La tristezza nella pancia di Amerigo ne Il treno dei bambini di Viola Ardone – Einaudi editore- Recensione

Titolo: Il treno dei bambini

Autrice: Viola Ardone

Editore: Einaudi

Recensione di Loredana Cilento

Due donne reggono un cartello con sopra scritto: «Siamo i bimbi del Mezzogiorno. La solidarietà e l’amore degli emiliani dimostra che non esistono Nord e Sud, esiste l’Italia».

Il treno dei bambini di Viola Ardone è un libro semplicemente bellissimo!

La fine della guerra ha segnato il territorio e soprattutto ha calpestato il popolo, pronto però a rialzarsi, ad aiutare chi è in difficoltà, e sono soprattutto i bambini e le famiglie del sud che lottano per combattere la povertà, una storia di miseria e nobiltà nella Napoli del dopoguerra.

Amerigo Speranza cammina tra i vicoli di Napoli con le sue scarpe sempre strette, perché scarpe sane lui non le ha mai avute, sono scarpe abituate ad altri piedi, ad altri giochi. Lui un padre non l’hai mai avuto, lui è nato in ritardo da tutto. Antonietta, la mamma di Amerigo è una donna schiva, silenziosa, il silenzio è arte sua.

E sempre in silenzio accompagna il piccolo Amerigo, con la tristezza nella pancia, su quel treno che lo porterà a nord, ma non dai russi che mangiano i bambini o tagliano le mani, al nord c’è la solidarietà.

La solidarietà non è carità, questo dicono le donne comuniste che si sono unite per far fronte comune, per aiutare chi ha bisogno.

Napoli protagonista assoluta di un momento storico che tocca profondamente un popolo, un popolo però pronto a reagire, ad arrangiarsi nelle più svariate situazioni, persino a fare affari con le zoccole…

“abbiamo piazzato un banchetto al mercato, dove tengono pure i pappagalli e i cardellini. Noi ci eravamo specializzati in criceti. A me l’idea mi era venuta perché ci stava un ufficiale americano che teneva l’allevamento e li vendeva alle signore ricche, che ormai non erano piú tanto ricche. Ci facevano il collo di pelliccia: risparmiavano e figuravano”

Non è facile dare voce a un bambino quando non sì è più bambini, Viola Ardone si è cimentata in una prova difficile, complessa, disegnando, tratteggiando con vari registri, adattandosi e conformarsi alla voce narrante, che è poco più di un ragazzino che sogna un paio di scarpe nuove che valgono una stella premio. Una penna sicura, versatile, che si fa spazio dai vicoli umidi di una Napoli milionaria e le terre lontane dell’Emilia solidale, che nel dopoguerra, ospitava i bambini che arrivavano sui treni della felicità, viaggi lunghi, lunghissimi, dove si faceva strada il tormento e la paura dell’ignoto.

E sono soprattutto le scelte, quelle difficile che straziano il cuore a dare una pietas che si porge a noi lettori con grazie e partecipazione; una storia difficile e commovente. La scelta delle madri, la separazione, un allontanamento necessario, indispensabile che con pervicace abnegazione le donne nel 46 sostenevano le famiglie povere, dove la fame era fame reale, impregnata nel tessuto sociale dell’epoca:

“Questa è come un’altra battaglia, ma contro i nemici più pericolosi: la fame e la povertà.”

E contro la povertà lo capisce un bambino che sostituisce la Speranza ai più calorosi Benvenuti, per diventare un adulto consapevole che la solidarietà  è… restituire dignità a chi l’ha persa…

Donna Pachiochia, donna Pachiochia! – Lei subito non ci riconosce. Poi capisce e ci fa vedere le gengive. – Donna Pachiochia, – dico, – avete visto? Qua ci sta la di-gni-tà!”

Per dentro quei vicoli dei Quartieri Spagnoli, non dimenticheremo Amerigo Speranza e le sue scarpe, non dimenticheremo la Papocchia che rimpiange il Re baffino, e neppure la Zandragliona che sa sempre tutto e quello che non sa se lo fa raccontare.

Di questo libro nulla si può dimenticare, Il treno dei bambini ti attraversa l’anima!

VIOLA ARDONE (Napoli 1974) insegna latino e italiano al liceo. 

2 risposte a "La tristezza nella pancia di Amerigo ne Il treno dei bambini di Viola Ardone – Einaudi editore- Recensione"

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