Diego Galdino ci racconta Una storia straordinaria- Intervista all’autore

Luca e Silvia sono due ragazzi come tanti che vivono vite normali, apparentemente distanti. Eppure ogni giorno si sfiorano, si ascoltano, si vedono. I sensi percepiscono la presenza dell’altro senza riconoscersi. Fino a quando qualcosa interrompe il flusso costante della vita: Luca perde la vista e Silvia viene aggredita in un parcheggio. La loro vita, sconvolta, li porta a chiudersi in un’altra realtà e il destino sembra dimenticarsi di loro. Eppure, due anni dopo la loro grande passione, il cinema, li fa conoscere per la prima volta e Luca e Silvia finiscono seduti uno accanto all’altra alla prima di un film d’amore. I due protagonisti, feriti dalle vicissitudini degli eventi passati, si ritrovano, così, loro malgrado, a vivere una storia fuori dall’ordinario. Ma l’amore può essere tanto potente da superare i confini dei nostri limiti e delle nostre paure? E il destino, quando trova due anime gemelle, riesce a farci rialzare e camminare insieme?

 

Questa che vi raccontiamo è Una storia straordinaria (Leggereditore, 2020) e sarà l’autore, a parlarne oggi in un incontro virtuale con Diego Galdino che ogni giorno apre il suo bar, servendo fantasiosi caffè alla sua clientela: ribattezzato il Cinderella della letteratura, ha esordito con Il primo caffè del mattino di cui sono stati venduti anche i diritti cinematografici in Germania, Mi arrivi come un sogno, Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi, Ti vedo per la prima volta, L’ultimo caffè della sera, tutti pubblicati con Sperling & Kupfer, mentre Bosco bianco, è stato auto pubblicato per una scelta di cuore.

 

Diamo il benvenuto a Diego ospite nel nostro salotto virtuale davanti a una buona tazzina di caffè…

 

 

Com’è nata la tua passione per la scrittura?

 

 

D:Ho iniziato a scrivere molto tardi, ma poi non ho più smesso. Per me la prima storia che ho scritto resta indimenticabile perché è nata in un modo particolare e per merito di una ragazza a cui sono stato molto legato…Un bel giorno mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era Ritorno a casa di Rosamunde Pilcher, e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era I cercatori di conchiglie. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene e poi non ho più smesso fino ad arrivare a Il primo caffè del mattino…

 

 

Sei stato definito Il Nicholas Sparks italiano, cosa ne pensi?

 

D:Essere considerato il Nicholas Sparks italiano è una bella responsabilità, stiamo parlando del più importante scrittore di romanzi d’amore al mondo e al momento i numeri e i film tratti dai suoi libri attestano che lui è di un altro pianeta, un maestro per chi come me si cimenta nel genere romantico. Di sicuro entrambi scriviamo storie che cercano di emozionare i lettori, facendo leva sul sentimento più bello ed importante.

 

 

Parliamo del tuo ultimo successo Una storia straordinaria, malgrado le vicissitudini negative della vita, due giovani s’incontrano per caso e vivranno una storia fuori dagli schemi, è un inno a rialzarsi, alla resilienza?

 

D:Una storia straordinaria è un libro d’amore, nato per far capire che forse diamo troppo per scontati i nostri sensi e a causa di questa scarsa considerazione, non riusciamo a goderci la vita e la persona che amiamo con la giusta lentezza.

 

 

Qual è stato il personaggio più difficile da descrivere?

 

D:Sinceramente non ho mai avuto difficoltà a descrivere i miei personaggi, perché io non faccio altro che scrivere le storie che essi mi raccontano nella mia testa. Ebbene sì…Scrivo sotto dettatura del cuore.

 

 

L’amore è sicuramente il fulcro dei tuoi romanzi: che forma ha l’amore secondo Diego Galdino? Ma soprattutto l’essere umano può farne  a meno?

