La parte inventata di Rodrigo Fresán, un omaggio alla letteratura- Recensione-

La parte inventata di Rodrigo Fresán

Traduzione Giulia Zavagna

LiberAria Editrice, 2019

Recensione di LV

La lettura è piacere e gioia di essere vivo o tristezza di essere vivo e soprattutto è conoscenza e domande. La scrittura, invece, di solito è vuoto. Nelle viscere dell’uomo che scrive non c’è nulla…” (R. Bolano)

Non è un caso se ho scelto un pensiero di Bolano sulla lettura per introdurre Fresán. I due erano molto amici e lo sapevo già da quando mi ero imbattuto in “Esperanto” l’unico libro fino ad oggi che ho letto. Non sono riuscito a trovare altro, addirittura ora so che anche “Esperanto” è considerato introvabile e quando appresi che LiberAria avrebbe pubblicato “La parte inventata” quasi feci dei salti di gioia. Era un autore che volevo approfondire e finalmente si presentava l’occasione.

La frase di Bolano è molto attinente non tanto per l’amicizia che li legava quanto per l’importanza che i due autori danno alla lettura e, soprattutto, al piacere di leggere. Per Fresán ne “La parte inventata”, la lettura è l’origine di tutto e lo dimostra con le innumerevoli citazioni delle opere, dei personaggi e degli autori che più ha amato. Borges, Nabokov, David Foster Wallace, Pynchon, Scott Fitzgerald e Melville su tutti e non mi sembra un caso se a uno dei migliori personaggi, una figura quasi mitologica, Fresán attribuisca il nome Ismaele Tantor. Come non mancano i continui riferimenti al cinema, Stanley Kubrick e il suo “2001:Odissea nello spazio in particolare, e alla musica dei Pink Floyd e Bob Dylan al punto che il libro più che un romanzo nel senso stretto del termine, pagina dopo pagina assume le sembianze di un saggio, di un manuale di scrittura. La lettura e i libri sono le sue ossessioni. Positive ovviamente. Quelle negative sono quei dispositivi elettronici che tendono a sostituire la “magia” del libro, perché se è vero che in un palmo di mano puoi tenere una quantità innumerevole di titoli, solo un libro “finisce per essere come una lettera d’amore scritta da un edificio in fiamme”.

La parte inventata” è decisamente un gran bel libro, per i miei gusti oserei dire pure meraviglioso. È complesso, difficile, mi ha sfiancato, ma mi ha dato tanto. Negli ultimi anni solo libri come “2666” e “I detective selvaggi” di Bolano, o “La ragazza dai capelli strani” di Foster Wallace, o la rilettura di “Moby Dick” di Melville, o “La cresta dell’onda” di Pynchon, mi avevano impegnato così tanto. Come questi anche Fresán è uno di quegli autori che non ti concede un attimo di tregua. Non puoi distrarti e devi continuamente essere concentrato e tenere il cellulare a portata di mano per consultare Google o Wikipedia. Cioè uno di quei dispositivi elettronici che Fresán tanto “odia”:

“Alcuni anni fa, ho gioito quando la trasmissione dal vivo e in diretta di Steve Jobs che presentava il suo primo iPad è stata interrotta – almeno per qualche secondo – dalla cattiva notizia della morte di J.D. Salinger. Mi è parso un atto di giustizia poetica. Una breve vittoria della letteratura e di un autore che ha scritto pochi/sufficienti/immortali libri sull’effimero e quasi immediatamente desueto artefatto capace di immagazzinare migliaia di titoli che non si leggeranno mai…”

Ecco, Salinger. Il protagonista de “La parte inventata è un anziano scrittore che decide di scomparire e lo fa affrontando un viaggio verso l’Hadron Collider presso il CERN di Ginevra per fondersi con la particella di Dio. Scomparire quindi, per essere onnipresente. È un omaggio a Salinger? O a Pynchon? Conosco solo questi due grandi scrittori che hanno scelto di scomparire e parlare solo attraverso le loro opere. È una mia chiave di lettura, ovviamente. Probabilmente per Fresán non è così. In ogni caso, questo sì, “La parte inventata” è un sincero e commuovente omaggio alla letteratura, alla scrittura e alla lettura.

Se amate le sfide questo è il libro che fa per voi. È, come dicevo prima, un libro complesso e lungo ma a lettura ultimata avrete ricevuto tanto e la vostra vita da lettori non sarà più la stessa.

P.s. Non l’ho mai fatto ma non posso non fare pubblicamente i complimenti a Giulia Zavagna per la bellissima traduzione. Perché se il libro è una sfida per i lettori posso immaginare cosa sarà stato per chi ha dovuto tradurlo e anche per LiberAria che ha dimostrato un grande coraggio a pubblicare un libro di questa portata. Chapeau!

2 risposte a "La parte inventata di Rodrigo Fresán, un omaggio alla letteratura- Recensione-"

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