Easter Parade di Richard Yates

Titolo: Easter parade

Autore: Richard Yates

Minimum Fax, edizione 2008, ripubblicato nel 2019

 

Né l’una né l’altra delle sorelle Grimes avrebbe avuto una vita felice, e a ripensarci si aveva sempre l’impressione che i guai fossero cominciati con il divorzio dei loro genitori.easte

Questa storia è uno sguardo accurato al disorientamento e alla vulnerabilità di quelle donne che non possono sfuggire alla menzogna che si cela dietro concetti come la libertà familiare o sessuale o la tradizione o l’ emancipazione; non importa quanto duramente ci provino. Non è un lavoro di rivendicazione poiché non ci sono colpevoli, donne e uomini sono ugualmente vittime di se stessi e del “sistema” (e dell’alcol).

Il punto è che qualcosa di inevitabile, e devi solo contemplare senza speranza il declino e cadere nel fango di Sarah ed Emily, con la sensazione che la storia ti scivoli tra le dita come la vita e la felicità fanno con queste due donne.

Perché mi hanno sedotto le sorelle Grimes la prima volta che ho letto e che (una lettura veloce e appassionato) è riuscita a cadere in amore più tardi?

Questi  alcuni motivi:

Il tema della ricerca infruttuosa del fascino di una classe media che ospita sogni di grandezza ma è sufficiente che si realizzino solo nell’aspetto. Esther Grimes, la madre, desidera ardentemente quel fascino , Sarah proietta il suo futuro in quella direzione ed Emily lo fa nella direzione opposta, o almeno così pensa; infatti, fugge dall’idea tradizionale di fascino e cade nelle grinfie della versione “per la donna moderna”. Tale elemento permea sottilmente le decisioni, le reazioni e il mondo in generale delle tre donne. Dà anche significato al titolo originale dell’opera, come spiego alla fine.

 

La prosa di Yates, semplice, abile e misurata, in cui ciò che viene omesso pesa tanto quanto ciò che viene mostrato, crea personaggi complessi e vulnerabili ma anche coerenti nei loro particolari conflitti. Quando ho letto per la prima volta la descrizione di Esther Grimes, in un paragrafo ho avuto la sensazione di poterla vedere e che il suo soprannome, Pookie (non avevo idea di cosa significasse o da dove venisse) fosse conclusivo. È un paragrafo che va da meno a più, aumentando di intensità grazie all’attenta scelta e posizione di ogni parola che lo compone:

Esther Grimes, o Pookie, era una donna piccolina e vivace la cui vita pareva consacrata a raggiungere e mantenere una caratteristica sfuggente che lei chiamava «finezza». Esaminava  attentamente le riviste di moda, si vestiva con gusto e tentava svariate maniere di acconciarsi i capelli, ma i suoi occhi avevano sempre uno sguardo sconcertato e non imparò mai a mettersi il rossetto senza oltrepassare i contorni delle labbra, il che le dava un’aria incerta, stupefatta e vulnerabile

La triangolazione dei tre personaggi femminili arricchisce e aggiunge profondità al conflitto in base alle loro diverse personalità: la madre, una sognatrice semi-alienata che tutti tollerano con condiscendenza; Sarah, la tradizionale moglie americana (con tutte le sue miserie) ed Emily, l’incarnazione dell’ideale (frustrato) della donna moderna. La quota del protagonista non è nemmeno equa: siamo quasi sempre nel punto di vista di Emily e non è una decisione casuale, è l’unica con capacità critica e sufficiente sensibilità in modo che i fatti la mortifichino molto più di sua madre o sua sorella (Yates punge fino all’osso); Sarah prende lo sfondo come il riflesso necessario con cui Emily si confronta inconsciamente e un po’ malaticcio, e Pookie sullo sfondo.

“Pookie insinuava sempre, in centinaia di modi, che Emily era più fine di Sarah”

La psicologia di Emily. È la più realistica, la più “progressista” e, curiosamente, la più disorientata. È cresciuta adombrata da sua sorella e sbalordita dall’idiosincrasia di sua madre. Vuole una vita alternativa che è solo sua, concentrandosi più su ciò che non vuole essere di quello che vuole davvero e con questo riesce solo a diventare il peggior nemico di se stessa. Non è in grado di gestire la frustrazione che prova e che gli fa avere alcuni momenti brutti! anche se molto fugace. L’ultimo, alla fine del romanzo e, a mio avviso, era di nuovo legato al fascino tanto atteso.Non sto dicendo altro. La riflessione che prevale dopo la lettura. Perché non tutti i romanzi ti lasciano così scioccato, con così tante preoccupazioni. Nel mio caso, dopo l’implacabilità di Yates con quelle due povere donne e la riaffermazione, pagina dopo pagina dell’impossibilità di renderle felici,

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