 

D:Per rispondere a questa domanda ora sono solito usare le parole dei due protagonisti di Una storia straordinaria…

Luca rise piano, scuotendo la testa. «Assolutamente no, il mio discorso è un avvertimento in positivo. Tu in questi giorni mi hai fatto capire che l’amore è come uno di quei bracieri votivi che si trovavano nei templi dell’antica Grecia e l’innamorato, in questo caso io, è un po’ come quelle ancelle che erano destinate a passare tutta la loro vita a cercare di mantenere il fuoco del braciere sempre acceso… Non ti puoi distrarre o addormentare, specialmente la notte. Perché altrimenti il fuoco rischia di spegnersi. E se è vero che credi nell’amore, come le ancelle credevano nel dio del tempio, non puoi permetterlo…»

Silvia si commosse e con il dito si tamponò gli angoli degli occhi per fermare le lacrime che dopo essersi formate stavano per scendere giù. Non sapeva se si fosse commossa per la bellissima metafora di Luca, per come l’aveva detta, o per il fatto che avesse detto che era innamorato. Una cosa però la sapeva.

«Wow! Che metafora splendida. La tua immagine dell’amore è davvero suggestiva. Anch’io però ne ho una, non sarà fascinosa come la tua, ma spero sia abbastanza chiara da renderti bene l’idea. Allora, per farla breve… Io l’amore lo vedo così: se l’uomo che amo vive sull’Isola di Pasqua, io vivrò sull’Isola di Pasqua.

Per chi non lo sapesse l’Isola di Pasqua è il posto abitabile più isolato della Terra. Per raggiungerla dal Cile, il Paese più vicino, ci vogliono cinque ore di aereo durante le quali l’unica cosa che si vede dal finestrino è una distesa senza fine di acqua, acqua e sempre e solo acqua, per arrivare su questa minuscola isola che dal cielo vi sembrerà uno scoglio che affiora dall’immensità del mare. E per raggiungere il Cile da Roma ci vogliono circa quindici ore di volo.Nessuno può fare a meno dell’amore, come nessuno può fare a meno di essere felice. La persona che ami ti deve far sorridere sempre.

 

 

 

 

È notevole la cura con cui descrivi i tuoi personaggi, sono carismatici, esercitano una grande capacità di compenetrazione e sicuramente di empatia: ti ispiri a persone reali per dare un volto ai tuoi protagonisti?

 

D:Nei miei personaggi c’è molto di me, o delle persone che amo. Il resto lo fa la fantasia.

 

 

 

Un buon scrittore è soprattutto un buon lettore: ti ritrovi in questa affermazione?

 

D:Ancora oggi se mi chiedessero di scegliere tra leggere e scrivere io sceglierei senz’altro leggere, perché dopo fare l’amore, credo che leggere sia la cosa più bella che possa fare un essere umano.

 

 

per stuzzicarti un po’

 

Il libro che avresti voluto scrivere, ma soprattutto quello che sicuramente non avresti scritto.

 

D:C’è solo una cosa che avrei voluto scrivere io ed è la scena del film La casa sul lago del tempo in cui lui pianta un albero davanti al palazzo in costruzione dove lei nel suo tempo andrà ad abitare e che una sera la proteggerà dalla pioggia con le sue fronde ormai grandi e rigogliose. Il libro che non avrei mai voluto scrivere è Il primo caffè del mattino, perché a causa sua continuo a fare i caffè in ogni presentazione che faccio all’estero… Ah ah ah…

 

 

Bosco bianco è stato auto pubblicato…per una scelta d’amore, giusto?

 

D:Bosco Bianco è stato pubblicato perché ho voluto fare un regalo ai miei lettori e a me stesso nel frattempo che decidevo cosa ne sarebbe stato della mia vita letteraria dopo aver concluso il mio rapporto editoriale con la Sperling & Kupfer con cui avevo pubblicato cinque libri.

 

 

Cosa ne pensi quindi del self-publishing ?

 

D:Nessuno dovrebbe mai pagare per realizzare i propri sogni, quindi il self publishing è un’ottima soluzione per chi si affaccia per la prima volta al mondo della letteratura e non vuole affidare il proprio sogno a case editrici che fanno del mercimonio sulla loro voglia di pubblicare.

 

 

Se Una storia straordinaria fosse una canzone quale sarebbe?

 

D:Sarebbe Kiss the rain di Yiruma, Silvia lo sai di Luca Carboni e la colonna sonora di Ennio Morricone per il film C’era una volta in America.

 

 

Com’è cambiata la tua vita dopo la scrittura?

 

D:Si è fatta di sicuro più stimolante e gratificante, ma anche molto più complicata. È come se mi avesse morso sul collo Edward Cullen. Non ho più bisogno del letto per dormire.

 

 

 

Ringrazio di cuore Diego per quella bella chiacchierata e soprattutto grazie per le tue storie straordinarie…

 

 

 

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