Milkman di Anna Burns

Milkman di Anna Burns, 

Keller Editore, 2019.

Traduzione di Elvira Grassi

Recensione di Loredana Cilento

 

Nabokov diceva che stile e struttura sono l’essenza di un libro, e che le grandi idee non servono a nulla, Milkman è uno di quei libri che non ti aspetti, perché come mi è stato suggerito è unico.

Questa sua unicità è data proprio dallo stile e dalla struttura su cui si poggia l’intera narrazione, una narrazione particolare che avvolge e incuriosisce il lettore al punto di diventare parte di esso.

 

Ho dedicato a Milkman un respiro concentrato in muta ammirazione.

 

“ I nomi non ammessi erano non ammessi perché troppo tipici del paese oltre l’acqua, e non importava se quella terra non avesse dato origine ad alcuni di questi nomi ma se ne fosse appropriata e li avesse adottati. I nomi banditi era ovvio che fossero pervasi dall’energia, dal potere della storia, dall’antico conflitto, dalle proibizioni e dalla conseguente disobbedienza che quel paese un bel po’ di tempo prima aveva imposto al nostro paese, ma la nazionalità origi-naria del nome non partecipava assolutamente alla questione.

I nomi banditi erano: Nigel, Jason, Jasper, Lance, Percival, Wilbur, Wilfred, Peregrine, Norman, Alf, Reginald, Cedric, Ernest, George, Harvey, Arnold, Wilberine, Tristram, Clive, Eustace, Auberon, Felix, Peverill, Winston, Godfrey, Hector, con Hubert, cugino di Hector, altrettanto non ammesso.

 

In un’anonima città non ben definita, si svolge la vita di una ragazza appena diciottenne, lì dove camminare con la testa nei libri vuol dire essere strani; lei è sorella di mezzo, Middle sister,con una sfilza di fratelli e sorelle definiti cronologicamente: sorella maggiore, sorella minore, e così anche un forse fidanzato, che con le macchine ci sa fare ma è anche un accumulatore compulsivo di pezzi meccanici (di natura britannica); attorno unaquotidianità modellata dalla guerra, dagli attentati, dalle irruzioni della polizia per estirpare i rivoluzionari da un tessuto sociale ormai spaventato e demoralizzato. C’è il conflitto che possiamoimmaginare sia quello dell’Irlanda del Nord e il Regno Unito, inseguito al quale ci fu una vera e propria secessione tra i cittadini cattolici e quelli protestanti, attraverso la storia raccontata dalla giovane senza nome tutti questi riferimenti sono ben visibili nonostante il tutto sia incentrato sull’anonimato.

 

La scelta dei nomi obbligati e quelli proibiti, definita dalla protagonista come una psicopolitica con regole e identificazioni tribali, perfino la scelta del burro che sia quello giusto e non quello sbagliato, un tè della lealtà facendo attenzione se aspirare l’acca o no.

Insomma in questa atmosfera strutturata in sospensione, c’è la grave accusa delle malelingue che indicano la giovane come amante del maturo lattaio, che in realtà lattaio non è, lui la segue ovunque, durante le sue corse al parco, nascosto tra i vicoli, ostinato e pervicace ad avere una relazione con lei.

 

“Il giorno in cui Qualcuno McQualcuno mi ha puntato una pistola al petto e mi ha chiamata gatta e ha minacciato di spararmi è lo stesso giorno in cui il lattaio è morto. È stato fatto fuori da una delle squadre d’assalto governative, e a me non è importato nulla che l’avessero fatto fuori. Ad altri importava però, e alcuni di questi mi conoscevano solo di vista, come si suol dire, ma non ci eravamo mai parlati, ed ero sulle loro bocche per un pettegolezzo che loro stessi avevano messo in giro, o più probabilmente era stato cognato numero uno, cioè che io avessi una relazione con questo lattaio, io diciottenne, lui quarantunenne.”

 

Un incipit forte e sarcasticamente ironico che già ci fa intuire come la narrazione di Anna Burns sia così particolare e unica: tratteggia abilmente ogni personaggio lasciandolo in un’atmosfera di distopia e di mistero, nonostante i fatti siano ricollegabili a un periodo di grande sofferenza, voci, sibili, sussurri, inseguono i personaggi sempre ammantati di indefinibilità, ma ognuno di loro è avvolto da una coltre di paura, rammarico per il passato, ed esitante verso il futuro.

 

Un elemento che aleggia quasi timido è una vaga sottotrama dicorrente femminista e di conseguenza la posizione della donna, dei suoi doveri, della sua rispettabilità che deve difendere da un perbenismo ipocrita della comunità, piccola, bigotta, schiacciata dalla pochezza morale.

 

Un libro sotto certi aspetti complesso, dove si riflette un esistenzialismo popolare e personale che ineluttabilmente si mescola alla realtà del momento storico.

 

Anna Burns attraverso la finzione – che nei film verrebbe definita scenica – attraverso una prosa affabulatrice, eccitante e intellettuale, ci fa viaggiare in luogo lontano nel tempo e nello spazio. Milkman di Anna Burns è eccezionale!

 

Anna Burn. Nata a Belfast nel 1962 e vincitrice del Premio Book Prize nel 2018 con Milkman pubblicato in Italia con Keller Editore.

 

 

 

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