I giusti di Jan Brokken – Iperborea-

Titolo: I giusti

Autore: Jan Brokken

Iperborea 2020

Traduzione di Claudio Cozzi

Recensione di LV

“…Uno pensa: questo me lo ricordo finché campo, fino al mio ultimo respiro. E invece non va così. Basta diventare vecchi e si dimentica quasi tutto…”

Ed è quello che stava succedendo alla figura di Jan Zwartendijk se non fosse stato per la caparbietà del figlio Jan jr. prima, che attraverso le sue ricerche lo ha fatto riconoscere “Giusto tra le nazioni”, e di Jan Brokken che ha ricostruito la sua vita, attraverso ricerche e testimonianze, in questo meraviglioso, documentato e struggente libro.

Brokken non ha voluto rendere onore al “console di Kaunas” , meglio conosciuto come “l’Angelo di Curaçao”, ma ha voluto semplicemente, attraverso viaggi, foto e ricerche, stabilire la verità e raccontare i fatti per come sono realmente avvenuti.

Jan Zwartendijk non era un diplomatico, era semplicemente un dirigente della Philips, console ad interim lo diventò quasi per caso. C’era da sostituire il console a Kaunas di cui si era scoperto essere filo nazista e l’ambasciatore olandese nei Balcani non esitò un attimo di affidare l’incarico proprio a Zwartendijk. Siamo in Lituania, anno 1940, in pieno conflitto mondiale e, soprattutto, negli anni in cui la belva nazista aveva già da tempo inaugurato lo sterminio sistematico degli ebrei.

Qui emerge la figura di questo grande uomo. È grazie a una sua intuizione che migliaia e migliaia di ebrei riusciranno a sottrarsi ai campi di sterminio. A dire il vero grazie a lui e a un altro “giusto tra le nazioni”, il console giapponese Chiune Sugihara.

Zwartendijk rilasciò 2139 visti a esuli ebrei per raggiungere Curaçao attraversando la Russi e poi il Giappone e proprio per questo serviva il visto del console giapponese che fin da subito, a volte entrambi anche illegalmente, collaborò con il collega olandese.

Zwartendijk era un uomo estremamente intelligente e schivo. Non cercò mai onorificenze, anzi, dopo la guerra fu redarguito dal governo olandese perché aveva continuato a rilasciare visti anche quando il consolato olandese era stato chiuso. Visse soltanto cercando di scoprire quante persone era riuscito a salvare e, ironia della sorte, una lettera in cui si diceva che circa il 95% delle persone a cui aveva rilasciato il visto erano sopravvissuti, arrivò nella sua abitazione quattro giorni dopo la sua morte.

2139 furono i visti ma si tenga ben presente che con un visto viaggiava anche una famiglia intera quindi si presume che Jan Zwartendijk abbia salvato la vita a più di diecimila ebrei. Insomma, uno Schindler meno famoso.

Jan Brokken ne ricostruisce la vita e la storia e come sa fare solo lui ci fa leggere questa biografia, anche se a dire il vero dentro ci sono le vite di salvatori e salvati, facendoci appassionare come se leggessimo un romanzo e forse anche di più. Unire nello stesso testo le storie individuali con la grande storia del secondo conflitto mondiale e dell’Olocausto non è cosa semplice e non a tutti è permesso. Brokken su questo è un maestro impareggiabile e ci riesce fino a commuoverci.

“…Sulla lapide grigio scuro vedo dei sassolini più chiari. Non nel mezzo ma nella parte inferiore. Mi viene un nodo in gola. Ogni sassolino rappresenta un pensiero per il defunto. I parenti lasciano un segno tangibile che sono stati lì, che non si sono dimenticati di lui e lo onorano.

Gli ebrei erano un popolo del deserto. In quel mare di sabbia, per proteggere una tomba dagli avvoltoi, dagli sciacalli e dalle iene, vi ammonticchiavano sopra la maggior quantità possibile di sassi. I nomadi di passaggio ne aggiungevano altri in segno di rispetto per il defunto.

Le pietre resistono alle intemperie. Sono incorruttibili come l’amore, eterni come la fede. I fiori appassiscono mentre i sassi rimangono.

Dietro a ogni sassolino si nasconde un racconto. Tutti quei racconti insieme costituiscono l’enorme costruzione chiamata Storia. Le tombe ebraiche hanno una concessione d’uso perpetua. Così anche quella della famiglia Zwartendijk.

I sassi rappresentano l’incorruttibilità, il rispetto eterno, il legame con il morto…”

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