale di Edward Eitan inquadra i presenti e da lì inizierà una improbabile e rocambolesca indagine che ci terrà sulle spine fino alla fine, nel pieno ritmo di un intricato mistero, tra suspense e colpi di scena.

Molti personaggi prendono vita in questo  libro che non è soltanto un giallo affascinante, è un ripercorrere la storia dello Stato d’Israele negli anni della sua Indipendenza dal Mandato Britannico.

Gavron disegna magistralmente e con dovizia gli astanti che man mano si alternano rendendoli a suo modo protagonisti, vittime e carnefici, ma non solo, ne delinea il carattere, le emozioni, e la loro trasformazione dal presente al passato: la giovane Rutie Spielberg, vulcanica e spumeggiante, diventa una anziana depressa e cupa, come se la vita fosse sfiorita lentamente, anno dopo anno; Lotte Pearl da ragazza timida, è ora un’arzilla vecchietta con tanta voglia di vivere, anche se nasconde un rimorso che la divora; James invece è un anziano ormai invalido, pieno di rabbia e rancore, ma con il cuore ancora rapito dalla sua Rutie.

Chi ha ucciso quindi Edward? Tutti sospetti, tutti nascondono un segreto sepolto nel lontano 1946, quando le punizioni inferte a chi sbagliava erano umilianti e dolorose, quando sulla scia di un evento, involontariamente si è l’artefice del cambiamento, della rivoluzione, quando la vendetta diventa rimorso.

“Pensai al tempo che passava e a come la storia si modellava dentro di esso. Anzi, le storie – private, collettive, contrastanti, incrociate. Ogni storia e il suo percorso fatto di ricordi condivisi e degli strumenti che ti aiutano a scegliere quali ricordi preservare”

Ho trovato affascinate l’uso dei vari registri di cui si è avvalso Gavron per ogni personaggio, alternando a seconda della situazione, del pathos, e dell’epoca, ricordi del passato si mescolano in romanzo moderno dove si affrontano molte tematiche: la vecchiaia, l’amore che non muore e l’amore che si cerca, i legami e le crisi familiari, il tutto stemperato da una trama affascinante e coinvolgente.

Assaf Gavron è nato nel 1968. Ha pubblicato sette romanzi imponendosi come una delle nuove voci più originali di Israele. I suoi libri sono tradotti in numerose lingue e acclamati da pubblico e critica. È il traduttore in ebraico di Philip Roth, Jonathan Safran Foer e altri importanti scrittori di lingua inglese. È anche capitano della squadra di calcio degli scrittori israeliani e canta nel gruppo rock The Mouth and Foot. Dopo aver abitato a Londra, Vancouver e Berlino oggi vive Tel Aviv. Di lui la Giuntina ha pubblicato IdromaniaLa collinaLe diciotto frustate

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